Andare in pensione senza limiti di età è possibile raggiungendo un determinato numero di anni di contributi grazie a due diverse misure. Una è generalista, aperta a tutti i lavoratori, mentre l’altra è riservata solo ad alcune categorie e, per di più, presenta diversi vincoli. Proprio per questo, come vedremo, nei prossimi anni rischia di diventare sempre meno utilizzabile, lasciando di fatto una sola strada realmente percorribile.
Parliamo della pensione anticipata ordinaria e della cosiddetta Quota 41 per lavoratori precoci. Due strumenti che, messi a confronto, mostrano chiaramente alcune contraddizioni del sistema previdenziale italiano e rendono evidente la necessità di una riforma delle pensioni capace di eliminare quello che oggi appare come un vero e proprio cortocircuito normativo.
Pensione anticipata ordinaria e quota 41 precoci a confronto
La pensione anticipata ordinaria è una misura accessibile a tutti i lavoratori e consente di andare in pensione senza alcun limite di età, purché si raggiunga il requisito contributivo richiesto. Fino alla fine del 2026, questo requisito è fissato a:
- 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini
- 41 anni e 10 mesi per le donne
Diverso è il caso della Quota 41 per lavoratori precoci, che consente di andare in pensione con 41 anni di contributi senza differenze tra uomini e donne. Tuttavia, questa misura è soggetta a numerosi vincoli.
Prima di tutto è necessario aver versato almeno un anno di contributi prima dei 19 anni di età, condizione che definisce lo status di lavoratore precoce. Inoltre, è indispensabile avere anzianità contributiva al 31 dicembre 1995, cioè rientrare nel cosiddetto sistema misto.
Come specificato anche sul sito dell’INPS, la misura è destinata agli iscritti all’Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO) o alle gestioni sostitutive ed esclusive dell’AGO, ma solo se possiedono contributi versati entro la fine del 1995.
Non basta però essere lavoratori precoci. È necessario anche appartenere a una delle quattro categorie previste dalla legge, cioè:
- caregiver che assistono familiari disabili
- invalidi civili con almeno il 74% di invalidità
- disoccupati che hanno terminato gli ammortizzatori sociali
- addetti a lavori gravosi
Il cortocircuito della quota 41 rispetto alle pensioni anticipate
Negli anni passati si è spesso parlato di una possibile Quota 41 per tutti, segno evidente che l’attuale versione della misura è molto limitata.
Già dai requisiti emerge chiaramente quanto sia difficile accedervi. Oltre all’appartenenza a una delle quattro categorie previste, ogni categoria deve rispettare condizioni ulteriori e piuttosto stringenti.
Ad esempio:
- per gli invalidi civili serve almeno il 74% di invalidità certificata
- per i caregiver è richiesta una convivenza di almeno sei mesi con il familiare disabile assistito
- per i disoccupati è necessario aver terminato completamente la NASpI
- per chi svolge lavori gravosi è richiesto di aver svolto questa attività per almeno 6 anni negli ultimi 7 oppure 7 anni negli ultimi 10
A tutto questo si aggiunge un altro limite rilevante: non possono accedere alla Quota 41 precoci i lavoratori che:
- non hanno iniziato a versare contributi prima dei 19 anni
- non hanno contributi antecedenti al 31 dicembre 1995
Questo insieme di vincoli rappresenta proprio il cortocircuito del sistema, perché riduce drasticamente il numero di lavoratori che possono accedere alla misura.
Riforma pensioni: quota 41 precoci e pensione anticipata ordinaria, si riparte da queste, ma come?
Guardando al futuro, è probabile che sempre meno lavoratori riusciranno a utilizzare la Quota 41 precoci. Si tratta infatti di una misura destinata a ridursi progressivamente fino a scomparire quasi del tutto.
Sia la pensione anticipata ordinaria sia la Quota 41 precoci sono inoltre soggette all’adeguamento alla speranza di vita. Questo significa che i requisiti contributivi aumentano quando cresce l’aspettativa di vita della popolazione.
Il primo aumento è previsto nel 2027, quando sarà necessario un mese di contributi in più per entrambe le misure. Dal 2028, l’aumento complessivo dovrebbe arrivare a tre mesi, perché si aggiungeranno altri due mesi di requisito contributivo.
A questo si aggiunge un elemento destinato a cambiare radicalmente il quadro: con il passare degli anni spariranno i lavoratori con contributi prima del 1996. Tutti diventeranno contributivi puri, e quindi nessuno potrà più soddisfare il requisito richiesto per la Quota 41 precoci.
Per questo motivo diventa sempre più evidente la necessità di una riforma pensionistica che tenga conto di questa frattura temporale del sistema.
Va ricordato inoltre che gli aumenti dei requisiti previsti per il 2027 e il 2028 non si applicano ai lavoratori impegnati in attività gravose o usuranti. Tuttavia, se in futuro non ci saranno più lavoratori in grado di accedere alla Quota 41 precoci, anche questa tutela rischia di diventare solo una consolazione marginale.
