Anche se non rappresentò una novità assoluta, lo sgravio contributivo legato al posticipo del pensionamento introdotto lo scorso anno dal governo Meloni fece molto parlare di sé. Non era un inedito, perché un meccanismo simile c’era già anni fa con il cosiddetto bonus Maroni. Che consentiva di monetizzare la scelta di restare al lavoro pur avendo maturato i requisiti per la pensione.
L’attuale esecutivo ha riproposto una misura analoga, ribattezzata bonus Giorgetti. E ora che la misura è confermata anche per il 2026, l’INPS ne ha chiarito modalità e ambito di applicazione.
Incentivo al posticipo del pensionamento 2026
Il bonus Giorgetti introdotto nel 2025 è confermato per il 2026.
Lo scorso anno era applicabile a due diverse misure di pensionamento anticipato; oggi, invece, resta attivo per una sola. Non perché l’incentivo si ridimensiona nel 2026, ma perché una delle misure a cui si collegava – Quota 103 – non c’è più dal 31 dicembre 2025. Senza alcuna proroga.
Attualmente il bonus si applica esclusivamente alla pensione anticipata ordinaria, una delle due misure strutturali del sistema previdenziale italiano insieme alla pensione di vecchiaia.
La pensione anticipata ordinaria si consegue con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Senza alcun requisito anagrafico minimo. È proprio l’assenza di un limite di età a distinguerla dalla pensione di vecchiaia.
Il bonus Giorgetti consiste nella possibilità di rinviare l’uscita dal lavoro pur avendo maturato il diritto alla pensione anticipata. Trasformando così una parte dei contributi previdenziali in stipendio netto.
I contributi per la pensione trasformati in stipendio, l’INPS spiega la procedura
I lavoratori dipendenti che maturano i requisiti per la pensione anticipata entro il 31 dicembre 2026 possono scegliere se andare in pensione oppure restare al lavoro beneficiando dell’incentivo.
Il meccanismo è semplice: l’agevolazione consiste nello sgravio della quota contributiva a carico del lavoratore, pari al 9,19% della retribuzione, che normalmente confluisce nel Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti (FPLD). La contribuzione complessiva è del 33%, ma la parte restante è a carico del datore di lavoro.
Optando per il rinvio della pensione, il lavoratore può chiedere che il 9,19% a suo carico non sia più versato come contributo. Ma resti direttamente in busta paga. In questo modo lo stipendio netto aumenta per tutti i mesi di permanenza in servizio successivi alla maturazione del diritto.
La disciplina è stata chiarita dall’INPS con la circolare n. 19 del 25 febbraio, che al punto 3 tratta l’“Estensione dell’incentivo al posticipo del pensionamento ai lavoratori dipendenti che maturano entro il 31 dicembre 2026 i requisiti per la pensione anticipata”.
In sostanza, si tratta di una scelta. Andare in pensione subito oppure restare al lavoro con uno stipendio più alto. In questo ultimo caso monetizzando la propria quota contributiva.
