Il presidente del Kenya, William Ruto, ha annunciato nella giornata di martedì l’emissione di un nuovo Eurobond per 1,3 miliardi di dollari con l’obiettivo di consolidare il debito pubblico. Lo ha fatto durante la sua visita in Francia, occasione per invitare la comunità finanziaria internazionale a guardare all’Africa come un “asset” e non un rischio. Una decisione che si rende necessaria per evitare una crisi di liquidità entro i prossimi anni e tendenzialmente lo stesso default a cui Nairobi è sfuggita non più tardi di un paio di anni fa.
Kenya alle prese col debito estero
Grazie anche all’ausilio di Banca Mondiale e Banca Africana per lo Sviluppo, il Kenya intende coprire così il suo fabbisogno per rifinanziare il debito estero in scadenza. Vuole approfittare anche del recente miglioramento del rating da parte di Moody’s a B3 da Caa1, sebbene i giudizi delle agenzie internazionali rimangano estremamente bassi e “non investment grade”: B per S&P e B- per Moody’s.
Il rischio speculativo nel comprare titoli kenyoti si rivela altissimo.
L’aspetto più curioso di questo annuncio riguarda la necessità di rifinanziare l’Eurobond in dollari emesso nel 2024 con cedola 9,75% e in scadenza nel 2031. Non essendo un “bullet”, ma prevedendo il rimborso del capitale già dal 2029, il Kenya ha meno di tre anni di tempo per farvi fronte. Un periodo lunghissimo per qualsiasi emittente in buone condizioni finanziarie, non per uno stato africano alle prese con grossi problemi di natura fiscale. Debito al 71,6% del Pil, deficit al 5,5% e riserve valutarie per 13,24 miliardi di dollari, sotto pressione da una bilancia commerciale in cronico passivo e un deficit corrente al 3% del Pil.

Alti rendimenti, rischio cedola in doppia cifra
Il debito estero ammonta a 43,8 miliardi di dollari, quasi la metà dell’intero debito pubblico del Kenya. Quello a breve termine, però, vale appena 2 miliardi, cioè l’1,7% del Pil. Resta il fatto che il Kenya dovrebbe emettere il prossimo Eurobond con scadenza tra 7 e 10 anni. E agli attuali rendimenti di mercato, rischia di doverlo fare fissando cedole altissime, possibilmente in doppia cifra. Un segnale di stress finanziario, che rischia di trasformarsi in boomerang. Ma negli ultimi mesi altri stati africani hanno dovuto arrendersi alle condizioni generali. Tra questi la Nigeria, che ha emesso un bond in dollari con scadenza nel dicembre 2034 e cedola 10,375%. D’altra parte, sul mercato domestico per la medesima scadenza aveva dovuto offrire il 19%.
Il Kenya ha uno dei tassi di cambio più stabili al mondo negli ultimi anni, sebbene gli analisti ritengano che la banca centrale lo stia manovrando più di quanto non ammetta. Grazie ad una vigorosa stretta monetaria per combattere l’inflazione e arrestare la fuga dei capitali, lo scellino si è ripreso di circa il 20% dai minimi contro il dollaro toccati nel 2024. Resta il rischio che torni a deprezzarsi, gonfiando la spesa per interessi sulle emissioni in valute straniere e lo stesso peso del debito estero.

Asset speculativo non per retail
Un debito rinnovato a tassi vicini o intorno al 10% è l’anticamera di un default annunciato. Si tratta di guadagnare tempo prima dell’inevitabile. E questa per l’Africa è una fase delicata, a causa del tendenziale rialzo globale dei tassi di interesse per il caro energia. Già in pandemia caddero tre Paesi (Zambia, Ghana ed Etiopia) e lo stesso Kenya ci andò vicino anche per vicissitudini politiche interne. Dato anche il taglio minimo di ben 200.000 dollari e successivi incrementi di 1.000 dollari, l’Eurobond non è adatto agli investitori retail, configurandosi come un asset speculativo per gli istituzionali specializzati nel gestirne il rischio.
giuseppe.timpone@investireoggi.it