Il Comitato Centrale del Partito Comunista ha approvato in settimana il varo di 176 riforme nel tentativo di rianimare l’economia di Cuba al collasso. La decisione era stata anticipata dalla benedizione dell’ex presidente Raul Castro, che all’inizio del mese ha festeggiato i suoi 95 anni. Le misure puntano a dare maggiore spazio al settore privato, consentendo alle imprese di svolgere un numero più ampio di attività, di collaborare con le imprese statali secondo regole più flessibili e rendendo possibile la partecipazione del capitale privato nell’economia. Apertura anche agli investimenti stranieri, in particolare dai cubani residenti all’estero. Il commercio con l’estero sarà reso più libero con l’eliminazione dell’intermediazione statale.
Riforme a Cuba su pressione USA
Queste proposte, tuttavia, arrivano solo su pressione degli Stati Uniti. Il regime di Miguel Diaz-Canel teme l’invasione delle truppe americane, specie ora che la guerra con l’Iran è finita. Tra L’Avana e Washington sono in corso da mesi trattative per un cambio di modello economico perseguito dall’amministrazione Trump. L’isola è a corto di petrolio dalla fine del 2025, a causa dello stop alle importazioni dal Venezuela e al blocco imposto dal governo americano.
Isola tra blackout e inflazione
I blackout si susseguono di giorno in giorno e stanno spazientendo la popolazione, che è arrivata a più riprese a manifestare davanti alla sede del Partito Comunista. Il numero dei turisti nei primi 5 mesi dell’anno è crollato, anche perché le stesse catene alberghiere hanno sospeso le attività per l’impossibilità di offrire servizi. A corto di dollari, il tasso di cambio a Cuba è collassato al mercato nero a 685 pesos contro il biglietto verde.
Perde il 25% solamente in tre mesi. Il trend rinfocola l’inflazione, che secondo le statistiche ufficiali è salita a maggio al 15,9%, ma analisi indipendenti come quelle dell’economista Pedro Monreal la indicano almeno al 25-30%. Altri, addirittura, al 70%.

Economia controllata da GAESA
Le riforme a Cuba per il momento non sembrano intaccare lo strapotere di GAESA, il conglomerato in mano ai militari e che controllerebbe il 40% dell’economia domestica. L’embargo sul petrolio riguarda essenzialmente questo gruppo, dato che l’amministrazione Trump già da mesi ha aperto alle esportazioni verso clienti del settore privato sull’isola. Ieri, anche l’Unione Europea ha annunciato una stretta sulle sanzioni contro questo apparato per il suo ruolo nella repressione del dissenso. Dal canto suo, il Partito Comunista ha tenuto a precisare di non volere abbandonare la via del socialismo. Si tratterebbe di una svolta di pura sopravvivenza politica per il regime e non è neanche detto che sarà messa in pratica.
Riforme a Cuba già fallite nel 2021
Già all’inizio del 2021 c’era stato ottimismo a Cuba per il varo di riforme all’apparenza liberalizzatrici. Alle imprese private era stato consentito l’esercizio di numerose attività sulla carta, pur nel limite dei 100 dipendenti.
Il cambio era stato unificato con la speranza di accrescere la competitività economica. Il tutto sfociò in un disastro, a causa delle persistenti limitazioni per il settore privato, che hanno tenuto la produzione interna molto bassa e accresciuto i costi delle importazioni. A fine anno, l’inflazione ufficiale superava il 77% dal 4% di 12 mesi prima.
giuseppe.timpone@investireoggi.it