Tassazione Tfr: calcolo aliquota e imponibile

Alessandra M., redazione Investireoggi.it
Aggiornato il 29 Novembre 2011, ore 10:16
14
COMMENTI
COMMENTA
LA NOTIZIA

Breve guida alla tassazione separata del TFR, come si determina l'aliquota media applicabile alla base imponibile e come viene tassato il trattamento erogato mensilmente in busta paga

Mini guida alla tassazione del TFR, il trattamento di fine rapporto, anche alla luce delle ultime novità previste dalla legge di stabilità 2015 che prevede l'erogazione, a richiesta del lavoratore, ogni mese in busta paga di una quota della liquidazione.

Accantonamento TFR: le possibili opzioni

Quello che viene comunemente denominato TFR, è l’acronimo del trattamento di fine rapporto, ossia la prestazione economica che compete al lavoratore subordinato all’atto della cessazione del rapporto di lavoro ( per qualsiasi motivo, sia esso licenziamento, dimissioni, o raggiungimento dell’età della pensione). Annualmente spetta al datore di lavoro ( l'azienda) accantonare il Tfr maturato dai propri lavoratori. Tuttavia il lavoratore può anche  decidere di conferire il trattamento di fine rapporto al fondo di previdenza complementare e in questo caso, sarà il datore di lavoro a effettuare i versamenti delle quote maturate e dell'eventuale contribuzione a proprio carico.

Calcolo TFR: gli step da seguire

La retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto è costituita da tutti gli elementi retributivi del rapporto di lavoro minimo contrattuale come:

  • scatti di anzianità,
  • maggiorazione turni,
  • straordinario fisso ripetitivo,
  • premi presenza,
  • valori convenzionali mensa,
  • indennità per disagiata sede,
  • provvigioni,
  • premi e partecipazioni,
  • altre somme riconosciute e corrisposte a titolo non occasionale.

Per calcolare quanto TFR spetta all’atto della cessazione del rapporto lavorativo occorre effettuare un “semplice” calcolo. La quota spettante corrisponde solitamente ad una mensilità all'anno e il calcolo si ottiene dividendo la retribuzione lorda per 13,5 e sottraendo la contribuzione dovuta all'Inps nella misura dello 0,5%.

 Tassazione separata TFR: ecco di cosa si tratta

L’importo così calcolato viene definito lordo, in quanto maturato inglobando anche le tasse dovute. Dal punto di vista prettamente fiscale, l''erogazione del Tfr è assoggettata a tassazione separata e il carico tributario varia in base al numero degli anni e frazioni di anni di anzianità di servizio. In base all’attuale normativa le quote di TFR che sono maturate a partire dall’1 gennaio 2001 sono imponibili solo per la quota capitale , senza quindi considerare le rivalutazioni annuali.  In generale l’obbligo per il datore di lavoro di effettuare la ritenuta ai fini fiscali sorge al momento in cui il tfr viene erogato al lavoratore ( stesso discorso per le indennità equipollenti come l’indennità di buonuscita). In ogni caso la data del 1° gennaio 2001 fa da spartiacque, considerando che le somme maturate prima di tale data sono disciplinate in un particolare modo, mentre quelle maturate dopo sono disciplinate differentemente.

Si distingue così:

  • per le quote maturate sino al 31.12.2000 la tassazione è interamente effettata da parte del datore di lavoro,
  • per le quote maturate dopo il 1.1.2001 sono soggette a ritenuta parziale da parte del datore di lavoro, in quanto sarà poi l’Amministrazione finanziaria ad effettuare il calcolo corretto dell’imposta dovuta.

Aliquota tassazione TFR: ecco come si determina

Dopo aver determinato la base imponibile totale del TFR occorre determinare l’aliquota media che sarà applicabile alla stessa. L'imposta calcolata infatti non è applicata a titolo definitivo poiché viene successivamente riliquidata da parte dell'Agenzia delle Entrate, in base all'aliquota media di tassazione dei 5 anni precedenti a quello in cui maturato il diritto all'erogazione del Tfr.

Casi particolari e riduzioni

Per i rapporti di lavoro con durata inferiore ai due anni e per i TFR che hanno un reddito di riferimento non superiore ai 30 mila euro, con diritto che sorge a partire dal 1° aprile 2008 sono previste detrazioni particolari. Inoltre  ai sensi dell’art. 1 del D.M. 20.03.2008 emanato in attuazione della legge n. 244 del 2007 viene applicata una particolare riduzione a partire dall’indennità e trattamenti corrisposti dopo il 1° aprile 2008, sull’importo totale da versare all’erario.

