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BTP Italia Sì, emissione a giugno scommessa del Tesoro sul calo dell’inflazione

L'emissione a giugno del BTp Italia Sì rappresenta anche la scommessa del Tesoro sul calo dell'inflazione dopo il boom.
4 Giugno 2026
BTp Italia Sì, emissione a giugno scommessa sull'inflazione
BTp Italia Sì, emissione a giugno scommessa sull'inflazione © Investireoggi.it

Mancano poche settimane all’emissione del primo BTp Italia Sì, la versione rivisitata e più semplice della serie dei bond del Tesoro indicizzati all’inflazione italiana. Il collocamento si terrà dal 15 al 19 giugno, salvo chiusura anticipata. Durata di 5 anni con scadenza fissata per il 23 giugno 2031. Premio fedeltà dello 0,6% per i sottoscrittori che terranno il titolo in portafoglio fino all’ultimo giorno. Quanto alla cedola, sarà corrisposta ogni sei mesi come somma tra un tasso fisso e l’incremento dei prezzi al consumo rilevato dall’indice FOI ex tabacchi. Il tasso minimo garantito sarà comunicato venerdì 12 e potrà essere rivisto solo al rialzo al termine del collocamento.

Emissione BTp Italia Sì: sintesi dati

In sintesi, ecco i dati sull’emissione del BTp Italia Sì:

  • scadenza: 23 giugno 2031 (durata 5 anni)
  • cedola semestrale: tasso fisso + inflazione del periodo
  • premio fedeltà: 0,6%
  • lotto minimo: 1.000 euro
  • collocamento: dalle 9.00 di lunedì 15 alle 13.00 di venerdì 19, salvo chiusura anticipata
  • prezzo di emissione: alla pari (100% del valore nominale)
  • esenzione dall’imposta di successione, esclusione dal calcolo ISEE fino a 50.000 euro e imposta agevolata del 12,50% sul rendimento

Nuovo strumento contro l’inflazione

Questo nuovo titolo è stato pensato per offrire al mercato retail uno strumento nuovo contro l’inflazione. E sembra il momento più adatto, essendo salita in Italia al 3,3% a maggio, ai massimi dal settembre 2023. E’ il caro energia ad avere invertito la tendenza: prima petrolio e gas stavano scendendo, mentre con la guerra tra USA e Iran sono tornati a lievitare e rischiando di generare rincari a catena. Lo Stretto di Hormuz è chiuso ormai da tre mesi. Il danno sembra fatto, indipendentemente dalla sua riapertura quanto prima o meno.

L’emissione del BTp Italia Sì deve anche essere vista con gli occhi del Tesoro, cioè il debitore. Il mercato è sempre l’incontro tra due opposte esigenze: di chi compra e chi vende. I primi (investitori retail o famiglie) cercano protezione contro l’inflazione, il secondo (il governo) scommette sul suo calo dopo il boom dei mesi passati. La stragrande maggioranza dei titoli di stato stacca cedole fisse. Per il Tesoro è positivo quando l’inflazione sale, perché ciò implica che i tassi pagati ai creditori si abbassano in termini reali. Viceversa, è un problema quando scende, in quanto il costo reale del debito sale.

Scommessa del Tesoro sul calo inflazione

Cosa succede se l’inflazione italiana scende dopo l’emissione del BTp Italia Sì? Prendete il bond con cedola fissa a 5 anni con scadenza luglio 2031 (ISIN: IT0005595803); continuerà a riconoscere un tasso annuale del 3,45%. Ma il bond indicizzato vedrebbe scendere il pagamento semestrale, riducendo il costo del debito. Ad esempio, se in un dato semestre i prezzi restassero invariati, l’obbligazionista riceverebbe solo il tasso fisso, inferiore alla cedola del 3,45% con il suddetto BTp. E il Tesoro risparmierebbe.

Questa è la scommessa del governo italiano, ossia di ritrovarsi a pagare di meno di quanto farebbe emettendo nuovo debito con cedole fisse. Male che vada, avrà attirato domanda dalle famiglie, consolidando quel processo di “nazionalizzazione” del debito avviato con successo sin dal 2023 con i BTp Valore.

Questo resta l’obiettivo principale, vale a dire convertire una quota crescente dei risparmi liquidi in investimenti nei bond sovrani. Le famiglie ci guadagnano il rendimento e lo stato diversifica le fonti di approvvigionamento al mercato dei capitali, lanciando un segnale rassicurante a investitori istituzionali, agenzie di rating e Unione Europea.

Emissione BTp Italia Sì e conti pubblici

La spesa per interessi nel nostro Paese si è attestata al 3,8% del Pil, percentuale quasi doppia rispetto a Francia e Spagna. Il costo implicito è stato del 2,8% contro una media europea del 2,2%. L’inflazione può per paradosso migliorare la situazione dei conti pubblici. Da un lato accresce i rendimenti all’emissione, dall’altro aumenta anche le entrate per il fenomeno del “fiscal drag” e “gonfia” il valore del Pil nominale. Bond indicizzati come il BTp Italia Sì possono all’impatto rivelarsi un costo nel momento in cui staccano cedole superiori a quelle delle scadenze ordinarie, dall’altro si traducono in un risparmio se nel medio-lungo periodo l’inflazione tornasse a scendere sotto le aspettative iniziali del mercato.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
Il suo motto è “Il lettore al centro grazie a una corretta informazione”; ogni suo articolo si pone la finalità di accrescerne le informazioni, affinché possa farsi un'idea dell'argomento trattato in piena autonomia.

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