Nel sistema pensionistico italiano esistono talmente tante regole che conoscerle tutte o comprenderle fino in fondo non è affatto semplice. Proprio per questo motivo alcune misure meriterebbero di essere spiegate meglio, così da consentire ai lavoratori di scegliere il percorso più vantaggioso e ottenere il miglior trattamento pensionistico possibile in base alle norme vigenti.
Vediamo quindi alcune delle domande più frequenti che i contribuenti si pongono e le relative risposte.
Le lavoratrici madri possono andare in pensione prima?
Quando una donna può andare in pensione di vecchiaia prima dei 67 anni?
Una lavoratrice madre che ha avuto figli durante la propria vita lavorativa può beneficiare di un’agevolazione che consente di anticipare il pensionamento rispetto all’età ordinaria.
Si tratta di una possibilità riservata alle lavoratrici che rientrano integralmente nel sistema contributivo, ossia a coloro che hanno il primo accredito contributivo successivo al 31 dicembre 1995.
Per queste lavoratrici, ogni figlio dà diritto a uno sconto di quattro mesi sull’età pensionabile.
Di conseguenza, una lavoratrice con un figlio può anticipare la pensione di quattro mesi, con due figli di otto mesi, con tre figli di dodici mesi e con quattro o più figli può ottenere l’anticipo massimo previsto, pari a 16 mesi.
Quando un contribuente ha facoltà di scegliere tra una pensione più alta o in anticipo?
È vero che in alcuni casi si può scegliere tra una pensione più elevata e un pensionamento anticipato?
La risposta è sì. Le stesse lavoratrici madri che rientrano nel sistema contributivo possono decidere se sfruttare l’anticipo dell’età pensionabile oppure optare per un assegno più favorevole.
Chi sceglie di attendere il raggiungimento dell’età ordinaria di pensionamento può infatti beneficiare di un coefficiente di trasformazione più vantaggioso.
Con uno o due figli è possibile ottenere il calcolo della pensione come se l’uscita avvenisse a 68 anni di età, pur pensionandosi a 67 anni.
Con tre o più figli, invece, il beneficio può arrivare fino al coefficiente previsto per i 69 anni di età.
La lavoratrice si trova quindi di fronte a una scelta: andare in pensione prima oppure ottenere una pensione più elevata grazie a un sistema di calcolo più favorevole.
Cosa si può fare per recuperare gli anni del corso di laurea?
Il riscatto della laurea è una delle misure più conosciute e utilizzate da chi desidera incrementare la propria posizione contributiva.
Molti lavoratori, dopo aver dedicato diversi anni agli studi universitari, si ritrovano infatti con un numero inferiore di contributi utili per il pensionamento.
Attraverso il pagamento di un importo determinato dall’INPS è possibile trasformare gli anni del percorso universitario in anni validi ai fini pensionistici.
In alcuni casi, soprattutto per chi rientra nel sistema contributivo, è possibile beneficiare anche del cosiddetto riscatto agevolato della laurea, che prevede costi generalmente inferiori rispetto al riscatto ordinario.
I contributi figurativi sono validi sempre?
I contributi figurativi sono generalmente validi sia ai fini del diritto alla pensione sia per il calcolo dell’importo dell’assegno.
Nel sistema previdenziale italiano, infatti, tutti i contributi accreditati a qualsiasi titolo concorrono normalmente alla maturazione dei requisiti pensionistici.
Negli ultimi anni questo principio è stato ulteriormente rafforzato da alcune pronunce giurisprudenziali che hanno chiarito come, in molte situazioni, anche i contributi figurativi derivanti da malattia o disoccupazione possano essere considerati utili ai fini pensionistici.
Pertanto, salvo alcune limitate eccezioni previste da specifiche normative, i contributi figurativi possono essere utilizzati sia per raggiungere il diritto alla pensione sia per determinarne l’importo.
Andare in pensione obbliga a non lavorare più?
La pensione rappresenta il traguardo naturale della vita lavorativa. Tuttavia, non tutti coloro che raggiungono questo obiettivo desiderano interrompere definitivamente ogni attività professionale.
La normativa, nella maggior parte dei casi, consente di continuare a lavorare anche dopo il pensionamento.
Chi accede alla pensione di vecchiaia o alla pensione anticipata ordinaria, ad esempio, può continuare a svolgere attività lavorativa senza particolari limitazioni.
Esistono però alcune forme di pensionamento anticipato che prevedono specifici vincoli di cumulabilità tra pensione e redditi da lavoro.
È il caso dell’Ape Sociale, che consente l’uscita dal lavoro a partire da 63 anni e 5 mesi di età. Chi percepisce questa prestazione non può svolgere attività di lavoro dipendente né attività autonoma ordinaria fino al raggiungimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia.
L’unica eccezione riguarda le attività di lavoro autonomo occasionale, purché non producano redditi superiori a 5.000 euro lordi annui.
Regole analoghe si applicano anche alle pensioni ottenute attraverso le formule di pensionamento anticipato basate sulle quote, come le precedenti Quota 100, Quota 102 e Quota 103, per le quali il cumulo con i redditi da lavoro resta limitato fino al raggiungimento dell’età prevista per la pensione ordinaria.
Conoscere queste regole è fondamentale per evitare errori. E per pianificare al meglio il proprio percorso verso la pensione, sfruttando tutte le opportunità offerte dalla normativa vigente.