Una pensione può essere provvisoria? La domanda è più che legittima e non soltanto perché esistono strumenti come l’Isopensione o l’Ape sociale, che accompagnano il lavoratore fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione ordinaria.
In realtà, una pensione può essere definita provvisoria anche quando è l’INPS stesso a liquidarla in attesa di completare verifiche e controlli successivi. Non sempre, infatti, il primo assegno riconosciuto al pensionato è quello definitivo destinato ad accompagnarlo per il resto della vita.
Il ricalcolo della pensione non avviene soltanto su richiesta dell’interessato. In alcuni casi può essere disposto direttamente dall’Istituto previdenziale. A questo si aggiungono i tempi burocratici necessari per esaminare le domande di pensione, che possono risultare particolarmente lunghi.
Proprio per evitare ritardi eccessivi nell’erogazione delle prestazioni, l’INPS può decidere di liquidare temporaneamente la pensione e rinviare alcuni approfondimenti a un momento successivo.
“Buongiorno, oggi ho ricevuto la risposta alla mia domanda di pensione di vecchiaia. Con 28 anni di contributi e 67 anni compiuti a febbraio scorso, l’INPS mi ha inviato la lettera di accoglimento. Dal 1° giugno percepirò la pensione e dal 7 potrò riscuotere gli arretrati relativi ai mesi da marzo a maggio. Tuttavia, nella comunicazione leggo che l’INPS mi ha concesso una pensione provvisoria. Precisamente è scritto: “provvedimento di accoglimento in via provvisoria”. Cosa significa?”
Cos’è una pensione provvisoria e quando la concede l’INPS
Il quesito del nostro lettore consente di approfondire una situazione tutt’altro che rara. Anzi, si tratta di una circostanza piuttosto frequente nelle domande di pensione accolte dall’INPS.
Ricevere un provvedimento di accoglimento in via provvisoria significa che l’Istituto ha riconosciuto il diritto alla pensione, ma si riserva di effettuare ulteriori verifiche prima di procedere alla liquidazione definitiva.
Nelle comunicazioni di accoglimento può infatti comparire l’indicazione che la prestazione è stata liquidata in via provvisoria. Le motivazioni possono essere diverse.
Uno dei casi più comuni riguarda la presenza di periodi contributivi ancora in fase di verifica. Per evitare di lasciare la domanda sospesa per mesi, l’INPS può decidere di concedere la pensione sulla base dei dati già confermati e disponibili nei propri archivi, rinviando a un momento successivo l’accertamento dei periodi ancora da validare.
Naturalmente questo avviene soltanto quando tali periodi non sono determinanti per il diritto alla pensione, ma incidono esclusivamente sul calcolo dell’importo.
Se infatti i contributi da verificare fossero indispensabili per maturare il diritto alla prestazione, l’INPS non potrebbe accogliere la domanda, nemmeno in via provvisoria.
In sostanza, l’Istituto riconosce il diritto alla pensione e inizia a erogarla, riservandosi però la possibilità di ricalcolarne successivamente l’importo.
Ecco i casi più comuni in cui la liquidazione non può essere definitiva
In termini pratici, l’INPS può decidere di liquidare una pensione anche quando non dispone ancora di tutti gli elementi necessari per effettuare un calcolo definitivo.
Si tratta di una scelta dettata da esigenze pratiche e dalla volontà di evitare che il pensionato resti senza reddito per lunghi periodi.
Una situazione di questo genere si verifica frequentemente, per esempio, nelle pensioni di vecchiaia con invalidità pensionabile, dove l’Istituto tende a essere particolarmente rapido nel riconoscere il diritto alla prestazione, anche quando alcuni aspetti della posizione previdenziale richiedono ulteriori approfondimenti.
Più in generale, ogni volta che l’INPS ritiene necessario svolgere verifiche aggiuntive senza mettere in discussione il diritto alla pensione, può optare per una liquidazione provvisoria.
In questi casi, nella lettera di accoglimento viene generalmente specificato che:
“Appena gli uffici disporranno di tutti gli elementi necessari, la prestazione sarà liquidata in via definitiva e si procederà alla corresponsione delle somme ancora dovute oppure al recupero di quelle eventualmente corrisposte in eccesso.”
Questo significa che il pensionato continuerà regolarmente a percepire l’assegno, ma l’importo potrà essere successivamente corretto. Se il ricalcolo dovesse evidenziare una pensione più alta, l’INPS verserà gli arretrati spettanti. Se invece risultasse un importo inferiore a quello inizialmente liquidato, l’Istituto potrà recuperare le somme pagate in eccesso.