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Quota Delfin in MPS venduta a Unicredit? Così i Del Vecchio farebbero cassa

Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, ipotizzerebbe da tempo la vendita della quota in MPS a Unicredit per realizzare grosse plusvalenze.
20 Aprile 2026
Verso cessione della quota Delfin in MPS?
Verso cessione della quota Delfin in MPS? © Investireoggi.it

Delfin protagonista inaspettata all’assemblea di MPS (Monte Paschi di Siena) del 15 aprile scorso per il rinnovo del Consiglio di Amministrazione. Forte della quota del 17,50%, che la rende primo azionista della banca toscana, ha optato all’ultimo minuto per votare la lista Plt, di fatto assegnando la vittoria all’ex AD Luigi Lovaglio, tornato al timone di Rocca Salimbeni. Una sconfitta bruciante per l’altro socio forte, Francesco Gaetano Caltagirone, che aveva accresciuto la propria quota al 13,5% e sperava di conquistare il controllo con Fabrizio Palermo amministratore delegato e Nicola Maione presidente.

Delfin in fuga da MPS?

Sui contorni di questa vicenda si sono già scritti fiumi di inchiostro.

Una delle possibili spiegazione dell’accaduto sarebbe che Delfin voglia vendere al più presto la quota in MPS e per farlo necessita che questa si apprezzi possibilmente ancora. L’opzione Lovaglio sarebbe stata valutata in quest’ottica, cioè forte della crescita registrata dal titolo e delle capacità manageriali mostrate negli anni del risanamento aziendale e durante la conquista di Mediobanca nel 2025, considerata impensabile negli stessi ambienti finanziari.

Delfin è una scatola societaria con sede nel Lussemburgo e che fa capo in parti uguali agli 8 eredi di Leonardo Del Vecchio, scomparso nel giugno 2022: Nicoletta Zampillo e i 7 figli del de cuius Claudio, Marisa, Paola, Leonardo Maria, Luca, Clemente e Rocco Basilico. Da anni non c’è accordo tra i soci per la spartizione dell’eredità, un fatto che ha creato tensioni all’interno della holding. Si è scritto nei mesi scorsi che Leonardo Maria avrebbe intenzione di rilevare le quote dei fratelli.

Possibile cessione a Unicredit

Di certo ci sarebbe che la vendita delle partecipazioni finanziarie di Delfin, come quella in MPS, agevolerebbe la spartizione del patrimonio, anche perché consentirebbe alla proprietà di realizzare robuste plusvalenze.

Quella quota del 17,5% nella banca toscana vale oggi, ai prezzi di borsa, sui 4,8 miliardi di euro. Il valore di carico della stessa si aggira tra 1,3 e 1,5 miliardi, per cui il disinvestimento frutterebbe un guadagno intorno ai 3,5 miliardi. E senza considerare che la cessione in blocco ad un unico azionista avverrebbe quasi certamente a premio. Infatti, essa l’acquirente rileverebbe anche il controllo di fatto dell’istituto, ossia avrebbe la governance nelle sue mani.

Chi avrebbe una simile ambizione e arriverebbe a spendere così tanto? La strada porta a Unicredit. Andrea Orcel ha provato già a fare shopping sul mercato italiano. A fine 2024 lanciava un’OPS su Banco BPM, ma l’uso del “golden power” da parte del governo con apposito decreto ha fermato tutto. In Germania, ci sta provando con Commerzbank attraverso un’altra OPS per poter superare il limite del 30% del capitale già raggiunto. Tuttavia, l’establishment tedesco fa muro contro la possibilità che la seconda banca commerciale della prima economia europea possa finire in mani straniere.

Creazione di un colosso bancario-assicurativo

Unicredit dispone sia dei capitali che della volontà per poter comprare da Delfin la quota in MPS.

Per farci cosa? Salire a monte di una catena bancario-assicurativa che include ormai Mediobanca e Generali sul modello delle bancassurance francesi. Da notare che nella compagnia assicurativa detiene già il 6,68%. Sommato al 13,2% di Mediobanca/MPS, si porterebbe al 20%. E c’è un altro 10% in mano alla stessa Delfin, che non possiamo escludere possa anch’esso essere ceduto secondo la logica di cui sopra. Il totale si porterebbe al 30%, ovvero controllo di un asset strategico.

Uno scenario di questo tipo non ci farebbe più parlare di terzo polo bancario. Unicredit si espanderebbe ulteriormente in Italia fino a mettersi a capo di un colosso bancario-assicurativo da 200 miliardi di euro in borsa ai valori attuali. Un effetto domino scatenato proprio dall’eventuale vendita della quota in MPS di Delfin. Ecco perché il mercato ha apprezzato la rielezione di Lovaglio e i titoli coinvolti. La soluzione “di sistema” non dispiacerebbe a chi, come il governo in carica, ha perseguito sin dall’inizio una strategia tesa a lasciare fuori dai confini gli appetiti stranieri. E decisiva potrebbe rivelarsi in tal senso anche la cessione dell’ultimo pacchetto del Tesoro in MPS pari al 4,9%. Probabile che nulla si muoverà nell’azionariato privato senese fino ad allora.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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