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Truffa Agenzia Entrate via PEC, l’allarme sulle fatture elettroniche che minacciano contribuenti e imprese

Una finta fattura via PEC sembra ufficiale, ma può nascondere una trappola capace di mettere a rischio computer e dati.
18 Giugno 2026
truffa agenzia entrate
Foto © Investireoggi

L’Agenzia Entrate avvisa i contribuenti con un messaggio pubblicato sul proprio sito istituzionale: è in corso una nuova truffa via PEC costruita intorno a presunte fatture elettroniche. Il rischio non riguarda solo imprese e professionisti, ma anche cittadini che ricevono comunicazioni apparentemente formali.

Il tono del messaggio, l’uso della posta certificata e il richiamo a documenti fiscali possono far pensare a un avviso reale. In realtà, dietro l’apparenza ufficiale si nasconde un tentativo di sottrarre dati, installare programmi dannosi o compromettere il dispositivo usato per aprire l’allegato.

Truffa Agenzia Entrate via PEC: come si presenta il messaggio

La nuova campagna fraudolenta sfrutta la PEC, cioè la posta elettronica certificata, per dare maggiore credibilità alla comunicazione.

La PEC è disciplinata, tra gli altri riferimenti, dal D.P.R. 11 febbraio 2005, n. 68, e dall’articolo 48 del Codice dell’amministrazione digitale, D. Lgs. 7 marzo 2005, n. 82. Proprio perché questo strumento ha valore giuridico nelle comunicazioni digitali, i criminali informatici cercano di usarlo come leva psicologica.

Il messaggio fa riferimento a una fattura elettronica e contiene un archivio compresso. All’interno si trova un file che simula una pagina di download. La grafica è studiata per sembrare normale: viene mostrato un pulsante per scaricare il documento fiscale. L’utente può credere di trovarsi davanti a una procedura ordinaria, ma il clic apre la strada al pericolo.

La truffa Agenzia Entrate via PEC è insidiosa perché non sempre mostra subito segnali evidenti. Il collegamento dannoso può comparire solo quando si passa con il mouse sul pulsante, rendendo più difficile accorgersi dell’anomalia.

Perché le false fatture elettroniche possono trarre in inganno

La fattura elettronica è ormai un documento comune nella vita fiscale di aziende, partite IVA e, in molti casi, anche dei consumatori.

L’obbligo generalizzato tra privati è stato introdotto dalla Legge 27 dicembre 2017, n. 205, articolo 1, commi 909 e seguenti, con le successive regole tecniche legate al Sistema di Interscambio.

Proprio questa familiarità rende efficace l’inganno. Chi riceve una comunicazione su una fattura può pensare a un documento da controllare con urgenza, soprattutto se il messaggio arriva da una casella PEC che sembra attendibile. La presenza di un file compresso aumenta il rischio: molti antivirus e molti utenti possono non cogliere subito il contenuto nascosto.

Secondo quanto segnalato, il meccanismo cambia anche in base al sistema operativo. Su Windows può apparire una schermata che invita a scaricare la fattura; su altri dispositivi può essere mostrato un avviso di errore. Questa tecnica serve a colpire in modo più mirato e a ridurre i sospetti.

I rischi per computer, dati e attività professionali

Quando il pulsante viene selezionato, il destinatario può essere portato verso un sito pericoloso. Da lì possono partire procedure automatiche, come script o comandi capaci di compromettere il computer. In casi simili possono essere coinvolti reati informatici previsti dal codice penale, tra cui l’accesso abusivo a sistema informatico dell’articolo 615-ter c.p. e la frode informatica dell’articolo 640-ter c.

p., se ricorrono i presupposti.

I danni possono essere diversi: furto di credenziali, blocco dei file, accesso non autorizzato a caselle email, sottrazione di documenti fiscali o uso illecito dei dati aziendali. Per uno studio professionale o una piccola impresa, una sola apertura imprudente può creare problemi operativi e di riservatezza.

La truffa Agenzia Entrate via PEC dimostra che non basta fidarsi del canale usato. Anche una comunicazione certificata può provenire da un account compromesso o sfruttato per finalità illecite.

Truffa Agenzia Entrate via PEC: cosa fare per difendersi

La prima regola è non aprire allegati inattesi e non selezionare pulsanti presenti in messaggi poco chiari. Le comunicazioni fiscali vanno verificate attraverso i canali ufficiali dell’Agenzia Entrate, accedendo direttamente al portale istituzionale e non tramite link ricevuti nella mail. In caso di incertezza, è prudente contattare l’assistenza o gli uffici competenti prima di compiere qualsiasi operazione.

È utile controllare con attenzione mittente, oggetto, allegati e indirizzi collegati ai pulsanti. La presenza di archivi compressi, errori grafici, richieste urgenti o istruzioni insolite deve far aumentare la cautela. Anche l’aggiornamento del sistema operativo, del browser e degli strumenti di sicurezza riduce il rischio.

La truffa non deve essere sottovalutata perché sfrutta un tema sensibile: gli adempimenti fiscali. L’Agenzia Entrate è estranea a questi messaggi e invita a cancellare le comunicazioni sospette. La prevenzione resta la difesa più efficace: verifiche autonome, attenzione agli allegati e uso esclusivo dei canali ufficiali possono evitare conseguenze gravi.

Riassumendo

  • La truffa Agenzia Entrate via PEC usa false fatture elettroniche come esca.
  • I messaggi sembrano credibili perché arrivano tramite posta certificata.
  • L’allegato compresso contiene una finta pagina per scaricare la fattura.
  • Il clic può portare a siti dannosi e compromettere il computer.
  • L’Agenzia Entrate è estranea a queste comunicazioni fraudolente.
  • Allegati sospetti e link nelle email fiscali vanno sempre verificati.

Pasquale Pirone

Dottore Commercialista abilitato approda nel 2020 nella redazione di InvestireOggi.it, per la sezione Fisco. E’ giornalista iscritto all’ODG della Campania.
In qualità di redattore coltiva, grazie allo studio e al continuo aggiornamento, la sua passione per la materia fiscale e la scrittura facendone la sua principale attività lavorativa.
Dottore Commercialista abilitato e Consulente per privati e aziende in campo fiscale, ha curato per anni approfondimenti e articoli sulle tematiche fiscali per riviste specializzate del settore.

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