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Cuba senza petrolio, avanza il settore privato

Cuba è rimasta a corto di petrolio e mentre rischia una crisi umanitaria, il settore privato può ribaltare le sorti dell'isola
26 Febbraio 2026
Cuba, crisi del petrolio opportunità per settore privato
Cuba, crisi del petrolio opportunità per settore privato © Investireoggi.it

Si aggrava la situazione a Cuba, dove la carenza di petrolio sta provocando quella che gli osservatori internazionali iniziano a definire una crisi umanitaria. Il blocco imposto dagli Stati Uniti non è l’unica ragione in assoluto. Per quasi 70 anni l’isola aveva beneficiato di importazioni di energia a bassissimo costo o persino gratuite, prima grazie all’Unione Sovietica e negli ultimi decenni al Venezuela di Hugo Chavez e Nicolas Maduro. La cattura di quest’ultimo ha assestato un durissimo colpo al regime castrista. Il Pil è già crollato del 5% nel solo 2025 e del 15% negli ultimi 5 anni. L’inflazione ufficiale si aggira intorno al 14%, ma quella reale viene stimata dagli analisti indipendenti non meno del 70%.

Crisi del petrolio massimizza pressione su Cuba

Il tasso di cambio è sprofondato ai nuovi minimi storici. Questa mattina, un dollaro valeva ben 472 pesos. Prima della maxi-svalutazione del 16 dicembre scorso, ufficialmente bastavano meno di 125 pesos. Ma tra L’Avana e Washington le relazioni diplomatiche non sono così inesistenti come il presidente Miguel Diaz-Canel vuole far credere alla popolazione. Il segretario di Stato, Marco Rubio, che è anch’egli di origini cubane, starebbe trattando con Raúl Guillermo Rodríguez Castro, nipote di Raul Castro, ex presidente e fratello di Fidel.

Cambio al collasso a Cuba
Cambio al collasso a Cuba © License Creative Commons

La Casa Bianca sta massimizzando la pressione sull’isola per ottenere due cose: la liberalizzazione dell’economia, con anche l’ingresso di capitali americani per gli asset infrastrutturali; la liberazione dei prigionieri politici. E nel frattempo sta accadendo qualcosa di apparentemente paradossale: dalla Florida vengono spedite imbarcazioni cariche di carburante e dirette su Cuba.

Quindi, gli Stati Uniti starebbero violando il loro stesso embargo?

Settore privato cruciale

La situazione è complessa. Le spedizioni riguardano i cosiddetti ISO container, che misurano 20 piedi e con capacità massima di 6.900 galloni (26.119 litri). Diversi imprenditori, spesso di origini cubane, stanno rifornendo alcune realtà private dell’isola. L’embargo vieta di fornire carburante alle attività statali. Da cui la scappatoia legale. Si sta generando un business, che allevia la crisi del petrolio a Cuba. Qui, le importazioni di greggio da parte di società private sono consentite, a patto che servano alle stesse attività e non rivendano a terzi.

Il settore privato a Cuba è di dimensioni ridotte e in alcuni casi in mano ad esponenti del regime, persino della stessa famiglia Castro. Non è sempre facile operare una distinzione con il settore pubblico, che resta strabordante. L’Avana sta trovando conveniente, tuttavia, lasciare che il carburante in qualche modo affluisca per tamponare il fabbisogno. A fronte di consumi stimati in 100.000 barili al giorno, le estrazioni locali non vanno oltre un terzo. I restanti due terzi devono essere soddisfatti attraverso le importazioni, che da un paio di mesi sono state quasi del tutto interrotte.

Isola tra blackout e rischio malattie infettive

La stessa politica a Washington si sta mettendo in moto per dare certezze a chi opera in questo business.

C’è chi sostiene la necessità che il governo federale rilasci maggiori licenze specifiche e chi propende per la concessione di una licenza generale. Nel settore c’è paura di violare i termini dell’embargo, specie per la natura ambigua di alcuni clienti, a metà tra attori privati e pubblici. Per il settore privato a Cuba la crisi del petrolio sta diventando un’opportunità di dimostrare il valore aggiunto che può apportare all’economia. Un litro di benzina viene ormai venduto anche a 6-7 dollari al mercato nero contro gli 1,30 dollari ufficiali.

I blackout sono quotidiani e durano anche 12-18 ore consecutive, impedendo persino l’apertura degli esercizi commerciali per la vendita di generi alimentari. I frigo non funzionano e le attività turistiche sono ferme tra carenza di beni e timori degli stranieri per un possibile attacco americano, oltre che per la diffusione di malattie a causa della crescente incuria sull’isola. I camion per la raccolta dei rifiuti non passano quasi più nelle città, essendo a corto di carburante. I sacchi dell’immondizia si accumulano ai bordi delle strade e le infezioni dilagano. Nel frattempo, la carenza di riserve valutarie impedisce le importazioni anche di beni di prima necessità, facendone esplodere i prezzi.

Crisi del petrolio a Cuba peggiore degli anni ’90

La situazione che sta vivendo Cuba in questi mesi rischia di essere peggiore di quella di metà anni Novanta. Quando cadde l’Urss, il regime comunista si ritrovò senza un alleato nel panorama internazionale che lo sostenesse economicamente. Il Pil si dimezzò e la fame fu talmente tanta che i cittadini arrivarono a mangiare i gatti per strada. Rispetto ad allora il regime è più debole anche sul piano dell’immagine. La vecchia guardia della Revolucion del ’59 o non c’è più o è tutta ottuagenaria, se non persino sopra i 90 anni. La crisi del petrolio può essere l’ultima botta per almeno svecchiare i vertici al comando.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

 

 

 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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