Il nono Congresso del Partito dei Lavoratori, la formazione che gestisce il potere in Corea del Nord insieme alla dinastia dei Kim e all’esercito sin dal 1948, ha esitato un’apparente apertura agli USA da parte del Leader Supremo. Kim Jong Un si è detto disposto a trattare con la superpotenza mondiale per giungere ad un accordo, ma ad una sola condizione: che Washington riconosca lo status di potenza nucleare di Pyongyang. Si tratta di un ribaltamento delle condizioni poste in questi anni dalla prima e dalla seconda amministrazione guidata da Donald Trump: accordo in cambio dell’abbandono del programma nucleare.
Da Nord Corea apertura dubbia
Così com’è stata concepita, difficilmente la proposta nordcoreana potrà essere presa in considerazione dagli USA. L’unica speranza che Kim Jong Un ha è che il presidente americano tratti sulla base del realismo politico, ossia che prenda atto che la Corea del Nord possiede già le armi nucleari e che può, semmai, negoziare affinché non vengano usate contro il suo Paese e gli alleati nella regione. Si è trattato, dunque, di una vera apertura? La sensazione è che il dittatore sia in cerca di attenzioni. Se durante il primo mandato Trump gli dedicò ben tre incontri, da quando è tornato alla Casa Bianca non ha quasi affrontato la questione, preso da altre incombenze come Ucraina, Gaza, Venezuela e Iran.
Avvicinamento alla Russia di Putin
La Corea del Nord sta beneficiando delle tensioni geopolitiche, inserendosi nella guerra tra Russia e Ucraina a fianco della prima. Ha inviato qualcosa come 15.000 soldati, riportando ingenti perdite umane. Tuttavia, nella fredda contabilità del regime comunista si è trattato di un’operazione vincente. Ha rinsaldato le relazioni diplomatiche con Mosca e rilanciato quelle economiche, con le esportazioni verso il vicino del nord ad essere esplose, pur rimanendo contenute in valore assoluto. Pyongyang è diventata l’armeria dei russi.
Per riconoscenza, Vladimir Putin ha usato il potere di veto al Consiglio di Sicurezza ONU nel 2024 per bloccare nuove sanzioni internazionali a carico del prezioso alleato.
Verso joint venture con Russia e Cina
Il congresso, conclusosi il 23 febbraio scorso, ha visto Kim Jong Un pronunciare il suo più lungo discorso da quando ha assunto la guida del Paese nel dicembre 2011, superando quello di nove ore tenuto nel congresso del 2021. Il nuovo piano quinquennale prevede un miglioramento qualitativo più che quantitativo della crescita. In particolare, è stato dato mandato al governo di stringere partnership con società russe e cinesi per creare joint venture, così che i lavoratori possano accrescere il loro know-how. L’obiettivo sarebbe di trasformare la Corea del Nord in una fabbrica per automotive e tecnologie sensibili, grazie al lavoro a basso costo. Per questo sarà prioritario rendere più flessibili i termini per i contratti di lavoro.
La gestione dell’economia è stata affidata alla sorella del dittatore e già alta funzionaria del partito, Kim Yo Jong. La figlia Kim Ju-ae, invece, pur ancora giovanissima, presiederà il programma missilistico. Pare che sia stata indicata formalmente come successore del padre, anche se sul punto non si sono certezze. L’economia domestica sarebbe in ripresa, pur in assenza di dati ufficiali forniti da Pyongyang.
Sta beneficiando proprio dell’avvicinamento alla Russia, ma anche della maggiore tolleranza verso il settore privato, pur dopo anni in cui la repressione era ripresa più forte di prima.
Condizioni economiche in ripresa
Il monitoraggio esterno di cambio e prezzi suggerisce, però, che esisterebbero forti criticità. Il cambio al mercato nero contro il dollaro risulta apprezzatosi del 10% dai minimi storici toccati ad inizio anno. Tuttavia, perde oltre i tre quarti del suo valore negli ultimi due anni. E il riso costa la metà rispetto ai massimi raggiunti nell’ottobre scorso, ma su base annua il prezzo di mercato è quasi raddoppiato. Dunque, ci sarebbe un miglioramento in corso da qualche mese a questa parte, forse conseguenza della maggiore produzione interna. Rispetto anche solo a 1-2 anni fa, però, la situazione resta molto peggiorata.
Apertura di Nord Corea segnale di debolezza per Kim Jong Un?
Come valutare l’apertura della Corea del Nord agli USA? A primo acchito, sembrerebbe un segnale di debolezza. Kim Jong Un si rivolge indirettamente a Trump per ottenere visibilità e un possibile accordo. A quale fine? Allentare le sanzioni internazionali, che contribuirebbero a tenere l’economia in condizioni di grave sottosviluppo attraverso l’isolamento. D’altra parte, non si tratterebbe neppure di una vera apertura, bensì di una sfida all’establishment americano, affinché certifichi la situazione di fatto venutasi a creare con il programma missilistico nucleare. E parrebbe che l’economia sia risalita dai minimi toccati fino al 2021-2022, anche se allora l’interlocuzione con l’amministrazione Biden appariva quasi impossibile.
giuseppe.timpone@investireoggi.it