Progetto Kernel, ecco come archivieremo i nostri ricordi su un hard disk esterno

Nuovi incredibili scenari con le nuove tecnologie, il brainhacking sempre più inquietante e al tempo stesso affascinante. Ecco cosa propone Kernel.

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Nuovi incredibili scenari con le nuove tecnologie, il brainhacking sempre più inquietante e al tempo stesso affascinante. Ecco cosa propone Kernel.

Per certi aspetti Black Mirror è stato una fonte di idee per alcune interessanti ricerche effettuate di recente, così come la fantascienza classica lo è stata per le scoperte scientifiche. Ma quella di Kernel sembra proprio presa pari pari da un episodio della fortunata serie britannica. Catalogare i propri ricordi in un hard disk esterno, andiamo a scoprirne di più.

Kernel e il potenziamento del cervello umano

Lo scopo finale dei fondatori di Kernel è quello di potenziare il cervello umano impiantando in esso dei chip. Il brainhacking è un termine coniato per questo tipo di ricerca, letteralmente hackeraggio del cervello, e consiste proprio nel manomettere le nostre funzioni intellettive al fine però di migliorarle potenziandone le qualità con l’aiuto della tecnologia. Una sorta di Limitless senza pillola, per rimanere in tema cinematografico. La startup Kernel vorrebbe produrre un dispositivo nel quale le persone potrebbero archiviare pensieri e ricordi e richiamarli istantaneamente ogni qualvolta ne dovessero aver bisogno. Al momento la società è stata finanziata con 100 milioni di dollari e promette di presentare ben presto i primi risultati.

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A dire il vero però al momento gli obiettivi primari sembrano altri. Le intenzioni immediate sono infatti spostate sul creare chip impiantabili nel cervello delle persone con malattie o disfunzioni neurologiche. Va da sé ovviamente che, una volta raggiunto questo obiettivo, lo step successivo è breve. Di recente infatti il suo fondatore e CEO, Bryan Johnson, ha rilasciato un’intervista nella quale spiega quali sono gli obiettivi dell’azienda.

Kernel, alla riscoperta del nostro cervello

Secondo Johnson il vero grande passo che scienza e tecnologia devono ora compiere è quello di capire realmente il nostro cervello.

Ad oggi infatti, secondo il CEO di Kernel, non sappiamo ancora nulla o quasi dei nostri processi cognitivi, soprattutto perché prima di ora non avevamo gli strumenti giusti per studiarlo. Ora però si apre una nuova frontiera per il sapere e l’unico sistema per permettere all’uomo di rimanere l’intelligenza dominante del nostro pianeta, è di sviluppare nuove potenzialità intellettive attraverso l’aiuto della tecnologia, così da mettersi al passo con l’intelligenza artificiale che, a suo dire, sta facendo ormai passi da gigante e nel giro di pochi decenni potrebbe rendere l’uomo obsoleto.

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