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Arabia Saudita: petrolio non salva i conti, tagli ai mega‑progetti

I conti non tornano in Arabia Saudita, il petrolio non basta a coprire le spese. L'alto deficit costringe il principe a fare tagli ai mega-progetti.
25 Febbraio 2026
Conti in rosso in Arabia Saudita
Conti in rosso in Arabia Saudita © Investireoggi.it

Il quarto trimestre del 2025 ha esitato il più alto deficit fiscale in Arabia Saudita dal 2020, l’anno nero della pandemia. E nell’intero esercizio, i conti pubblici hanno registrato un disavanzo di 276,6 miliardi di rial (73,73 miliardi di dollari), salito al 5,5% del Pil dal 2,5% del 2024. Le entrate non petrolifere sono cresciute a 505,3 miliardi di rial (134,7 miliardi di dollari), mentre quelle petrolifere sono scese da 756,6 a 605,7 miliardi (161,52 miliardi di dollari). La spesa pubblica nel complesso è stata di 1.388 miliardi, incidendo per circa il 27,6% del Pil.

Conti Arabia Saudita in rosso

Il ripiegamento delle quotazioni del greggio ha più che compensato l’aumento della produzione, ormai salita sopra 10 milioni di barili al giorno e ai massimi dalla primavera del 2023. All’inizio dell’anno, il Brent è sceso fin sotto i 60 dollari al barile con la cattura di Nicolas Maduro e la prospettiva di un aumento dell’offerta globale con il ritorno del Venezuela sui mercati.

Le attuali tensioni tra Stati Uniti e Iran hanno riportato il prezzo sopra 70 dollari. Una buona notizia per l’Arabia Saudita, ma non troppo. Il regno avrebbe bisogno di vendere il greggio a non meno di 97 dollari per pareggiare i conti; se includiamo le spese del fondo sovrano PIF, ad almeno 114 dollari.

Il cosiddetto “oil fiscal breakeven” non ha niente a che vedere con i costi di estrazione. Fosse per quelli, Riad avrebbe bilanci in attivo già da una decina di dollari al barile. Il problema è che il regno fa ancora affidamento sui proventi petroliferi per finanziare la spesa pubblica. Nello specifico, questi hanno inciso nel 2025 per quasi il 55% delle entrate complessive.

Una percentuale altissima, ma inferiore all’oltre l’80% del 2015, prima che il principe Mohammed bin Salman prendesse le redini del potere e lanciasse la famigerata Vision 2030.

Riforme funzionano

Il futuro monarca ha varato un programma di micro-riforme con l’obiettivo di sganciare l’Arabia Saudita e i suoi conti dall’eccessiva dipendenza verso il petrolio. E bisogna ammettere che questa svolta stia pagando. Tanto per fare un esempio, uno dei target prefissati era di raggiungere un tasso di occupazione femminile entro la fine di questo decennio al 33%. Questo livello è già stato da tempo più che superato. Considerate anche le donne in cerca di lavoro, il loro tasso di partecipazione è salito al 36,5%. Lo stesso tasso di occupazione generale è esploso al 64,6% nel terzo trimestre del 2025 dal 52% di inizio 2017.

Esistono, tuttavia, grosse differenze tra gli occupati nazionali e stranieri. I primi lavorano per meno della metà nella fascia di età 15-64 anni. Il freno non è soltanto la bassa occupazione femminile, quanto anche l’elevata dipendenza delle famiglie dai sussidi statali. Il principe fece presente già a suo tempo che la pacchia sarebbe finita. Le entrate non petrolifere stanno salendo proprio per la diversificazione economica in corso, nonché per l’introduzione di imposte, tra cui sui consumi. Esse hanno inciso nel decennio per il 107% dell’aumento delle entrate complessive. La loro incidenza sul Pil era di appena il 5,7% nel 2015, mentre nel 2025 saliva al 10%.

Tagli ai mega-progetti costosi

Per cercare di diversificare l’economia saudita, il principe MbS ha puntato molto su mega-progetti infrastrutturali con l’obiettivo di superare alcune asperità del territorio e di attirare capitali stranieri. E’ così che è nato il progetto NEOM, un paradiso finanziario futuristico in pieno deserto, dalla struttura lineare e alimentato totalmente dalle energie rinnovabili. Il costo iniziale era stimato in 500 miliardi di dollari, mentre adesso sarebbe il triplo. Troppo anche per i conti dell’Arabia Saudita, già oberati da entrate petrolifere in calo.

Per questa ragione il principe sta tagliando tutti i progetti non fondamentali per gli obiettivi strategici che si è posto. Gli investimenti restano concentrati su eventi come Expo 2030 e i Mondiali di Calcio nel 2034. Riad vuole mostrarsi aperta, tollerante, rassicurante per gli stranieri, specie di fede non musulmana. Il riconoscimento di numerosi diritti alle donne va in questa direzione. Possono guidare, uscire di casa da sole, lavorare, non hanno l’obbligo di indossare il velo, ecc. Una liberalizzazione dei costumi che ha favorito l’occupazione e la crescita del Pil.

Arabia Saudita non rinuncia a conti in ordine

Ora, però, tira aria di austerità nel regno. Sospeso anche il progetto per la costruzione della nuova torre a forma di cubo nella capitale, il Mukaab, che nelle intenzioni originali dovrebbe essere di 400 metri largo, lungo e alto. La realizzazione può attendere. Ci sono i bilanci da far quadrare. Non che i soldi manchino in assoluto. Grazie agli enormi avanzi di bilancio realizzati negli anni in cui le entrate petrolifere sono state alte, il fondo sovrano dispone di asset per 1.150 miliardi di dollari, circa l’85% del Pil. Le riserve nazionali ammontano ad altri 106,4 miliardi di dollari e non sono stati intaccati dal deficit del 2025, finanziato solo ricorrendo alle emissioni di debito sul mercato.

La forza dell’Arabia Saudita di questi decenni è stata data dalla sua esibita capacità di gestire i conti con parsimonia, sapendo approfittare della ricchezza offerta dal petrolio. Il ritorno all’indebitamento è stato consentito sotto il nuovo corso per garantire al fondo sovrano di impiegare le sue risorse in asset più redditizi, così da migliorare la situazione patrimoniale complessiva.

I tagli ai mega-progetti si stanno rendendo necessari per fermare sul nascere un possibile deragliamento dagli obiettivi.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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