Dal 2000 il tuo quotidiano indipendente su Economia, Mercati, Fisco e Pensioni
Oggi: 16 Giu, 2026

Il vero motivo per cui il pedaggio a Hormuz resta inaccettabile per gli USA

L'Iran tratta con l'Oman l'imposizione permanente di un pedaggio nello Stretto di Hormuz, ipotesi "inaccettabile" per gli USA.
23 Maggio 2026
Pedaggio a Hormuz inaccettabile per USA
Pedaggio a Hormuz inaccettabile per USA © Investireoggi.it

L’ambasciatore dell’Iran in Francia, Mohammad Amin-Nejad, ha confermato nella giornata di mercoledì a Bloomberg che il suo Paese stia negoziando con l’Oman l’imposizione permanente e congiunta di un pedaggio sulle navi che attraversano lo Stretto di Hormuz. Un’ipotesi giudicata inaccettabile dagli USA, i quali tramite il segretario di Stato, Marco Rubio, hanno fatto sapere che renderebbe “impossibile” il raggiungimento di un accordo di pace.

Pedaggio a Hormuz in yuan o criptovalute

L’idea del pedaggio a Hormuz sorse a marzo, poche settimane dopo l’inizio della guerra tra USA e Israele da un lato e Iran dall’altro.

Teheran introdusse un pagamento in yuan o criptovalute e commisurato al carico delle navi per un importo fino a 2 milioni di dollari per il trasporto di 2 milioni di barili di petrolio. Ufficialmente, i ricavi serviranno al regime islamico per riparare i danni provocati dalla guerra. In realtà, dietro si sta facendo largo un calcolo strategico: controllare lo stretto dal quale transitano quotidianamente un quinto del petrolio e fino a un terzo di tutto il gas liquido naturale trasportato via mare nel mondo.

Prima della guerra, da Hormuz passavano fino a 140 navi al giorno e carichi di oltre 20 milioni di barili. Escludendo le stesse navi iraniane, se a tutte fosse imposto un pedaggio si arriverebbe a riscuoterebbe anche più di 35 milioni di dollari al giorno. Farebbero all’incirca 13 miliardi all’anno, oltre il 4% del Pil iraniano. Tuttavia, lo stretto non ricade esclusivamente in acque iraniane. Ecco perché gli introiti andrebbero condivisi con l’Oman, che si affaccia dall’altra parte del canale a meno di 40 km nel punto più largo.

Ed esiste persino un’area che ricade nel territorio degli Emirati Arabi Uniti.

Stretto di Hormuz, mappa

Pagamento mascherato da servizio

L’Oman è stato finora contrario al pedaggio per Hormuz, ma il fatto che starebbe trattando con l’Iran farebbe pensare ad un cambio di atteggiamento. Il tema resta controverso. Le convenzioni internazionali vietano di imporre balzelli per attraversare canali naturali e necessari ai movimenti internazionali. Tuttavia, non vietano di far pagare servizi come la sicurezza, l’assistenza in mare, ecc. Ed è su questo punto che batte Teheran. Ritiene di avere diritto di imporre un pedaggio, in quanto si farebbe carico di costi per consentire il passaggio alle navi.

Il paradosso è che le navi affrontano, effettivamente, un problema di sicurezza, ma che è rappresentato proprio dall’Iran. Un po’ come il pizzo riscosso dalle organizzazioni criminali: serve a garantirsi la sicurezza, minacciate da esse stesse. Quanto ad altri costi, vi rientrerebbero l’illuminazione di alcuni tratti, l’assistenza anche medica e il coordinamento dei transiti. Sulla base di questi servizi vengono imposte riscossioni dalla Turchia nel Bosforo e dall’Egitto nel Canale di Suez (artificiale) e fino a qualche milione di dollari ad ogni passaggio.

Rischio geopolitico per USA

E allora perché gli USA si oppongono con tale vigore? Ad essere onesti, nelle settimane scorse il presidente Donald Trump affermò di considerare l’ipotesi di gestire insieme all’Iran il controllo di Hormuz con annesso pedaggio.

Dove c’è business, c’è The Donald. Un’idea abbandonata, perché rischiosa da più punti di vista. Washington non si può permettere di legittimare i pasdaran, che rischiano di uscire dal conflitto rafforzati. Lo stretto era libero fino alla fine di febbraio, mentre adesso si sta discutendo di come assoggettarlo legalmente e stabilmente al controllo di Teheran.

Quando l’Iran annunciò che il pagamento sarebbe stato accettato solo in yuan o stablecoin, in molti scrivemmo che gli USA non avrebbero mai potuto acconsentire a un simile scenario a detrimento del suo dollaro. E questo resta vero, in quanto suggellerebbe la nascita di un sistema di riscossione alternativo al biglietto verde. Ma c’è un’altra verità in questa vicenda, che impone alla superpotenza di restare fermamente contraria. Se l’Iran riscuotesse il pedaggio a Hormuz in cambio dei servizi di sicurezza, gli USA perderebbero la ragione stessa per cui si trovano nell’area con i loro militari.

Forze USA minacciate dal controllo iraniano

Ad oggi, i Paesi del Golfo Persico garantiscono solo in parte la sicurezza in mare con le loro forze; per il resto, fanno affidamento alla Quinta Flotta americana per la copertura radar a lungo raggio, la difesa aerea integrata, la scorta pesante alle superpetroliere e la capacità di sminamento avanzato. Lo status quo ha reso possibile a Paesi come Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti di contenere le spese militari e agli USA di giustificare la loro presenza nell’area. Il pedaggio a Hormuz gestito da Iran e Oman porrebbe fine a questa situazione, rendendo superflui i marines nel Golfo.

Gli USA stanno da tempo considerando un ridimensionamento delle loro forze militari nella regione, ma non possono accettare di lasciarne il controllo ad un’entità nemica. Il pedaggio a Hormuz è diventata una questione geostrategica: simboleggia un’alternativa al dollaro e sminuisce la forza militare americana. Gli stessi alleati nel Golfo potrebbero pian piano immaginare di trattare direttamente con Teheran, anziché affidarsi alle protezioni di una potenza rivelatasi incapace in tal senso.

Pedaggio a Hormuz incentiva vie terrestri

C’è da dire che il pipeline Est-Ovest saudita sta dimostrando la necessità di dotarsi di vie alternative e terrestri per minimizzare i rischi economici e il potere di ricatto iraniano. Con il tempo è assai probabile che anche Paesi come gli Emirati Arabi potenzieranno tali alternative e ciò renderà marginale il discorso sul pedaggio a Hormuz. Ma serviranno anni prima che gli investimenti verranno effettuati. Nel frattempo, il canale non può restare chiuso e bisognerà trovare una qualche soluzione. Nelle prossime settimane vedremo se l’Iran stia tentando di alzare la posta sull’arricchimento dell’uranio o abbia realmente intenzione di assumere il controllo del passaggio insieme all’Oman.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
Il suo motto è “Il lettore al centro grazie a una corretta informazione”; ogni suo articolo si pone la finalità di accrescerne le informazioni, affinché possa farsi un'idea dell'argomento trattato in piena autonomia.

730 quesito
Articolo precedente

730: cosa succede se una spesa risulta pagata in contanti

BTp short term in asta
Articolo seguente

Asta BTp short term 2028 e quotazione sotto la pari, basta contro l’inflazione?