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Accise mobili: come funziona il meccanismo che può ridurre il prezzo del carburante

Le accise mobili possono essere una delle misure che il governo Meloni intende adottare sin da oggi per ridurre il prezzo del carburante.
10 Marzo 2026
Accise mobili per tagliare il prezzo del carburante?
Accise mobili per tagliare il prezzo del carburante? © Investireoggi.it

Il prezzo del carburante alla pompa è salito drasticamente negli ultimi giorni. Ieri, un litro di benzina in modalità self service costava in media 1,785 euro in Italia contro gli 1,674 euro di venerdì 27 febbraio, cioè prima che iniziasse la guerra in Iran. E un litro di diesel è passato da 1,724 a 1,972 euro. Per fermare i rincari il governo Meloni ipotizza l’adozione delle “accise mobili”, una misura prevista da una legge del 2007 e modificata nel 2023. Probabile che il Consiglio dei ministri ne discuterà i termini per il varo dell’atteso decreto legge di oggi. Un’altra misura, non alternativa, consiste nel minacciare controlli della Guardia di Finanza per contrastare la “speculazione” sui prezzi. L’iniziativa lascia il tempo che trova.

Al di là di eventuali pratiche collusive a discapito del libero mercato, la fissazione dei prezzi non può essere imposta dal governo. Quel che accade è molto banalmente l’adeguamento del carburante alle quotazioni di mercato.

Accise mobili carburante: come funzionano

Per capire di cosa stiamo parlando, dobbiamo fare riferimento al prezzo del carburante. Esso si compone essenzialmente di tre voci: il costo della materia prima (greggio), il costo industriale (raffinazione, filiera e utile delle compagnie) e imposte. Quest’ultima voce pesa in misura consistente in Italia e si compone a sua volta di due sotto-voci: accise e IVA. Le prime sono fisse e a partire da gennaio uguali per benzina e diesel, pari a 67,29 centesimi al litro. L’IVA è al 22% e grava su tutto il resto, quindi anche sulle accise stesse.

Scomponendo il prezzo medio di ieri di benzina e diesel, troviamo che il peso delle due imposte sia rispettivamente del 46% e del 41,6%.

Quando il prezzo alla pompa è più basso, il fisco arriva ad incidere anche per i due terzi del totale proprio per la componente fissa delle accise. Lo stato incassa di più per effetto dei rincari e grazie all’IVA, in quanto l’aliquota grava su un prezzo più alto. Il gettito delle accise, invece, rimane invariato. La legge consente già di sterilizzare in maniera quasi automatica il maggiore gettito IVA con l’applicazione di accise mobili. In sostanza, il loro ammontare viene ridotto proporzionalmente all’aumento del prezzo e per impedire che questi superi una certa soglia.

Quale soglia-limite per benzina e diesel?

Non esiste una formula automatica per la loro fissazione. Tutto dipende da quale sia la soglia-limite indicata dal decreto. Ad esempio, se questa fosse di 1,80 al litro per il diesel, le accise verrebbero ridotte rispetto a ieri di 14,10 centesimi. Scenderebbero a 53,19 centesimi. Il loro andamento sarebbe dipendente dalle quotazioni giornaliere del mercato. Nulla toglie che il governo possa seguire un’altra strada più semplice sul piano del calcolo dell’impatto sui conti pubblici, seppure più incerto per i prezzi: il taglio delle accise temporaneo e forfetario. Accadde nel 2022 con la guerra in Ucraina, quando fu di ben 25 centesimi.

Costo per lo stato

I dati sulle entrate fiscali ci dicono che nel 2025 il gettito delle sole accise sul carburante sarebbe stato di circa 37 miliardi di euro.

E per quest’anno la parificazione tra benzina e diesel porterebbe a maggiori entrate tra 500 milioni e 1 miliardo. Ipotizzando il dato più basso, otteniamo che ogni 1 centesimo di accise porta introiti diretti per circa 550 milioni in un anno. Includendo l’IVA, arriviamo a 680 milioni. Tagliare di 10 centesimi le accise per un solo mese, quindi, costerebbe allo stato sopra 560 milioni; 1,13 miliardi per un taglio 20 centesimi. E se lo sconto durasse un paio di mesi, graverebbe sul bilancio dello stato tra 1,13 e 2,25 miliardi.

Le accise mobili avrebbero il pregio di tenere il prezzo del carburante sotto un dato livello certo, mentre creerebbero incertezza sul costo dell’operazione. Ad esempio, se il prezzo al netto delle imposte alla pompa salisse a 1,50 euro, per fissare un tetto a 1,80 euro al diesel servirebbe tagliare le accise di quasi 43 centesimi, oltre i due terzi del totale. E capite bene che l’operazione diverrebbe poco sostenibile per i conti pubblici. Stiamo facendo un esempio volutamente un po’ estremo, dato che ieri il prezzo del diesel ex-imposte viaggiava a 1,15 euro al litro.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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