La Borsa di Tokyo ha appena toccato un nuovo massimo storico con l’indice Nikkei-225 per la prima volta a 65.000 punti, mentre il mercato globale dei bond mostra un recupero sull’aria di pace che tira tra USA e Iran. Lo spread tra BTp e Bund a 10 anni scende nella mattinata di oggi a 70 punti base, al livello più basso da due mesi e mezzo. Nel fine settimana appena trascorso, l’amministrazione Trump e il regime dei pasdaran hanno trovato un’intesa complessiva sull’estensione della tregua per altri 60 giorni e la contestuale riapertura dello Stretto di Hormuz alla navigazione. Restano alcuni punti critici da negoziare, tra cui l’arricchimento dell’uranio e il pedaggio per attraversare il canale preteso da Teheran.
Recupero bond per minori timori sull’inflazione
Le quotazioni del Brent sono scese del 5% a 95 dollari al barile. Prevale la prudenza dopo settimane di tira e molla, ma questa volta sembra che l’accordo di pace sia imminente. Il recupero dei bond, con rendimenti in discesa lungo la curva, riflette l’affievolirsi del timore sulla reflazione. Il caro energia dalla fine di febbraio ha trainato le aspettative di consumatori e imprese, spingendo gli investitori a pretendere rendimenti più alti per acquistare titoli sul mercato a reddito fisso.
Petrolio non crolla, per ora
Il Bund a 10 anni è schizzato dal 2,65% a quasi il 3,20% e ai massimi dal 2011. Da notare che la scadenza tedesca a 2 anni è scesa da un rendimento del 3,75% toccato il martedì scorso all’attuale 2,57%. E’ il segnale che il mercato stia rivedendo al ribasso le aspettative sui tassi di interesse.
Non vede più un triplo rialzo dello 0,25% entro l’anno, bensì uno doppio. Con ogni probabilità, la Banca Centrale Europea aumenterà il costo del denaro al board di giugno e poi dopo l’estate, ossia a settembre.
Il crollo del petrolio non c’è ancora, perché Hormuz rimarrà chiuso fino alla firma. E dalla sua riapertura ci vorranno settimane prima che la situazione si normalizzi. Da esso transitano un quinto del petrolio e fino a un terzo del gas naturale liquido trasportato via mare di tutto il mondo. Le scorte globali si vanno riducendo di giorno in giorno per compensare quella decina di milioni di barili quotidiani mancanti all’appello. Verosimile immaginare che anche quando lo stretto sarà attraversabile, la domanda resterà alta a lungo per rimpinguare le scorte e la pressione sui prezzi internazionali si farà sentire per svariati mesi.
Curva più piatta
In pratica, non scommettiamo su un immediato recupero dei bond fino ai livelli di fine febbraio scorso. E ciò sia per le aspettative d’inflazione a medio-lungo termine, che rimarranno più elevate rispetto ai livelli pre-bellici, sia per la difficoltà del mercato energetico di cancellare i postumi della guerra. Ci attendiamo un tendenziale appiattimento della curva, dato che i rendimenti a breve resteranno verosimilmente poco variati nelle prossime settimane, riflettendo tassi già decisi in aumento dalle principali banche centrali.
A scendere saranno più che altro i rendimenti lunghi per scontare minori tensioni sui prezzi al consumo.
giuseppe.timpone@investireoggi.it