L’estensione del compenso per copia privata arriva anche sugli spazi digitali di archiviazione online. Con il nuovo decreto ministeriale firmato dal ministro della Cultura Giuli, il prelievo finora applicato a dispositivi come smartphone, pc e tablet viene ampliato alla memoria remota. Si tratta di una novità che sta già facendo discutere e che viene definita, nel dibattito pubblico, tassa cloud.
Tassa cloud: come cambia il compenso per copia privata
Il meccanismo del compenso per copia privata consente la riproduzione di opere musicali e audiovisive protette da diritto d’autore per uso esclusivamente personale e da fonti lecite. In base alla disciplina vigente, il contributo viene già corrisposto al momento dell’acquisto di apparecchi e supporti idonei alla registrazione o alla conservazione di contenuti, come telefoni, computer e tablet.
Con il nuovo decreto ministeriale (dm Cultura), lo stesso principio viene esteso anche alla “memoria in cloud o spazio di memorizzazione in cloud”. In sostanza, la disponibilità di spazio digitale su server remoti diventa oggetto di un prelievo periodico, calcolato in base ai gigabyte utilizzati.
Questa impostazione comporta che il contributo venga richiesto a prescindere dal tipo di file archiviato online. Non rileva, quindi, se nello spazio remoto siano presenti fotografie personali, video delle vacanze o documenti di lavoro. L’applicazione è collegata alla mera disponibilità dello spazio, con il rischio di un doppio pagamento per chi abbia già versato il compenso sui dispositivi fisici.
Insomma di recente i consumatori stanno facendo conti con l’arrivo di nuovi tributi. Dopo la tassa sui pacchi, ora ci sarà da fare i conti anche con la tassa cloud.
Quanto costa la tassa cloud e come si calcola
Il decreto stabilisce importi precisi per il nuovo contributo. Non è previsto alcun addebito fino a 1 gigabyte di spazio. Oltre tale soglia, si applicano le seguenti tariffe:
- 0,0003 euro per ciascun gigabyte da 1 a 500 GB;
- 0,0002 euro per ogni gigabyte eccedente i 500 GB.
Il calcolo è mensile e riferito al singolo utente. È inoltre fissato un tetto massimo pari a 2,40 euro al mese per ciascun utilizzatore. Ciò significa che, anche in presenza di grandi quantità di spazio disponibile, l’importo non potrà superare tale limite mensile.
Dal punto di vista tecnico, il contributo assume la forma di un compenso periodico, determinato per gigabyte e per utente, con un limite massimo mensile. Sono inoltre previsti obblighi dichiarativi e adempimenti amministrativi a carico dei fornitori dei servizi cloud e degli operatori della filiera.
Doppio prelievo e obblighi per gli operatori
Uno degli aspetti più discussi riguarda la possibile duplicazione del costo. Il compenso per copia privata è già incluso nel prezzo di numerosi dispositivi e supporti di archiviazione. L’estensione alla memoria online introduce quindi un ulteriore esborso, questa volta ricorrente.
Chi ha acquistato un dispositivo pagando il relativo compenso potrebbe trovarsi a sostenere un nuovo prelievo per il solo fatto di disporre di spazio su piattaforme digitali. Il pagamento non dipende dall’effettiva presenza di opere protette da diritto d’autore, ma dalla potenziale idoneità dello spazio a contenerle.
Il decreto attribuisce ai fornitori di servizi cloud specifici obblighi amministrativi. Le imprese dovranno calcolare il contributo dovuto in base ai gigabyte messi a disposizione e provvedere ai versamenti secondo le modalità previste. Si tratta di un onere aggiuntivo che incide sull’organizzazione e sulla gestione dei servizi digitali.
Nel dibattito pubblico questa novità è stata ribattezzata tassa cloud, espressione che sintetizza l’idea di un’imposta applicata alla semplice disponibilità di spazio virtuale.
Tassa cloud al centro delle polemiche
L’annuncio del decreto ha suscitato reazioni critiche da parte delle associazioni di settore. In particolare, Anitec-Assinform, che rappresenta le imprese ICT e dell’elettronica di consumo aderenti a Confindustria, ha espresso forte preoccupazione per la misura.
Secondo l’associazione, il nuovo contributo sarebbe un balzello superato dai tempi e in grado di penalizzare sia i consumatori sia l’innovazione tecnologica. L’estensione del compenso alla memoria remota viene vista come un aggravio economico che potrebbe incidere sui costi dei servizi digitali.
Il confronto resta aperto, anche alla luce dell’impatto concreto che la tassa cloud potrà avere su utenti e operatori. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il quadro normativo sarà definitivo e la tassa cloud entrerà a pieno titolo nel sistema del compenso per copia privata, segnando un nuovo capitolo nella regolazione dei servizi di archiviazione digitale.
Riassumendo
- Il decreto cultura estende il compenso per copia privata alla memoria cloud.
- Nessun costo fino a 1 GB di spazio archiviato.
- Tariffa: 0,0003 euro fino a 500 GB, poi 0,0002 euro.
- Tetto massimo mensile fissato a 2,40 euro per utente.
- Possibile doppio pagamento rispetto ai dispositivi già tassati.
- Critiche di Anitec-Assinform contro la nuova tassa cloud.