Tali riduzioni sono pari a :

  • 70 euro qualora il reddito di riferimento non supera i 7.500 euro;
  • 50 euro più 20 euro x( 28 mila euro – reddito di riferimento)/ 20.400 euro se l’ammontare del reddito di riferimento è comunque superiore a 7500 euro ma non a 28 mila euro;
  • 50 euro x ( 30 mila euro – reddito di riferimento) /20.500 euro, se il reddito di riferimento è superiore a 28 mila euro ma non a 30 mila euro.

Successivamente a tali operazioni gli uffici dell’agenzia delle entrate riliquidano l’imposta dovuta in base all’aliquota media di tassazione dei 5 anni anteriori alla cessazione del rapporto di lavoro, e nel caso in cui l'importo dovuto sia superiore, è direttamente il Fisco a chiedere al contribuente di versare la maggiore imposta.

Indennità equipollenti TFR: cosa sono

Parlando di trattamento di fine rapporto, si devono anche considerare le cosiddette indennità equipollenti al TFR che sono quelle indennità, comunque denominate (indennità di buonuscita, Tfs, indennità premio di servizio), commisurate alla durata dei rapporti di lavoro dipendente del settore pubblico (pubblico impiego) e corrisposte alla cessazione dei medesimi. Le indennità sono in genere imponibili per un importo che si determina riducendo l’ammontare netto per una somma pari a 309,87 euro per ogni anno in cui si è maturata tale tipo di indennità. Nel caso in cui il reddito inoltre non superi i 30 mila euro  per le indennità erogate dopo il 1° aprile 2008 viene applicata un’ulteriore riduzione ( 61,97 euro per ciascun anno). L’imposta è determinata applicando un’aliquota  definita in base alla formula:  ( indennità + somme versata a fondi di previdenza) x12 / numero di anni di anzianità effettiva

A tale somma viene tolta una detrazione calcolata  in base all’aliquota del contributo previdenziale posto a carico dei lavoratori dipendenti e l’aliquota del contributo versata dal fondo o cassa di previdenza.

 Anticipo TFR: linee generali

Il lavoratore con almento  8 anni di anzianità lavorativa può richiedere al proprio datore di lavoro un anticipo del trattamento di fine rapporto che non superi il  70% del TFR maturato. L’anticipo può essere richiesto una sola volta nel corso del rapporto di lavoro e solo nel caso in cui sussistano particolari necessità come:

  • acquisto prima casa per se stessi o per i propri figli;
  • sostenimento di spese sanitarie per terapie mediche
  • interventi straordinari.

TFR in busta paga: la novità nella legge di Stabilità 2015

La legge di stabilità 2015 ha previsto che dal 1 marzo  marzo 2015 al 30 giugno 2018, i lavoratori dipendenti del settore privato (esclusi i lavoratori domestici e quelli del settore agricolo), che abbiano un rapporto di lavoro  da almeno 6 mesi presso la stessa azienda, possano richiedere al medesimo datore di lavoro  di percepire la quota maturanda "tramite liquidazione diretta mensile della medesima quota maturanda come parte integrativa della retribuzione”.  In sostanza ciò significa che i dipendenti del settore privato, nel periodo compreso tra marzo 2015 e giugno 2018, possono chiedere il TFR maturato direttamente nella busta paga.

Approfondisci

Stabilità, TFR in busta paga su base volontaria dal 2015

Liquidazione Tfr in busta paga, ecco come cambierà

Tassazione TFR busta paga: conviene davvero?

Per quanto riguarda latassazione del TFR in busta paga, la legge di stabilità 2015 prevede che: “La predetta parte integrativa della retribuzione è assoggettata a tassazione ordinaria e non è imponibile ai fini previdenziali”.Cosa significa? Che se il TFR è inserito nella busta paga mensile, sarà soggetto a tassazione ordinaria e non a tassazione separata, come  è previsto attualmente se il TFR viene pagato alla cessazione del rapporto di lavoro. Conviene in termini economici?

A fare le prime valutazioni è la CGIA di Mestre che individua due casi limite di lavoratore che chiede il TFR in busta paga:

  • dipendente senza famigliari a carico: aggravio fiscale  tra i 236 euro all’anno (nel caso di un lavoratore con un reddito imponibile Irpef di 15.000 euro) fino a 623 euro (nel caso di un reddito da lavoro dipendente di 80.000 euro).
  •  dipendente con moglie e un figlio a carico: aggravio fiscale  tra i 362 euro (per un lavoratore con un reddito imponibile Irpef di 15.000 euro) e i 696 euro (nel caso di un reddito da lavoro dipendente di 80.000 euro).

