Piazza Affari non si ferma e dopo avere infranto il record storico risalente ormai al 6 marzo del 2000, il suo FTSE MIB ha superato in settimana i 52.000 punti e ieri è arrivato fin sopra i 52.500 punti. Da inizio anno, un guadagno di quasi il 17%. In termini di capitalizzazione, le 375 società quotate alla Borsa Italiana valgono circa 1.100 miliardi di euro. Rispetto al Pil, meno della metà e sotto i massimi toccati a fine 2000 a circa il 66%. L’economia italiana è e resta relativamente poco finanziarizzata, cosa che per alcuni assume una connotazione positiva e per altri meno. A titolo di confronto, la Borsa di Parigi ha superato i 7.000 miliardi di capitalizzazione e vale circa 2,3 volte il Pil francese.
Record di Piazza Affari con pochi titoli trainanti
Piazza Affari recupera lentamente terreno, ma i record recenti non devono ingannare: resta un mercato azionario marginale nel panorama internazionale. Nella classifica mondiale figura tra il 18-esimo e il 20-esimo posto, mentre il Pil italiano è in ottava posizione. Cosa non meno importante, esiste una forte concentrazione: i primi 7 titoli capitalizzano la metà dell’intera Borsa Italiana. Trattasi di Unicredit, Intesa Sanpaolo, Enel, Ferrari, Generali, Generali e STM. Insieme, sfioravano ieri i 580 miliardi.
Invece, i 60 titoli negoziati nell’indice FTSE Mid Cap, che raggruppa le società a media capitalizzazione, capitalizzano sui 130-135 miliardi, circa il 12% del totale. Ciò significa che ciascuno di esso vale in media poco più di 2 miliardi. Tra loro spiccano Banca Generali, Anima Holding, Amplifon, OVS e Tamburi Investment Partners.
Titoli finanziari risorti
Come possiamo notare, i titoli finanziari rientrano nell’uno e dell’altro indice tra quelli con maggiore capitalizzazione.
Anzi, sono stati trainanti rispetto al boom di Piazza Affari di questi anni verso i nuovi record. Pensate che in un lustro Unicredit è passata da 12 a 112 miliardi di euro. La stessa Intesa è salita da 40 a 105 miliardi. Banca Monte Paschi di Siena, considerata morta fino a poco tempo fa, è risorta e oggi capitalizza diverse decine di miliardi dopo avere conquistato Mediobanca/Generali. La compagnia assicurativa ha guadagnato a sua volta 40 miliardi in borsa in 5 anni.
Peso di Milano marginale negli indici internazionali
Malgrado il boom recente, il peso di Piazza Affari negli indici internazionali è scarsissimo: 0,60-0,70%. Significa che se un investitore punta 1.000 euro sull’MSCI World Index, appena 6-7 euro arrivano alle società quotate nell’indice FTSE MIB. E questo genera un circolo vizioso: scarsa liquidità disincentiva gli investimenti e le IPO alla Borsa di Milano e acuisce le distanze tra le nostre imprese e quelle straniere in termini di costo del capitale, capacità di innovazione e dimensionale.
La speranza è che il peso di Piazza Affari dopo i record venga rivisto in rialzo, pur se gradualmente. In questo modo, s’innescherebbe questa volta un circolo virtuoso: maggiore liquidità, riduzione delle distanze con le concorrenti straniere, ecc. Il rischio è che la concentrazione di cui sopra limiti gli ulteriori margini di crescita, dato che il settore bancario-finanziario sembra avere brillato già abbastanza.
Il rally può proseguire, a patto che si generi una trasformazione nella gestione del risparmio italiano. I fondi pensione non decollano e sarebbero il vero “game changer” capace di far brillare ancora di più i titoli del comparto assicurativo e le sgr. Sarà anche per questo che tutti vogliono Generali?
giuseppe.timpone@investireoggi.it