A ogni età la sua pensione, a ogni anno di nascita le sue regole. Da molti anni, ormai, l’accesso alla pensione di vecchiaia è rimasto sostanzialmente invariato. Dal 2019 al 2026, infatti, i requisiti sono sempre stati gli stessi: 67 anni di età e 20 anni di contributi. Ora, però, si apre una nuova fase. Dal 1° gennaio 2027 inizieranno cambiamenti destinati a proseguire per più anni.
La pensione di vecchiaia fino al 2026
Fino al 31 dicembre 2026, nulla cambia. I requisiti restano quelli consolidati negli ultimi anni, sia per quanto riguarda l’età pensionabile sia per la contribuzione minima richiesta.
Per i lavoratori nel sistema misto (cioè con contributi precedenti al 1996), servono:
- 67 anni di età;
- almeno 20 anni di contributi.
Ai cosiddetti contributivi puri (chi ha iniziato a lavorare dopo il 31 dicembre 1995), oltre a questi due requisiti, occorre che l’importo della pensione sia almeno pari all’assegno sociale.
Per le lavoratrici madri, è prevista una riduzione dell’età pensionabile pari a 4 mesi per ogni figlio, fino a un massimo di 16 mesi (beneficio riservato alle carriere interamente contributive).
Dal 2019 ad oggi, queste regole sono rimaste immutate, poiché non si sono verificati adeguamenti legati all’aspettativa di vita ISTAT.
Le pensioni di vecchiaia nei prossimi anni, aumenti costanti in arrivo
Nel 2026, accedono alla pensione di vecchiaia i nati nel 1959, con gli stessi requisiti già applicati ai nati negli anni precedenti (dal 1952 in poi).
Dal 2027, però, lo scenario cambia. I primi interessati saranno i nati nel 1960, per i quali sarà necessario:
- 67 anni e 1 mese di età;
- sempre almeno 20 anni di contributi.
Dal 2028, per i nati nel 1961, il requisito salirà ulteriormente:
- 67 anni e 3 mesi.
E le proiezioni indicano un ulteriore incremento:
- nel 2029, per i nati nel 1962, si potrebbe arrivare a circa 67 anni e 6 mesi.
Va precisato che:
- gli aumenti del 2027 e 2028 sono già stati definiti dalla normativa;
- quello del 2029 è, al momento, una stima, basata sulle analisi della Ragioneria Generale dello Stato, che ha ipotizzato un ulteriore incremento di 3 mesi.
In definitiva, si apre una fase di progressivo innalzamento dell’età pensionabile, legata all’evoluzione della speranza di vita. Un cambiamento che rende sempre più evidente come, nel sistema previdenziale italiano, il momento della pensione dipenda non solo dai contributi versati, ma anche dall’anno di nascita e dal contesto demografico.