Secondo i calcoli elaborati dall’Ufficio studi della CGIA, l’aggravio fiscale  rispetto all’erogazione della liquidazione al termine del rapporto di lavoro, oscillerebbe tra i 230 e i 700 euro circa e ci sarebbe l'incremento al crescere del livello di reddito del soggetto richiedente.

14 COMMENTI
14 COMMENTI
  1. lucio sorge 6 luglio 2012

    Non comprendo come mai il datore di lavoro non calcoli mai esattamente l’aliquota media da applicare sul tfr maturato e liquidato (nel 2008 media degli ultimi 5 anni).
    Infatti a distanza di anni arrivano sempre piccole somme da pagare.
    Non è che nel frattempo i sistemi di computo cambino con effetto retrodatato ?
    Anch’io nel 2004 per pensionamento (media ultimi due anni) ho avuto il ricalcolo poichè è stato considerato anche l’anno di liquidazione sommandolo alle retribuzioni ordinarie, facendo così alzare l’aliquota media.
    Cordiali saluti.-
    Lucio Sorge

  2. aldo 1948 6 luglio 2012

    Mi torna difficile capire come mai i calcoli effettuati dal datore di lavoro sulle indennità di fine rapporto risultano diverse da quelle che poi vengono effettuati dalle agenzie Entrate; quest’ultime calcolano in maniera loro più favorevole chiedendo al contribuente delle differenze. E se quest’ultimo risultasse impossibilitato a pagare in quanto pensava di aver ottemperato totalmente alla tassazione? Ma non sarebbe più opportuno che provvedessero i datori di lavoro?
    Nel mio caso ho ricevuto una lettera raccomandata A.R. da parte dell’agenzia Entrate che mi invitava al pagamento di una differenza d’imposta.

  3. Alberto 10 luglio 2012

    Guarda caso anch’io ho ricevuto una racc. A.R. il 6 luglio che mi invita al pagamento di una differenza di imposta sul TFR (percepito nel 2008…)

  4. luisa 11 luglio 2012

    Guarda caso ho ricevuto anch’io la raccomandata con una differenza da pagare e non si capisce come mai ci sono sempre differenze di imposta da pagare su tfr percepito nel 2008

  5. daniele 11 luglio 2012

    idem per me raccomandata per differenza di imposta per tfr percepito nel 2008…

    ma l’aliquota media si calcola sull’imposta netta o lorda?

  6. lina caputo 12 luglio 2012

    Il mio rapporto di lavoro è cessato a novembre 2007(sono andata in mobilità per fallimento)a settembre 2008 l’inps mi ha liquidato il TFR. Oggi mi arriva dall’Ufficio delle Entrate una raccomandata con un saldo Irpef da pagare.Nel calcolo fanno la media dell’ultimo quinquennio 2006-2002. Secondo me l’ultimo quinquennio doveva essere 2007-2003(molto più favorevole visto che negli ultimi anni ho guadagnato molto di meno).Gradirei sapere qualcosa in merito visto che dovrei versare fra pochi giorni, grazie

  7. Leonardo 12 luglio 2012

    Anche io ho ricevuto una comunicazione come la vostra. Vi consiglio di controllare il prospetto allegato. Io ho trovato un errore, mi hanno indicato per uno dei cinque anni precedenti il 2008 un reddito “quadruplicato” rispetto a quello effettivamente percepito. Ho chiamato al numero di assistenza e mi hanno detto che si sono sbagliati e che non devo pagare alcuna differenza

  8. aldo 1948 13 luglio 2012

    Esssendo il mio lavoro cessato a giugno 2998: desidererei sapere quale quinquennio è da prendere a base 2008/2004 o 2007/2003. Il fisco ha preso a base 2007/2003. Grazie

  9. Maurizio 16 luglio 2012

    Stessa cosa successa a me e ad altri miei colleghi, TFR nel 2008 cinque anni precedenti 2003-2007. E’ assurdo che il datore di lavoro (banca nel mio caso) non faccia i conti esatti, costringendoci a questo ulteriore esborso.

