All’asta dei titoli di stato a medio-lungo termine in programma per giovedì 26 febbraio, il Tesoro emette la quinta tranche del CcTeu 14 aprile 2035 (ISIN: IT0005680753) e offre allo scopo tra un minimo di 2 e un massimo di 2,5 miliardi di euro. Altri 375 milioni saranno offerti all’asta supplementare di venerdì 27, che sappiamo essere riservata agli “Specialisti in titoli di stato”. Il regolamento delle sottoscrizioni è fissato per il prossimo 2 marzo.
CcTeu 2035 e tasso di “breakeven”
Il CcTeu 2035 è un bond con cedola indicizzata all’Euribor a 6 mesi, il quale è a sua volta un tasso di mercato a breve termine. Nel dettaglio, il titolo offre un premio o “spread” dello 0,8% annuale rispetto al tasso di riferimento. La cedola viene ricalcolata ogni 6 mesi (14 aprile e 14 ottobre di ogni anno), facendo riferimento all’Euribor vigente due giorni antecedenti l’inizio di ogni periodo cedolare.
Inserire in portafoglio il CcTeu 2035 significa scommettere sull’andamento dei tassi per un periodo prolungato. Al termine della seduta di ieri, si acquistava sul mercato secondario a circa 101,40, cioè sopra la pari. Calcolando il solo rendimento al netto dell’Euribor, esso risultava dello 0,64%. Allo stesso tempo, il BTp 2035 con cedola fissa offriva il 3,17%. Quel 2,53% in più rappresenta ciò che per gli investitori sarebbe il tasso Euribor a 6 mesi medio da qui alla scadenza del bond.
Scommessa sui tassi legata all’inflazione
Dunque, acquistarlo implica scommettere che l’Euribor sia non inferiore al 2,53% nella media fino alla primavera del 2035. Se risultasse inferiore, il CcTeu 2035 avrebbe reso meno del bond del Tesoro di pari durata e cedola fissa. Sopra, avrebbe reso di più. Attualmente, l’Euribor a 6 mesi è al 2,14%, leggermente più alto del più noto Euribor a 3 mesi.
Essi seguono l’andamento dei tassi di interesse fissati dalla Banca Centrale Europea e fermi al 2% sui depositi bancari dal giugno dello scorso anno.
Sulla base di questi numeri, il mercato crede che Francoforte tenga i tassi per i prossimi 9 anni di neanche mezzo punto percentuale sopra i livelli attuali. Uno scenario molto realistico, considerato che al momento essi sono bassi, pur molto più alti dei tassi azzerati e negativi che l’Eurozona ebbe per circa un decennio fino al 2022. C’è da dire che l’istituto alza i tassi quando l’inflazione nell’area sale e minaccia il target del 2%, considerato compatibile con il mantenimento della stabilità dei prezzi.
Previsioni a lungo termine complicate dal contesto globale
Le previsioni del mercato insite nei bond sovrani dell’area non segnalano un surriscaldamento delle aspettative d’inflazione. Stando ai nostri BTp-i, ad esempio, queste restano sotto il 2% per il medio-lungo periodo. D’altra parte, è molto difficile fare previsioni a lungo, specie in un contesto economico e geopolitico globale molto mutevole. Il CcTeu 2035 consente all’investitore di sfruttare a proprio favore l’eventuale rialzo dei tassi, che di norma colpisce i possessori di bond. Il rischio è che i tassi scendano e in media restino sotto il “breakeven” che renderebbe l’investimento almeno ugualmente profittevole rispetto a un bond ordinario.
Un’ipotesi concreta in uno scenario di bassa crescita ed euro forte per anni.
giuseppe.timpone@investireoggi.it