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Oggi: 09 Gen, 2026

Ventilazione corrispettivi: la scorciatoia che semplifica l’IVA nei negozi

La ventilazione corrispettivi è una procedura contabile che semplifica la gestione IVA dei commercianti al dettaglio
18 ore fa
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ventilazione corrispettivi
Foto © Investireoggi

Con l’arrivo del nuovo anno tornano di attualità alcune questioni su cui consumatori e commercianti possono avere dubbi e incertezze. In particolare se trovano conferme misure e meccanismi in vigore fino al 31 dicembre dell’anno prima. Tra questi, la c.d. ventilazione corrispettivi.

Un meccanismo previsto dalla normativa IVA italiana che consente ad alcune categorie di commercianti di gestire le vendite in modo più snello dal punto di vista contabile. Non si tratta di un’agevolazione fiscale, ma di una procedura pensata per rendere più semplice la registrazione degli incassi giornalieri e il successivo calcolo dell’imposta sul valore aggiunto (IVA).

Questo sistema è particolarmente apprezzato nel commercio al dettaglio, dove la varietà dei prodotti venduti comporta spesso l’applicazione di aliquote IVA differenti. La ventilazione permette di superare questa complessità operativa, rimandando la suddivisione dell’imposta a un momento successivo.

Cos’è la ventilazione corrispettivi

Con la ventilazione dei corrispettivi, gli incassi giornalieri vengono annotati in modo unitario, senza distinguere subito tra le diverse aliquote IVA applicate ai singoli beni. In pratica, le vendite vengono registrate come un totale complessivo.

La suddivisione dell’imponibile e dell’IVA non avviene al momento dell’emissione dello scontrino, ma successivamente, utilizzando un criterio proporzionale basato sugli acquisti effettuati nel corso dell’anno. In questo modo, la ripartizione dell’imposta rispecchia la composizione reale delle merci trattate.

A chi è riservata questa procedura

La ventilazione corrispettivi (che resta facoltà e non obbligo) non è utilizzabile da tutti gli operatori economici. La normativa limita questa possibilità ai commercianti al minuto che vendono determinate tipologie di beni. Rientrano tra i soggetti ammessi coloro che operano prevalentemente nella vendita di:

  • generi alimentari;
  • prodotti dietetici;
  • abbigliamento, tessuti e calzature;
  • articoli per l’igiene personale;
  • medicinali e prodotti farmaceutici.

Queste categorie sono accomunate dalla presenza di più aliquote IVA e da un’elevata frequenza di operazioni di vendita al dettaglio.

Perché la ventilazione semplifica il lavoro del commerciante

Il principale beneficio della ventilazione corrispettivi è di natura organizzativa. Non è necessario indicare sullo scontrino le diverse aliquote dei beni ceduti, ma è sufficiente riportare l’importo complessivo della vendita. Questo rende più rapida l’emissione del documento commerciale e più semplice la registrazione contabile.

Dal punto di vista fiscale, però, non esiste alcun risparmio d’imposta. L’IVA dovuta a fine periodo sarà la stessa che risulterebbe da una contabilizzazione analitica delle vendite. Il vantaggio è, quindi, legato esclusivamente alla riduzione degli adempimenti operativi.

La ventilazione corrispettivi non ha alcun impatto nemmeno per il cliente finale. Il prezzo pagato include l’IVA corretta in base al prodotto acquistato. Si tratta, dunque, esclusivamente di uno strumento di semplificazione contabile, utile al commerciante per gestire in modo più efficiente gli obblighi IVA.

Ventilazione corrispettivi: un esempio pratico

Esemplificando al massimo, si immagini un negozio al dettaglio che vende alimentari e prodotti per l’igiene personale, soggetti a diverse aliquote IVA. Durante il mese vengono incassati complessivamente 1.000 euro.

Con la ventilazione corrispettivi, quando si emettono i relativi documento commerciale, non si fa distinzione in base all’aliquota IVA. Quindi, sullo scontrini il consumatore legge le diverse chiamate (pane, pasta, carta igienica, ecc.) senza vedere la distinzione per IVA ma solo per prodotto e per prezzo pagato.

A fine mese (in sede di liquidazione IVA del periodo), emerge che il 60% delle vendite totali riguarda beni con IVA al 10% e il restante 40% beni al 22%. Queste percentuali vengono applicate ai 1.000 euro di incassi per determinare la quota di vendite attribuibile a ciascuna aliquota e procedere allo scorporo dell’IVA.

Quando non si può applicare

Esistono limiti precisi all’utilizzo di questo sistema. Se un commerciante vende anche beni non rientranti nelle categorie ammesse alla ventilazione corrispettivi, la ventilazione è possibile solo se gli acquisti di tali merci non superano il 50% del totale degli acquisti annui.

Inoltre, la procedura è esclusa quando le vendite con emissione di fattura, escluse quelle relative ai beni strumentali, superano il 20% dei corrispettivi complessivi.

Riassumendo la ventilazione corrispettivi

  • La ventilazione corrispettivi consente di registrare gli incassi senza distinguere subito le aliquote IVA.
  • È riservata ai commercianti al dettaglio di specifiche categorie merceologiche previste dalla legge.
  • Il vantaggio principale è la semplificazione della registrazione delle vendite e degli scontrini.
  • La ripartizione dell’IVA avviene successivamente in base agli acquisti effettuati durante l’anno.
  • Non produce benefici per il consumatore, ma solo una semplificazione contabile per il commerciante.

Pasquale Pirone

Dottore Commercialista abilitato approda nel 2020 nella redazione di InvestireOggi.it, per la sezione Fisco. E’ giornalista iscritto all’ODG della Campania.
In qualità di redattore coltiva, grazie allo studio e al continuo aggiornamento, la sua passione per la materia fiscale e la scrittura facendone la sua principale attività lavorativa.
Dottore Commercialista abilitato e Consulente per privati e aziende in campo fiscale, ha curato per anni approfondimenti e articoli sulle tematiche fiscali per riviste specializzate del settore.

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