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Glovo sotto accusa: “sfrutta” i rider con consegne da pochi euro – surreale allarme in Italia

L'accusa di caporalato a carico di Glovo per presunto sfruttamento dei rider appare surreale e devia l'attenzione dai veri problemi del lavoro in Italia.
11 Febbraio 2026
Glovo sotto accusa per sfruttamento dei rider
Glovo sotto accusa per sfruttamento dei rider © Investireoggi.it

L’accusa è di quelle pesanti, che possono distruggere reputazione e immagine di un marchio aziendale di portata internazionale. La Procura di Milano ha disposto d’urgenza il controllo giudiziario di Foodinho, la società a capo del colosso spagnolo delle consegne Glovo. E’ accusata di caporalato, ossia di sfruttamento dei 40.000 rider che operano sul territorio italiano, di cui 2.000 nella sola Milano. Stessa accusa è contestata al suo CEO, Pierre Miquel Oscar. Secondo le indagini, i lavoratori percepirebbero fino all’81,62% in meno rispetto ai minimi salariali previsti dalla contrattazione collettiva e fino al 76,95% sotto la soglia di povertà.

Glovo accusata di sfruttamento dei rider

Nel 75% dei casi, secondo i Carabinieri che hanno effettuato le indagini, mancherebbero in media 5.000 lordi euro all’anno per arrivare al reddito minimo indispensabile per una vita dignitosa. E nei casi peggiori fino a 12.000 euro in meno all’anno.

La notizia ha fatto il giro della rete, dato che Glovo è famosa in tutto il mondo per le consegne di cibo. L’accusa di caporalato è grave. In Italia, rievoca fasi buie della nostra storia, specie nel Meridione. Un fenomeno non ancora del tutto estirpato nel settore agricolo, come segnalano negli anni recenti alcuni casi gravi emersi in Puglia, Calabria e Campania, in particolare.

Davvero Globo si comporta da caporale con i suoi collaboratori? La realtà è più complessa di quella che fanno intendere i numeri di cui sopra. Ogni consegna viene pagata da 2,50 a 3,70 euro, a seconda della distanza e anche in base alla puntualità o meno. Attenzione, questa non è la retribuzione lorda oraria. A priori, non è possibile stabilire quale sia, visto che in un’ora un rider può effettuare più consegne o neanche una. Molto dipende dalle dimensioni dell’area urbana in cui opera.

Una cosa è lavorare su Milano, un’altra nella provincia di un piccolo capoluogo.

Pagamenti legati alle consegne

In media, i tempi di consegni in molte città variano da 30 a 45 minuti. Questo è quanto sappiamo. E’ sfruttamento dei rider? Supponiamo che in mezza giornata riuscissimo ad effettuare 10 consegne: il nostro compenso si attesterebbe attorno ad una trentina di euro. Non sarebbe affatto male. Domanda: ma è un’ipotesi realistica? La risposta è stata sopra anticipata: dipende da dove si opera. Glovo non è una società che assume a tempo indeterminato e full-time, ma paga in base alle prestazioni. Se un rider effettuasse una sola consegna al giorno, perché non ci sono richieste dei clienti, percepirebbe pochissimi euro. Sarebbe sfruttamento? No, semplicemente starebbe lavorando a bassissima intensità.

Sta al rider decidere se la collaborazione abbia un senso. Non possiamo aspettarci che Glovo carichi sulle singole consegne costi tali da garantire una retribuzione adeguata anche con pochi ordini processati. Stiamo parlando di lavoretti, che hanno un senso per arrotondare come nel caso di uno studente. In molti casi, vengono svolti da lavoratori extra-comunitari privi di alternative valide. Nell’eventualità che la richiesta del Pm venisse accolta e la società finisse in amministrazione straordinaria, l’unica soluzione possibile sarebbe per essa di uscire dal mercato italiano.

I rider non ci guadagnerebbero. Anziché ottenere pagamenti migliori, perderebbero anche quelli sinora ricevuti.

Giudici non possono sostituirsi al mercato

Fatto salvo che le condizioni di lavoro non possano confliggere con le norme in materia, non spetta alla giustizia stabilire quali tipi di servizi possano operare o meno in Italia. Questi numeri non provano alcuno sfruttamento dei rider da parte di Glovo, semmai le scarse probabilità di farsi uno stipendio dignitoso con questo genere di lavoro. E non perché i pagamenti siano in sé bassi, quanto per l’insufficienza di ordini a consentire una loro frequenza durante la giornata e la settimana lavorativa. Se un agente di commercio non vende, non guadagna e non può accusare il committente di sfruttarlo. Più semplicemente, non c’è sufficiente mercato per il prodotto o servizio proposto ai clienti.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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