Il fatto che alla guida della Federal Reserve ci sarà un nuovo governatore più “falco” delle previsioni, non è stata colta come una buona notizia da Wall Street. Il mercato azionario ha bisogno di liquidità per tenere alte le valutazioni dei titoli quotati e, al netto di tutto, servirebbe già un’impresa per evitare una correzione dopo i livelli record raggiunti. L’IA (Intelligenza Artificiale) continua a tenere banco tra gli investitori sui timori che si sia alimentata una gigantesca bolla finanziaria da un lato e le prospettive incoraggianti che sembrano emergere dalla sua applicazione pratica. Numerose sono le IPO (OPA in inglese) in programma in questo ambito, verosimilmente verso la fine di quest’anno.
IPO nell’IA, Wall Street si prepara
Poche settimane fa, ha fatto notizia l’ipotesi di una IPO di SpaceX, la società di Elon Musk che produce razzi. E’ valutata attualmente attorno agli 800 miliardi di dollari, che già sarebbe una cifra più che consistente. In caso di quotazione a Wall Street, però, potrebbe capitalizzare fino a 1.500 miliardi. Diventerebbe l’IPO più grande di sempre, battendo il record detenuto sin dal dicembre 2019 da Aramco, la compagnia compagnia petrolifera che incassò 25,6 miliardi di dollari (29,4 miliardi con l’esercizio della “greenshoe”) con la vendita di appena l’1,50% del capitale. L’intero asset fu valorizzato a 1.700 miliardi.
E ora si prepara allo sbarco in borsa anche OpenAI, la creatura fondata nel 2015 da un gruppo di imprenditori, tra cui lo stesso Musk e Sam Altman. Il secondo è oggi CEO e sta potenziando il team finanziario per una possibile IPO nell’ultimo trimestre o nel 2027.
La società che gestisce la chatbot ChatGPT è valutata intorno ai 500 miliardi di dollari. Punterebbe a raccogliere fino a 100 miliardi, valorizzando il capitale complessivo 830 miliardi. Ci sarebbero stati contatti con Amazon di Jeff Bezos, interessata ad una partecipazione da 50 miliardi.
Anche Anthropic, a capo della chatbot Claude, penserebbe all’IPO. Tramite un giro di finanziamenti sul circuito privato ha raccolto 10 miliardi. La società viene valutata 350 miliardi. A differenza delle altre nel comparto IA, punta al break-even entro il 2028, vale a dire al pareggio operativo. Nel 2025 ha maturato ricavi per 9 miliardi, attesi a 20 miliardi per quest’anno e a 70 miliardi nel 2028. E poi c’è Canva, la società che sta a capo del software generatore di immagini e template pronti valutata per 42 miliardi. A seguire anche Strava e Databricks.
Trasferimento del rischio al mercato
Queste IPO, ancora solo potenziali, segnalano la voglia dei protagonisti del settore IA di iniziare a monetizzare sul serio dagli investimenti massicci di questi ultimissimi anni. Per questo vogliono rivolgersi al mercato, anche per scoprire il valore effettivo che questi assegna ai loro asset. Se vogliamo, un trasferimento del rischio a carico del pubblico degli investitori. Il vero nodo resta come monetizzare le applicazioni, in modo che più che coprano i costi e producano utili. Se non accadrà in tempi celeri, le altissime valutazioni resteranno sulla carta.
Cosa assai peggiore, gli investimenti si rivelerebbero ingiustificati.
Profitti ancora inesistenti, valutazioni già alle stelle
Le IPO, per l’IA come per qualsiasi altro settore, dipenderanno anche dall’andamento generale del mercato. Il rapporto tra prezzo e utili per l’indice S&P 500 risulta ormai quasi doppio rispetto alla media storica. Il settore tech è sostanzialmente in linea con la media attuale, ma l’IA presenta valori stratosferici, tenendo conto che non generi ancora utili e già esistano valutazioni stellari delle sue società. Il mercato sta comprando i profitti futuri, purché arrivino in un lasso di tempo accettabile. E’ bastato un dato superiore alle attese per i costi dei data center nel quarto trimestre (+66%) per provocare un crollo del 10% delle azioni Microsoft, con riflessi negativi per le aziende tech di tutto il mondo, coinvolgendo anche il titolo Stm dopo che era stata appena pubblicata una trimestrale positiva.
giuseppe.timpone@investireoggi.it