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Oggi: 04 Giu, 2026

Criptovalute controcorrente: i prezzi reagiscono alla crisi in Iran

I prezzi delle criptovalute salgono da quando è scoppiata la guerra in Iran, sorprendendo gli stessi analisti. Ecco le ragioni.
5 Marzo 2026
Prezzi in ripresa per le criptovalute
Prezzi in ripresa per le criptovalute © Investireoggi.it

Il 2026 non era iniziato per nulla bene per le criptovalute, i cui prezzi sono arrivati finanche a dimezzarsi rispetto ai massimi toccati nell’autunno scorso. Basti pensare che Bitcoin era salito al record di 126.000 dollari nel mese di ottobre e alla fine della scorsa settimana risultava sceso a circa 63.000 dollari. Oggi, è arrivato a quotare fino a 73.200 dollari. Un esito imprevisto e non isolato. Anche Ethereum, ad esempio, è passato da 1.850 a 2.140 dollari in una settimana. L’intera capitalizzazione del mercato ha segnato un +12-13% da quando sono iniziati gli attacchi di USA e Israele all’Iran, risalendo a 2.450 miliardi e ai massimi da metà febbraio.

Prezzi delle criptovalute sostenuti da Trump

Nonostante Bitcoin sia stato definito “oro digitale” da parte di alcuni analisti, si è comportato in maniera tutt’altro che simile a quella di un “safe asset”. Mentre il metallo giallo tende sempre ad apprezzarsi nei momenti di crisi, le criptovalute assistono perlopiù alla caduta dei prezzi quando ci sono tensioni o crisi internazionali. Ecco perché non si spiega immediatamente il loro andamento controcorrente di questi giorni. Spoiler: anche questa volta c’entra Trump. Il presidente degli Stati Uniti è un loro sponsor, nonché interessato in prima persona con un business nel settore in mano alla sua famiglia.

Verso legislazione USA più favorevole

Da quando è rientrato alla Casa Bianca, sta cercando di favorire in vari modi gli investimenti in questo asset ancora relativamente giovane e guardato con sospetto dalla finanza tradizionale. E l’altro ieri sui social ha accusare le banche americane di volere sabotare la legislazione sulle criptovalute. Il riferimento è al Genius Act approvato nell’estate scorsa dal Congresso e al Clairity Act in corso di approvazione, che a suo avviso è ostacolato alla Camera e al Senato proprio dalla resistenza degli istituti.

In estrema sintesi, il Genius Act riconosce e norma le stablecoin, a patto che abbiano come sottostante 1 dollaro per ogni emissione (copertura al 100%). Il Clairity Act compie un passo in avanti: se passasse, consentirebbe a terze parti come Coinbase di offrire ai possessori di stablecoin un rendimento. Ad oggi, ciò è vietato per gli emittenti. E le banche temono che questa innovazione possa attirare liquidità dai conti correnti e deposito dei risparmiatori. Dinnanzi a questo rischio, stanno facendo lobbying contro la proposta.

Trump difende crypto agenda

Trump ha fatto presente che la sua “crypto agenda” deve andare avanti senza ostacoli. Ed è questo che sta sostenendo i prezzi delle criptovalute. Resta il fatto, per certi versi clamoroso, che questo rialzo stia avvenendo in un contesto particolarmente sfidante per l’asset. Le tensioni geopolitiche non sono mai state accolte positivamente finora. L’avversione al rischio spinge gli investitori a preferire asset tradizionali e percepiti come sicuri come oro e bond. La sensazione è che questa volta, più che trattarsi di un’eccezione, stiano affluendo capitali all’insegna del “buy the dip”. In pratica, le quotazioni erano scese a livelli talmente bassi da risultare appetibili al mercato.

Prezzi delle criptovalute segnale sul Medio Oriente

Infine, il fatto che i prezzi delle criptovalute stiano sorprendendo al rialzo può essere un segnale positivo circa il fatto che ancora gli investitori non credano che la crisi in Medio Oriente duri a lungo e porti ad una reflazione globale. Se avessero ragione, i tassi di interesse non salirebbero e le condizioni monetarie rimarrebbero relativamente espansive. E’ evidente, però, che più il conflitto durerà e più questa convinzione andrà a scemare.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

 

 

 

 

 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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