Dal 2000 il tuo quotidiano indipendente su Economia, Mercati, Fisco e Pensioni
Oggi: 10 Giu, 2026

A 64 anni in pensione nel 2026, 2027 e 2028, l’identikit dei beneficiari

La pensione a 64 anni, i limiti di importo, i requisiti e cosa cambierà nel 2027 e nel 2028 rispetto alla pensione di oggi.
2 Aprile 2026
pensione 64 anni
Foto © Investireoggi

Perché esiste una misura strutturale che consente l’uscita a partire da quella specifica età anagrafica. Parliamo di uno strumento destinato esclusivamente a chi si è iscritto alla previdenza obbligatoria dopo il 1995. E quando si parla di iscrizione, si intende, in sostanza, il primo contributo versato.

Come vedremo, tuttavia, oltre a delimitare la platea – distinguendo tra chi ha iniziato prima del 1996, che resta escluso, e chi invece ha iniziato dopo, che vi rientra – la pensione anticipata contributiva appare destinata soprattutto a lavoratori con stipendi medio-alti. Non si tratta di una limitazione esplicitamente prevista dalla normativa, ma è ciò che emerge chiaramente osservando il funzionamento della misura.

Una misura che, tra l’altro, dal 2027 subirà modifiche sull’età minima di uscita, al pari delle altre prestazioni ordinarie.

A 64 anni in pensione nel 2026, 2027 e 2028, l’identikit dei beneficiari

Anche nel 2026 la pensione a 64 anni resta una realtà. Per accedere alla pensione anticipata contributiva, oltre al requisito anagrafico, è necessario maturare almeno 20 anni di contributi. Ribadiamo: la misura è fruibile esclusivamente da chi non possiede contributi anteriori al 1996.

Inoltre, per ottenere l’uscita, è indispensabile raggiungere un trattamento pensionistico non inferiore a un importo pari a tre volte l’assegno sociale. Sono due gli elementi che, nei prossimi anni, rischiano di rendere sempre meno accessibile questa misura. Il primo riguarda i requisiti anagrafici, destinati a cambiare.

La pensione anticipata contributiva rientra infatti tra le pensioni anticipate ordinarie. Si tratta, più precisamente, della versione dedicata a chi non ha versamenti precedenti al 1996, motivo per cui viene definita “contributiva”. Nel linguaggio previdenziale, chi non ha contributi al 31 dicembre 1995 viene indicato come “contributivo puro”.

A partire dal 2027, l’età di uscita aumenterà di un mese, arrivando a 64 anni e un mese. Nel 2028 si passerà poi a 64 anni e tre mesi. Tali adeguamenti sono legati ai noti meccanismi di aggiornamento dei requisiti previdenziali in base alle aspettative di vita della popolazione.

Sale il requisito anagrafico e sale l’importo minimo della pensione

Non solo l’età richiesta aumenterà, ma crescerà anche l’importo soglia della pensione, cioè il limite minimo al di sotto del quale l’INPS respinge la domanda. In questo caso è l’inflazione a determinare l’innalzamento.

Attualmente, per la pensione anticipata contributiva, il riferimento è l’assegno sociale pari a 546,24 euro mensili, valore valido per tutto il 2026. Ciò significa che, per soddisfare il requisito delle tre volte l’assegno sociale, il trattamento pensionistico deve raggiungere almeno 1.638,72 euro al mese.

Per le donne sono previste alcune agevolazioni, destinate a rimanere anche negli anni futuri. Le lavoratrici con un figlio possono accedere alla pensione con un importo pari a 2,8 volte l’assegno sociale. Chi ha avuto più figli può invece ottenere l’accesso anche con un trattamento pari a 2,6 volte l’assegno sociale.

I dati ISTAT, l’inflazione e cosa cambia per la pensione a 64 anni di età

Come detto, l’assegno sociale è oggi pari a 546,24 euro mensili. Dal primo gennaio è stato adeguato in base al tasso di inflazione certificato dall’ISTAT, pari all’1,4%.

Nel 2025, infatti, l’importo era di 538,69 euro al mese.

Nel 2027 e nel 2028 è prevedibile un ulteriore aumento, sempre in conseguenza dell’inflazione. Questo implica che sarà necessario maturare una pensione più elevata per accedere alla misura negli anni a venire.

Si conferma così una dinamica evidente: servono redditi elevati per ottenere pensioni altrettanto consistenti, soprattutto considerando il requisito minimo di contribuzione pari a 20 anni. In termini pratici, sono necessari montanti contributivi superiori ai 450 mila euro.

Se si considera che l’aliquota contributiva per i lavoratori dipendenti è pari al 33% dello stipendio (e risulta ancora più bassa per gli autonomi), appare chiaro come raggiungere tali livelli pensionistici con carriere di circa vent’anni di contributi – o poco più – sia tutt’altro che semplice.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.