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Pensione vecchiaia, non sempre i 20 anni di contributi sono automatici

Pensione vecchiaia, il controllo dei contributi può fare la differenza tra assegno riconosciuto e domanda bloccata.
27 Maggio 2026
pensioni di vecchiaia
Foto © Licenza Creative Commons

Il passaggio alla pensione può sembrare vicino quando si avvicina il traguardo dei 67 anni. Tuttavia, prima di considerare concluso il percorso lavorativo, resta decisivo un controllo: quello dei contributi. Per la pensione vecchiaia non basta aver raggiunto l’età richiesta. Serve anche verificare la presenza di almeno 20 anni di contribuzione utile. Questo requisito, in molti casi, non è immediato da ricostruire, soprattutto quando la carriera è stata segnata da pause, malattia, disoccupazione o altri periodi non lavorati.

Pensione vecchiaia: perché il controllo dei contributi è decisivo

La pensione vecchiaia richiede oggi 67 anni di età e 20 anni di contributi. Il punto più delicato riguarda proprio il secondo requisito.

Non sempre l’estratto contributivo mostra in modo chiaro se il limite minimo sia stato raggiunto. Alcuni periodi della vita lavorativa, infatti, possono essere coperti da contributi non versati direttamente dal lavoratore o dal datore di lavoro, ma riconosciuti dall’INPS.

Si tratta dei contributi figurativi. Sono accrediti senza costo, utili ai fini pensionistici, che possono fare la differenza quando mancano poche settimane, pochi mesi o anche periodi più lunghi per arrivare ai 20 anni richiesti. Per questo motivo, prima della domanda di pensione vecchiaia, una verifica completa della posizione assicurativa può evitare errori, respingimenti o ritardi nella liquidazione.

I contributi figurativi che possono aiutare a raggiungere i 20 anni

I contributi figurativi sono collegati a situazioni nelle quali l’attività lavorativa si interrompe o si riduce per cause tutelate. Possono riguardare, ad esempio, malattia, infortunio, maternità, congedi parentali, cassa integrazione, permessi e congedi legati a condizioni di handicap.

Rientrano tra i periodi rilevanti anche la disoccupazione indennizzata con Naspi e il servizio militare obbligatorio.

In tutti questi casi, l’accredito può incidere sul diritto alla pensione vecchiaia, perché contribuisce al raggiungimento della soglia minima dei 20 anni.

Non tutti gli accrediti seguono però lo stesso percorso. Alcuni vengono riconosciuti in modo automatico dall’INPS. Altri, invece, richiedono una specifica domanda. Proprio questa differenza rende importante un esame puntuale della posizione contributiva, perché un periodo mancante nell’estratto conto potrebbe non essere perso, ma solo non ancora registrato correttamente.

Domanda all’INPS e rischio di ritardi

Quando i contributi figurativi non risultano presenti, può essere necessario presentare una richiesta all’INPS. L’operazione non va lasciata all’ultimo momento, perché i tempi di lavorazione possono incidere sulla decorrenza del trattamento. Un controllo tardivo, soprattutto vicino ai 67 anni, può far emergere problemi proprio nella fase in cui la domanda di pensione dovrebbe essere pronta.

La pensione vecchiaia dipende, quindi, da due verifiche parallele: età anagrafica e anzianità contributiva. La prima è più semplice da accertare. La seconda richiede attenzione, perché una carriera frammentata può contenere periodi utili non immediatamente visibili.

Un controllo accurato permette di capire se i 20 anni siano già stati raggiunti, se manchino contributi da accreditare o se servano ulteriori passaggi amministrativi. Nei casi più delicati, la presenza di malattia, Naspi, maternità o cassa integrazione può diventare determinante per il diritto alla pensione vecchiaia.

Età pensionabile e pensione vecchiaia: cosa cambia dal 2027

Sul fronte dell’età, il requisito attuale è fissato a 67 anni. Tuttavia, salvo futuri interventi del Governo, sono previsti adeguamenti legati alla speranza di vita, secondo il meccanismo riconducibile alla legge Fornero. Dal 2027 il requisito dovrebbe salire a 67 anni e 1 mese. Dal 2028, invece, dovrebbe arrivare a 67 anni e 3 mesi.

Questi aumenti incidono sull’accesso alla pensione vecchiaia, perché spostano in avanti il momento in cui il requisito anagrafico viene raggiunto. Resta fermo, secondo le informazioni attuali, il peso del requisito contributivo minimo dei 20 anni.

Il quadro, dunque, impone attenzione sia a chi è vicino ai 67 anni sia a chi maturerà il requisito nei prossimi anni. La verifica dell’estratto contributivo, l’eventuale riconoscimento dei contributi figurativi e il controllo delle future soglie anagrafiche sono passaggi centrali. La pensione vecchiaia non dipende solo dall’età, ma anche dalla corretta valorizzazione di tutti i periodi utili presenti nella storia lavorativa.

Riassumendo

  • La pensione vecchiaia richiede 67 anni e 20 anni di contributi.
  • L’estratto contributivo va controllato prima di presentare domanda.
  • Malattia, maternità, Naspi e cassa integrazione possono essere utili.
  • Alcuni contributi figurativi sono automatici, altri richiedono domanda INPS.
  • Dal 2027 l’età potrebbe salire a 67 anni e 1 mese.
  • Dal 2028 il requisito anagrafico potrebbe arrivare a 67 anni e 3 mesi.

Pasquale Pirone

Dottore Commercialista abilitato approda nel 2020 nella redazione di InvestireOggi.it, per la sezione Fisco. E’ giornalista iscritto all’ODG della Campania.
In qualità di redattore coltiva, grazie allo studio e al continuo aggiornamento, la sua passione per la materia fiscale e la scrittura facendone la sua principale attività lavorativa.
Dottore Commercialista abilitato e Consulente per privati e aziende in campo fiscale, ha curato per anni approfondimenti e articoli sulle tematiche fiscali per riviste specializzate del settore.

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