Aggiornamento ore 10.47: IL PRIMO MINISTRO BRITANNICO KEIR STARMER HA ANNUNCIATO LE DIMISSIONI.
Mercati col fiato sospeso a Londra per l’annuncio tanto atteso: le dimissioni del primo ministro Keir Starmer a neppure due anni dalla sua nomina. Si rendono necessarie per porre fine alla lunga crisi del suo breve governo, travolto dall’impopolarità da un lato e dalle divisioni interne. Il colpo finale lo ha assestato la vittoria del sindaco di Greater Manchester, Andy Burnham, alle elezioni suppletive a Makerfield. Il politico laburista, che ora è deputato, potrà sfidare l’inquilino di Downing Street e prenderne il posto sia come segretario del Labour che primo ministro.
Secondo le indiscrezioni, avrebbe già dalla sua oltre metà dei deputati del partito di maggioranza.
Dimissioni di Starmer agitano Gilt e sterlina
Gilt e sterlina si mostrano deboli, così come la Borsa di Londra. Il rendimento decennale è salito nella mattinata di oggi al 4,84%, mentre il cambio contro il dollaro si attesta a 1,32. L’indice FTSE 100 si trova poco sotto la parità. Le dimissioni di Starmer sposteranno a sinistra l’asse del prossimo governo guidato da Burnham. L’uomo è un progressista e nell’autunno scorso aveva suggerito di non vincolarsi troppo ai conti pubblici, aprendo all’emissione di titoli del debito per finanziare l’aumento della spesa assistenziale e gli investimenti statali. E’ anche un fautore delle nazionalizzazioni di tutte le industrie considerate strategiche.
I mercati temono che la sua nomina a primo ministro possa aumentare il deficit e allontanare i capitali stranieri, che temono tra le altre cose anche un aumento delle imposte sui redditi medio-alti e una patrimoniale.
Non è neanche detto che l’uomo riesca ad unire i laburisti. E’ una figura popolare nel Nord Inghilterra, ma una cosa è fare il leader in un’area ristretta della nazione e un’altra mediare tra istanze anche territoriali assai differenti.
Laburisti divisi tra centristi e progressisti
Le dimissioni di Starmer giungono a due settimane dal secondo anniversario della larga vittoria alle elezioni generali. Era il 4 luglio del 2024 e il Labour ottenne 412 su 650 seggi, ma più per le divisioni degli avversari che per un ampio consenso riscosso. In percentuale, infatti, prese appena un terzo dei voti validi. Per l’attuale primo ministro non ci fu neanche la luna di miele. Il suo primo giorno a Downing Street fu segnato dalle diffuse proteste nel Regno Unito contro l’immigrazione. A seguire le tensioni interne sul bilancio e le divisioni tra centristi e progressisti su assistenza e conti pubblici.
Con Burnham a succedergli, quasi certamente farà le valigie anche Rachel Reeves, il cancelliere dello Scacchiere, figura corrispondente al nostro ministro delle Finanze. I mercati punteranno l’attenzione su chi la sostituirà. Dirà molto sulla politica economica che il nuovo governo seguirà. Si fa il nome da giorni di Ed Miliband, attuale segretario all’Energia, noto per le sue vedute ultra-green. Gli investitori sono preoccupati, perché temono misure che aumentino il già elevato costo dell’energia.
Più rassicurante Wes Streeting, ex segretario alla Salute fino a maggio. Blairiano, si dimise dopo il disastro elettorale laburista alle recenti amministrative in contrasto con il primo ministro.
Crisi internazionale pesa su Londra
Le dimissioni di Starmer arrivano in un momento delicato anche dell’agenda internazionale. La crisi di Hormuz ha rimesso le ali all’inflazione globale, sebbene nel Regno Unito a maggio è rimasta invariata al 2,8%. Le tensioni con l’amministrazione Trump rischiano di esplodere se il prossimo governo non si mostrerà altrettanto intento ad aumentare le spese militari. C’è anche il capitolo Brexit a tenere banco o meglio del Rejoin. Burnham potrebbe chiedere e ottenere una qualche forma di riavvicinamento all’Unione Europea, sebbene il reingresso tout court appaia difficile. Ma il suo primo obiettivo dovrà essere il riacquisto della fiducia tra gli elettori di sinistra in fuga e delusi da un ritorno al governo dopo 14 anni di opposizione a dir poco fallimentare.
giuseppe.timpone@investireoggi.it