Mancano due sedute alla conclusione del collocamento per l’emissione del BTp Italia Sì (ISIN: IT0005713539) – la giornata di oggi e di domani – ma già possiamo parlare di successo. Traiamo un primo dato fermo, ossia il superamento dell’ammontare emesso in occasione del precedente collocamento del bond retail indicizzato: il BTp Italia giugno 2032. Gli ordini delle famiglie furono di 6,52 miliardi di euro un anno fa, mentre al termine della seduta di ieri erano già saliti a 6,9 miliardi. Gli ordini istituzionali dello scorso anno furono di 2,26 miliardi e portarono la raccolta complessiva a 8,79 miliardi. Sembra molto difficile che anche questo dato venga raggiunto e persino superato, ma il confronto era e resta tra ordini retail.
Successo del collocamento BTp Italia Sì
Il successo del collocamento renderà con ogni probabilità il BTp Italia Sì la nuova formula con cui effettuare anche le future emissioni indicizzate. Il calcolo della cedola variabile è diventato più semplice e immediato: somma tra tasso fisso e inflazione semestrale. Il premio fedeltà è rimasto, così come l’esenzione dalle commissioni bancarie in fase di emissione. Tutti elementi che hanno reso possibile il buon esito anche di questa operazione.
Più in generale, se la domanda per un bond indicizzato all’inflazione si rivela alta, significa che il mercato fiuta il rischio di instabilità dei prezzi. La cronaca geopolitica di questi anni ci ha abituati alla volatilità macroeconomica. Non ci sono più le certezze di un tempo e bisogna tutelarsi dalle insidie. Nel 2022, il boom dell’inflazione sembrava inverosimile e, invece, fu concreto e fatale per milioni di piccoli risparmiatori.
Il ritorno di quest’anno è stato (finora) meno traumatico, ma anche inatteso. Le guerre ormai esplodono come partite di calcio, volendo usare una metafora attribuita a Winston Churchill riguardo all’Italia.
Tasso fisso generoso
Il collocamento del BTp Italia Sì deve il successo all’apparente generosità del tasso fisso: 1,60%. Il bond con cedola fissa e pari durata quinquennale rendeva il 3,20% al termine della settimana scorsa e sotto il 3,10% ieri. A conti fatti, basterebbe che l’inflazione italiana media nel periodo fosse pari all’1,50% per potersi dire soddisfatti dell’investimento. Superata tale soglia, il bond si rivelerebbe un affare. Ad esempio, con un’inflazione italiana media attorno al 2% da qui alla metà del 2031, il rendimento annuale sarebbe del 3,60%. Mezzo punto più alto di quanto riceveremmo comprando il bond ordinario.
Capitale garantito e alternative meno appetibili
C’è il rischio opposto di un’inflazione bassa dopo la risalita degli ultimi mesi. Tuttavia, se anche si riportasse ai livelli attesi prima della guerra tra Stati Uniti e Iran, quando il mercato scontava circa l’1,40% nei prossimi anni, il rendimento si attesterebbe nei dintorni di quanto offerto oggi dal BTp 2031 con cedola fissa. Con la nota positiva non solo del premio fedeltà alla scadenza, ma anche del capitale garantito da un rischio sempre incombente. Gli italiani hanno imparato (non da oggi) a gestire i loro risparmi per contrastare la perdita del potere di acquisto. Un tempo acquistavano immobili, oggi si buttano più sui bond per assenza di alternative migliori. C’è chi li critica, magari dall’ufficio di consulenza finanziaria da cui operano, frustrati dallo scarso appeal dei loro prodotti strutturati, spesso pieni zeppi di commissioni che ne divorano i rendimenti e dal funzionamento contorto. E’ il mercato, bellezza!
giuseppe.timpone@investireoggi.it