Classe 1983, gay dichiarato, nipote di un rapinatore seriale e con la stessa nonna finita in carcere per complicità nei reati commessi dal marito. Wes Streeting ha ammesso di non essere il ritratto tipico di un deputato, scherzando sul fatto di avere avuto più probabilità di finire in carcere che in Parlamento. Questo può essere il suo momento. Si è dimesso da ministro della Salute nella giornata di ieri per la “fiducia perduta” nella figura del primo ministro Keir Starmer dopo la storica sconfitta dei laburisti alle elezioni amministrative di una settimana prima, che hanno fatto emergere il tracollo dei consensi a sinistra.
Streeting non candidato dei laburisti di sinistra
Anche se la sfida non è stata ancora annunciata, sarebbe questione di ore. Servono ufficialmente 81 firme tra i deputati laburisti, ossia il 20% del totale, per candidare Streeting alle primarie e cercare così di scalzare Starmer da segretario del partito e automaticamente anche da primo ministro. Tecnicamente, il numero sarebbe alla portata anche grazie a un possibile stratagemma: invitare a proporre il suo nome anche coloro che poi voteranno per altri candidati, purché inizi la sfida.
Sarà battaglia anche sulle regole del contest, dato che il Comitato Nazionale ha riserve su questo escamotage. E ha dimostrato a gennaio di potere tenere alla porta chi può insidiare Downing Street. Ne sa qualcosa Andy Burnham, attuale sindaco di Greater Manchester. Ci torneremo più avanti. Sui 405 deputati laburisti, 112 hanno ribadito con una lettera fiducia a Starmer. Per quanti siano molti meno della maggioranza assoluta, supererebbero i consensi certi per Streeting, i quali si fermerebbero ad una trentina.
E qui veniamo al paradosso di queste possibili primarie. I laburisti vogliono cacciare Starmer per avere perso voti (tanti) a sinistra, ma per farlo rischiano di rimpiazzarlo con un uomo ancora più centrista.
Posizioni conservatrici su temi sensibili
Infatti, Streeting non è un esponente dell’ala progressista, bensì un “blairiano” vicino a Lord Peter Mandelson, travolto di recente dallo scandalo sugli “Epstein files“. E questo dato può nuocere alla sua corsa, dato che proprio la nomina dell’uomo ad ambasciatore negli Stati Uniti ha affievolito la già fragile autorevolezza del primo ministro in carica. L’ormai ex ministro della Salute ha posizioni “liberiste” molto lontane da quelle della sinistra labour. Per tagliare le liste di attesa ha puntato sul settore privato ed è relativamente un conservatore sui temi sociali e sull’immigrazione.
La sinistra tra i laburisti chiede, invece, maggiore attenzione ai servizi pubblici e l’aumento della spesa anche ricorrendo a maggiori entrate stangando i redditi e i patrimoni più alti. Non è il programma di Streeting. Invece, sono le posizioni di Burnham. Peccato che non possa candidarsi, in quanto non è deputato. E all’inizio dell’anno avrebbe voluto tornare a Westminster attraverso una qualche elezione suppletiva in uno dei collegi certi in giro per il Regno Unito. Il Comitato Nazionale gli ha chiuso le porte in faccia.
Possibile candidatura di Rayner
Ecco il paradosso.
I laburisti voterebbero in grossa parte per l’attuale sindaco di Greater Manchester, ma non possono opporlo a Starmer per una ragione regolamentare. Saranno costretti a ripiegare su una figura meno carismatica e distante dalle proprie idee. A meno che non corrano altri esponenti progressisti come l’ex vice-premier Angela Rayner, che ieri ha annunciato di essere stata prosciolta dall’accusa di non avere pagato le imposte su una vendita immobiliare. Già sindacalista, ha idee progressiste. Tuttavia, usa spesso toni aggressivi e poco consoni al ruolo di primo ministro. Né risulta popolare tra gli stessi deputati laburisti più a sinistra. Sarebbe forse più un ripiego in assenza di alternative migliori.
Streeting rischio per laburisti a sinistra
Alla fine, Streeting potrebbe farcela non per i consensi che riceverà tra coloro che da mesi chiedono lo scalpo di Starmer. Al contrario, proprio i sostenitori di quest’ultimo potrebbero alla fine convincersi della necessità di mandare a Downing Street una figura più popolare per evitare la debacle alle prossime elezioni generali nel 2029. Il punto è che la crisi del partito non verrebbe frenata da un semplice cambio di leader. C’è il rischio che si ampli la distanza tra le richieste della base e il programma di governo. A beneficiarne sarebbero i Verdi e in parte i Liberaldemocratici a sinistra, frammentando il fronte anti-Farage.
Peseranno anche queste riflessioni sulle primarie. Streeting renderebbe ancora più difficile per l’elettorato di sinistra votare i laburisti. Vincerebbe più che altro per l’estrema sfiducia sulle capacità di Starmer di traghettare il partito fino alla fine della legislatura. Dopo le dimissioni annunciate ieri, la sterlina si è portata ad un cambio di 1,35 contro il dollaro e i rendimenti dei Gilt sono scesi dai massimi di questa settimana. Nessun inasprimento della tensione sui mercati per il momento. In caso di vittoria di Streeting, il vero rischio sarebbe di tenuta del partito e non fiscale.
giuseppe.timpone@investireoggi.it