Aumentano, sul piano statistico, le richieste di malattia da parte dei lavoratori e crescono, in misura ancora più marcata, i controlli dell’INPS. È questa la sintesi che emerge dagli ultimi dati diffusi dall’Istituto su un diritto sacrosanto del lavoratore, ma sul quale è severamente vietato abusare.
Malattia del lavoratore: ecco cosa fa l’INPS adesso
Ogni volta che l’INPS pubblica dati statistici, gli spunti di riflessione non mancano. Non fa eccezione l’analisi relativa alle assenze per malattia e alle indennità riconosciute ai dipendenti durante i periodi di sospensione dell’attività lavorativa.
Il lavoratore dipendente è tutelato dalla legge: durante la malattia ha diritto sia all’indennità economica sia alla conservazione del posto di lavoro, naturalmente entro limiti ben precisi.
Esiste infatti il cosiddetto periodo di comporto, cioè il numero massimo di giorni di assenza per malattia consentiti in un determinato arco temporale, superato il quale il datore di lavoro può procedere al licenziamento.
Durante la malattia, inoltre, il lavoratore è tenuto a rispettare le fasce orarie di reperibilità per eventuali visite mediche di controllo disposte dall’INPS. È proprio su questo aspetto che i numeri più recenti evidenziano una linea di maggiore rigore: il diritto esiste, ma non può essere utilizzato in modo improprio. Anche perché le conseguenze possono essere particolarmente pesanti e non si limitano alla sola perdita dell’indennità.
I rischi sono elevati, ecco a cosa stare attenti
I dati dell’Osservatorio statistico del Polo unico per la tutela della malattia mostrano un incremento delle certificazioni mediche. Nel periodo giugno-dicembre 2025 sono stati trasmessi circa 14 milioni di certificati di malattia, con un aumento del 2,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Parallelamente, sono cresciuti anche i controlli: l’INPS ha disposto quasi 400.000 visite fiscali domiciliari, con un incremento del 3,7%. Un segnale chiaro di maggiore attenzione e di un approccio improntato alla cosiddetta tolleranza zero verso eventuali abusi.
Va ricordato che oggi i certificati vengono trasmessi digitalmente dal medico curante all’INPS; al datore di lavoro il dipendente comunica soltanto il numero di protocollo. Ciò consente un monitoraggio più rapido ed efficace da parte dell’Istituto.
Malattia del lavoratore e conseguenze se ci si assenta alle visite fiscali
Il lavoratore in malattia deve rendersi reperibile presso il domicilio comunicato nelle fasce orarie previste: dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 17:00 alle 19:00, inclusi domeniche e giorni festivi. Le visite fiscali possono essere disposte in qualunque giorno e anche più volte nel corso dello stesso evento morboso.
Eventuali assenze devono essere adeguatamente giustificate. Inoltre, ogni variazione di domicilio o di recapito durante la malattia deve essere comunicata tempestivamente.
Le sanzioni sono severe. In caso di assenza ingiustificata alla prima visita, il lavoratore può perdere l’indennità per i primi dieci giorni di malattia. In caso di seconda assenza, scatta la riduzione del 50% dell’indennità per il restante periodo. Alla terza assenza ingiustificata, l’indennità può essere revocata del tutto e possono essere avviate sanzioni disciplinari, fino a mettere a rischio il posto di lavoro.
Il messaggio è chiaro: la malattia resta un diritto fondamentale, ma il suo utilizzo richiede correttezza e rispetto delle regole. I controlli aumentano e con essi anche le conseguenze per chi sceglie di ignorarle.