Le visite fiscali INPS nel 2026 sono tornate al centro del dibattito dopo l’aumento dei controlli sulle assenze per malattia. Negli ultimi mesi l’Istituto ha intensificato le verifiche domiciliari con l’obiettivo di contrastare l’assenteismo e verificare la correttezza delle certificazioni mediche.
Ma quanto è davvero probabile ricevere una visita fiscale a casa? E quando un’assenza durante la malattia può portare a sanzioni o addirittura al licenziamento? Nel report InvestireOggi analizziamo i dati reali e i casi in cui il rischio aumenta.
I numeri reali dei controlli INPS
Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio INPS sulla tutela della malattia, nel 2025 sono stati trasmessi oltre 30 milioni di certificati medici mentre le visite fiscali effettuate sono state circa 838 mila.
Questo significa che la probabilità media di ricevere un controllo domiciliare è intorno al 2,7%.
In alcuni periodi dell’anno la percentuale può salire fino al 6% degli eventi di malattia, ma resta comunque una minoranza rispetto al totale delle assenze certificate.
In altre parole, il medico fiscale non arriva automaticamente a ogni certificato.
Perché i controlli stanno aumentando
Nel secondo semestre del 2025 l’INPS ha effettuato circa 399 mila visite fiscali, con un aumento del 3,7% rispetto all’anno precedente.
L’obiettivo dichiarato è contrastare l’uso improprio delle assenze per malattia e garantire un utilizzo corretto delle tutele previdenziali.
Parallelamente è cresciuto anche il numero dei certificati medici inviati all’INPS, segnale di un aumento generale delle assenze per malattia.
Quando aumenta il rischio di ricevere la visita fiscale
Il sistema di controlli non è completamente casuale. Alcune situazioni aumentano la probabilità di verifica:
- assenze per malattia frequenti nello stesso anno
- malattie brevi e ripetute
- certificati a ridosso di weekend o festività
- richiesta di controllo da parte del datore di lavoro
- patologie con prognosi variabile
In molti casi l’INPS utilizza analisi statistiche e incrocio dei dati per individuare situazioni considerate più “a rischio”.
Le fasce orarie di reperibilità
Durante la malattia il lavoratore deve essere reperibile presso l’indirizzo indicato nel certificato medico per consentire l’eventuale visita del medico fiscale.
La visita domiciliare può essere disposta:
- dall’INPS d’ufficio
- su richiesta del datore di lavoro
Il lavoratore ha quindi l’obbligo di essere presente durante le fasce orarie previste, salvo giustificato motivo.
Cosa succede se non si è in casa
La mancata reperibilità alla visita fiscale può comportare conseguenze economiche e disciplinari.
Tra le principali:
- perdita dell’indennità di malattia
- riduzione del periodo retribuito
- sanzioni disciplinari
- nei casi più gravi o ripetuti, licenziamento
Le sanzioni più pesanti scattano soprattutto quando l’assenza non è giustificata o quando il comportamento viene considerato scorretto dal datore di lavoro.
Un dato che sorprende: la prognosi viene quasi sempre confermata
Le statistiche mostrano che nella maggior parte dei casi il controllo non modifica la prognosi del medico curante.
Secondo i dati disponibili, circa l’80% delle visite fiscali conferma i giorni di malattia indicati, mentre le riduzioni riguardano solo una piccola quota dei casi.
Questo significa che la visita fiscale ha soprattutto una funzione di verifica e deterrenza.
Il vero tema: controlli più mirati, non più automatici
L’aumento delle visite fiscali non significa che ogni lavoratore malato riceverà un controllo. I dati mostrano piuttosto un sistema sempre più selettivo, basato su analisi statistiche e segnalazioni dei datori di lavoro.
Per i lavoratori la regola resta una sola: rispettare le fasce di reperibilità, comunicare correttamente l’indirizzo di domicilio durante la malattia e seguire le indicazioni del medico.