  10. MARIA 16 luglio 2012

    BUONGIORNO,
    OGGI SONO ANDATA ALL’AGENZIA DELLE ENTRATE A COMPILARE IL MODELLO UNICO PER IL 2011. ERO ASSISTENTE DOMICILIARE E IL RAPPORTO DI LAVORO SI E’ CONCLUSO DOPO UN ANNO E CINQUE MESI. HO DOVUTO PAGARE IL 20 % DI TASSE SULL’AMMONTARE DEL TFR. MI SEMBRA UNO SPROPOSITO…GIA’ CHE LO STIPENDIO DI ASSISTENTE E’ MAGRO MAGRO MA ALLA FINE RICEVERE QUEL SALASSO E’ DA INCUBO….
    AVRANNO FATTO BENE I CONTI?????
    QUALCUNO MI PUO’ RISPONDERE??

    GRAZIE

  11. Cosimo Coro 9 agosto 2012

    Vi racconto la mia odissea con l’Agenzia delle Entrate, e al di là della disavventura personale, credo sia di interesse pubblico poiché ho fatto delle precise osservazioni che vanno valutate con molta attenzione.
    La mia ultima busta paga del 31/12/2008, alle dipendenze del Gruppo Fantini di Lucera (Foggia), è pasticciata di cifre, direi fantasiosa, ma come per magia questi numeri spariscono e non sono più corrispondenti al netto da percepire, infatti ricevo soltanto 3.126 euro pur tenendo conto della mensilità di dicembre, assegni familiari, lavoro straordinario, ferie non godute, 3 anni e 2 mesi di TFR dal 03/11/2005.
    Pertanto, dopo svariate insistenze, avvio un procedimento legale contro tale Azienda per avere il risarcimento degli emolumenti “reali” spettanti, ma purtroppo, dopo due rinvii, la prossima udienza è stata fissata al 22 marzo 2013.
    Premetto che ho lavorato già precedentemente con tale Azienda, per cui quanto sopra fa riferimento alla seconda assunzione, intervallata di 4 mesi dalla prima e questo particolare è stato la causa di parte del pasticcio in busta paga, poiché sono stati confusi i Dati del TFR del precedente licenziamento. Quindi l’Agenzia delle Entrate di Taranto mi ha chiesto la riscossione di 2.897 euro di tasse che comunque avevo già regolato nel giugno 2005.
    L’altra parte del pasticcio, più che pasticcio è appropriazione indebita, è che tale Azienda si è trattenuta in busta paga 5.000 euro, intesi come “restituzione dipendente” per stare a significare di aver acquisito un prestito o un anticipo, che non ho mai chiesto né tantomeno ottenuto.
    Mi sono recato quattro volte presso l’Agenzia delle Entrate di Taranto e per risposta ho ricevuto un secco “E’ evidente che i Dati che ci ha fornito questa Ditta non sono attendibili, ma noi abbiamo questi Dati, quindi paghi altrimenti riceverai“la cartella”, a meno che.. tu non trovi la soluzione”.
    Oltre al danno di essere stato derubato dal mio ex datore di lavoro, anche la beffa.
    Venerdì 27 luglio 2012 mi sono recato nella sede del Gruppo Fantini di Lucera (Foggia) via san Rocco 45, ho cercato di ridiscutere le incongruenze della mia busta paga direttamente con chi a suo tempo l’ha elaborò, il direttore generale amministrativo in persona, e nonostante le mie proteste mi ha riconfermato che la busta paga è a posto.

    I 30 giorni utili per “la soluzione” scadono il 03/08/2012 ed io non riesco a trovarla questa benedetta soluzione, ma non ho assolutamente intenzione di pagare “la tassa che non c’è”.

    Osservo:
    • In busta paga c’è una serie di voci TFR in apparenza figurative ed in conflitto con la data di assunzione, messe a caso nella colonna delle competenze che poi non vanno a sommarsi nel Totale Competenze, per cui mi chiedo che criteri usa l’Agenzia delle Entrate per avvalorare un presunto reddito in realtà mai incassato? nonostante la tecnologia a disposizione e tutti i documenti portati in visione che provano che non è possibile.

    • I Dati falsi forniti dall’Azienda in oggetto sono considerati conformi, quindi sarebbe a norma se avvenisse sistematicamente con 15 milioni di dipendenti in Italia.

    • Se all’Agenzia delle Entrate non hanno gli strumenti o sono scarsi a respingere al mittente l’immondizia che gli giunge, come si può affrontare l’evasione fiscale? poiché è possibile anche consegnar loro Dati in malafede, tanto nessuno chiederà conto se sono autentici.

