Mercoledì 11 marzo, il Tesoro terrà l’asta mensile per l’emissione dei nuovi Bot a 12 mesi (ISIN: IT0005699340). Stando alle condizioni di mercato, prevediamo un forte rialzo per il rendimento. Ieri, è salito fino al 2,54% per questa scadenza. Non si vedeva un simile livello dagli inizi dello scorso anno, quando ancora i tassi di interesse fissati dalla Banca Centrale Europea (BCE) sui conti bancari stavano al 3% contro il 2% di oggi. In chiusura di seduta, il rendimento annuale è sceso in area 2,40%. Se questo livello fosse confermato domani sul mercato primario, assisteremmo al dato più alto dalla fine del 2024.
Asta Bot: rendimento atteso in forte rialzo
Nel dettaglio, il Tesoro offrirà 8 miliardi di euro per una scadenza del 12 marzo 2027.
La data di emissione e regolamento è fissata per venerdì 13. Pertanto, il titolo debutterà con una durata di 364 giorni. Giovedì 12, invece, si terrà l’asta supplementare e riservata agli “Specialisti in titoli di stato” per un importo massimo di 800 milioni. In ogni caso, arrivano in settimana a scadenza altri Bot a 12 mesi per un controvalore di 9,9 miliardi. Prevedibile che i rinnovi terranno elevata la domanda, contribuendo a calmierare il rendimento.
Siamo in una fase particolare. Un mese fa, l’asta dei Bot a 12 mesi esitò un rendimento del 2,068% con un prezzo di aggiudicazione di 97,952 centesimi. Alle attuali condizioni di mercato, il prezzo di domani scenderebbe sensibilmente a circa 97,65 centesimi. Sarebbe una buona occasione per le famiglie a caccia di alternative alla liquidità pura. Questa è diventata sempre più rischiosa, in quanto l’aumento dei prezzi dell’energia può innescare una ripresa dell’inflazione con impatto negativo sul potere di acquisto dei risparmi lasciati infruttiferi sui conti bancari.
Liquidità a rischio inflazione
Persino un’asta di Bot a 12 mesi riacquista quell’appeal che aveva perduto negli ultimi mesi con il calo quasi costante del rendimento. Opzione preferibile per chi non volesse investire, bensì maturare un piccolo interesse su un asset di brevissima durata e privo di rischi. L’aspetto positivo di un’operazione del genere è che nel caso in cui l’inflazione attecchisse per davvero, alla scadenza del bond ci sarebbero verosimilmente possibilità di impiegare il capitale in asset a più lunga durata e ancora sufficientemente remunerativi. E anche se si cambiasse idea nei prossimi mesi, le perdite potenziali dal disinvestimento sarebbero basse e tali da non intaccarne la bontà.
Possibile risposta delle banche
L’ultimo rapporto mensile dell’Associazione bancaria italiana riferito al mese di gennaio dava il tasso medio offerto ai clienti sui conti deposito al 2,13% sulle nuove operazioni (2,12% a dicembre). Ricordate, però, che su questi interessi si paga un’imposta del 26%, mentre sui titoli di stato solo del 12,50%. Pertanto, il tasso netto offerto dalle banche risultava ad inizio anno sotto l’1,60%. E così, anche prima di questo aumento repentino del rendimento l’asta dei Bot si mostrava ancora relativamente vantaggiosa. A meno che le banche non adeguino velocemente le condizioni praticate ai clienti, lo sarà ancora di più da domani.
giuseppe.timpone@investireoggi.it