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Oggi: 08 Giu, 2026

Il trucco del “Danish Compromise”: ecco come Intesa usa Generali per blindare l’Opas su MPS

Intesa Sanpaolo ha usato un espediente su Generali per sfruttare il "Danish Compromise" e su MPS ha stretto un accordo con Unipol.
8 Giugno 2026
Intesa e Unipol stringono accordo su MPS
Intesa e Unipol stringono accordo su MPS © Investireoggi.it

L’OPAS, ossia l’Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio, comunicata nella mattinata di oggi da Intesa Sanpaolo su MPS (Monte Paschi di Siena), può essere considerata un capolavoro di ingegneria finanziaria di Carlo Messina. Essa è stata preparata insieme a Unipol, che rileverà 635 filiali della banca toscana per integrarle con quelle della controllata BPER. Non perché l’istituto piemontese non possegga le risorse per compiere una simile operazione, stimata in 30,6 miliardi di euro ai termini fissati. Al 31 marzo scorso, chiudeva il bilancio con un attivo patrimoniale sopra i 968 miliardi.

Intesa e Unipol insieme su MPS

L’alleanza con Unipol su MPS giova a Intesa per superare sin dalla nascita le possibili obiezioni dell’Antitrust.

In questo lungo anno e mezzo di risiko bancario, Messina aveva più volte ribadito l’impossibilità di aggiungersi alla partita – anche volendo – per problemi dimensionali. La sua Intesa è già troppo grande sul mercato domestico per potersi permettere di espandersi ulteriormente. Unipol le pagherà il costo dell’acquisizione della sola banca toscana, mentre essa potrà concentrarsi su Generali. Ed è qui l’altro capolavoro finanziario.

La compagnia è controllata da Mediobanca con una partecipazione del 13,3%, che a sua volta è da pochi mesi controllata da MPS. Nel momento in cui Intesa rileva quest’ultima, si ritrova indirettamente a controllare il Leone di Trieste. Sorge un problema. La Vigilanza europea impone a una banca che acquisisce un’assicurazione di dedurre l’intera quota dal proprio capitale di riserva (CET1). Il rischio per Messina sarebbe di “bruciare” capitale e vedersi limitare la distribuzione dei futuri dividendi agli azionisti.

Obiettivo in Generali: sconto danese

C’è un’eccezione a tale regola: il “Danish Compromise”.

Si tratta di una legge contabile introdotta nel 2012, che consente ad un soggetto che compra un asset assicurativo di non dedurre l’intera quota dal proprio capitale, bensì di pesarla per il rischio. In questo modo, gli si concede uno sconto rispetto alla regola generale. Non a caso, si definisce anche “sconto danese“. Tuttavia, il requisito essenziale per accedervi consiste nell’essere definito “conglomerato finanziario”.

Ed ecco che si spiega così l’acquisto delle scorse ore di un 3,01% di Generali tramite controparti e con contratti derivati. Intesa può mostrarsi agli occhi dei regolatori europei non come una semplice banca, ma un soggetto finanziario a 360 gradi. E può, quindi, fruire del “Danish Compromise”, sebbene sul punto serva prudenza. Ce lo insegna il caso Banco BPM/Anima dello scorso anno, quando Francoforte non concesse all’istituto di Giuseppe Castagna tale opportunità. Si tratta, dunque, di una mossa difensiva del patrimonio di vigilanza. Intesa ha bisogno anche che la sua quota tramite MPS in Generali venga contabilizzata secondo il metodo del patrimonio netto senza subire le oscillazioni quotidiane in borsa del titolo.

Capolavoro finanziario: cosa farà Unicredit?

Questioni tecniche e perlopiù complesse, ma che ci dicono una cosa: Intesa sta cercando di massimizzare l’operazione dal punto di vista finanziario, preservando capitale e utili distribuiti. L’accordo con Unipol serve a tenere in piedi l’intera OPAS senza incorrere in censure dell’Antitrust.

E allo stesso tempo, l’acquisto di una quota in Generali abbassa il costo della sua scalata in termini patrimoniali. Arriva nel momento più azzeccato, ossia in risposta all’offerta “paritetica” di Banco BPM su Siena e mentre Unicredit sta scalando Commerzbank con successo dopo numerosi mesi di impasse per l’opposizione dell’establishment tedesco.

Ora Andrea Orcel si ritrova con una quota significativa di Generali (oltre il 9%), ma potenzialmente azionista di minoranza nel capitale. Rilancerà o lascerà andare? E nel primo caso, si renderebbe artefice di una “guerra” contro il primo gruppo bancario italiano? Nel secondo, rimarrebbe nel capitale o cederebbe a terzi, magari a qualche soggetto non gradito da Intesa o a quest’ultima stessa? Siamo ben lontani dalla parola fine di un gioco di reazioni e controreazioni, che sembrava essere cessato con il completamento della scalata di Mediobanca da parte di MPS. Era solo la fine del primo tempo e adesso siamo agli inizi del secondo.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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