    • Ma non è un reato “falso ideologico” se un pubblico ufficiale procede nonostante la consapevolezza del contenuto non veritiero di un documento anche se redatto da secondi? (faccio riferimento ai Dati non veritieri inviati dal Gruppo Fantini di Lucera all’Agenzia delle Entrate di Taranto).

    • C’è da riflettere che un imbecille, solo un demente può fare una busta paga in quelle condizioni, riesce ad intasare il lavoro di due importanti apparati statali (Giustizia e Fisco), in un momento in cui si parla tanto di razionalizzare la P.A. e di “spending review”, senza che nessuno gli abbia chiesto una rettifica dei Dati subito.

    • Il dirigente, a cui mi sono rivolto ufficialmente con una lettera di presentazione e reclamo, mi ha preso per il culo; i documenti, che mi ha personalmente chiesto e fatti protocollare per ricostruire e correggere i Dati in loro possesso, non li ha ritenuti validi sebbene ne provano la falsità.
    Non capisco per quale motivo me li abbia chiesti se dava per scontato che la procedura di riscossione della tassa sarebbe andata avanti comunque, visto che non sono serviti a nulla.. Si poteva almeno risparmiare di chiedermeli, e si è riservato anche 15 giorni per un “NO preventivato”.
    • Ciò che è difficile da sopportare, prima ancora del denaro che vogliono espropriarmi, è l’umiliazione!.. lo stato dei fatti è veramente umiliante.

    Allego la seguente documentazione in questa pagina: http://www.montemesolaonline.it/Tassa.htm
    1) Busta paga del 31/12/2008
    2) Comunicazione in cui sono riportati i Dati anomali e la richiesta del pagamento di 2.897 euro di tasse a mio carico
    3) Reclamo del riesame dei Dati “Alla cortese attenzione di un dirigente”
    4) Relazione di un esperto di consulenza del lavoro nel tentativo di decifrare tale busta paga
    Altri documenti protocollati e sottoposti in visione dell’Agenzia delle Entrate:Procedimento legale contro l’Azienda con rispettiva relazione dell’avvocato, Estratto contributivo INPS, Lettera di licenziamento del 24/06/2005, Lettera di assunzione del 03/11/2005, CUD redditi 2008, CUD redditi 2005, Busta paga Giugno 2005

  12. rsppag 23 novembre 2012

    Non comprendo come mai il datore di lavoro non calcoli mai esattamente l’aliquota media da applicare sul tfr maturato e liquidato e perchè deve essere il lavoratore a pagare.

  13. Alessandro Farina 19 giugno 2013

    … il datore di lavoro non conosce esattamente l’aliquota dei precedenti anni inerente i versamenti delle imposte dei lavoratori (accettabile ipotesi questa solo nel caso di sola presenza del cud, perchè se uno ha una casa, un reddito ulteriore, … il valore del reddito potrebbe aumentare o meno e soprattutto potrebbe aumentare la tassazione o meno), e quindi non può, neanche se gli viene imposto, calcolare la tassazione media del biennio precedente con precisione;

    … la tassazione è sempre in capo a chi percepisce i redditi o a chi dovrebbe percepirli (leggasi il lavoratore) … se io prendo un reddito (al di là delle considerazioni di merito inerenti la tassazione) perchè dovrebbe essere un terzo a pagare??

    E’ già una semplificazione il fatto che si calcoli l’imposta media del biennio precedente e non pretendano di effettuare il ricalcolo di tutti le tassazioni degli anni ed inoltre grazie a Dio il ricalcolo viene eseguito dall’Agenzia, che potrà sbagliare, ma almeno ha o dovrebbe avere tutti gli elementi e gli esperti del caso

  14. Cosimo Coro 14 febbraio 2014

    Ringrazio i funzionari dell’Agenzia delle Entrate di Taranto e di Lucera per avermi risolto con professionalità, nonostante non abbiano diretta facoltà per intervenire sui dati in entrata, uno sconcertante problema di cui sono stato vittima per colpa dell’incapacità nell’uso degli strumenti digitali dell’amministrazione del Gruppo Fantini di Lucera (Foggia), per aver inviato a causa di una cliccata sbagliata informazioni fiscali errate della mia busta paga. E’ proprio il caso di dire.. quando un click ti rovina la vita

Commenta l'articolo

*

SULLO STESSO TEMA
DAL RESTO DEL SITO