Intelligenza artificiale per contrastare il bullismo, ma c’è il rischio privacy

Un progetto per contrastare il bullismo grazie all'intelligenza artificiale.

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Bullismo e cyberbullismo, due parole strettamente legate che abbiamo imparato a conoscere ormai da tempo. La prima affonda le radici praticamente nella notte dei tempi, la seconda invece fa parte del mondo 2.0 che da diverso tempo ormai ci circonda. C’è però chi dice no a questi fenomeni pericolosi e grazie all’intelligenza artificiale lancia il progetto per contrastarli.

Intelligenza artificiale vs bullismo

Quattro atenei del sud Italia contro il cyberbullismo e in generale il bullismo in tutte le sue forme. Così nasce il progetto acchiappabulli, denominato per la precisione PRIN2017 “BullyBuster”. Un progetto finanziato nell’ambito del bando relativo ai Progetti di Rilevante Interesse Nazionale (PRIN) del 2017 e che vede coinvolti come detto 4 università del sud Italia. Si tratta nello epscifico dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, Università degli Studi di Cagliari, Università degli Studi di Foggia e Università degli Studi di Napoli Federico II. Obiettivo del progetti BullyBuster, è quello appunto di servirsi dell’intelligenza artificiale per scovare i bulli. Ma in che modo?

Pul realmente l’intelligenza artificiale riuscire a individuare soggetti pericolosi o potenzialmente tali, capaci cioè di assumere comportamenti prepotenti e dannosi per altri individui all’interno di istituti scolastici? Ebbene sì. L’IA infatti in questo specifico caso sul essere utilizzata per riconoscere comportamenti sospetti tramite l’utilizzo della biometria comportamentale e della “crowd analysis”, cioè lo studio dei naturali movimenti di persone, gruppi di persone o oggetti. BullyBuster è infatti in grado di stabilire se in un dato luogo fisico, o sui social, sta avvenendo un atto bullistico.

Come funziona BullyBuster?

Se vi state chided come istallare BullyBuster sul vostro smartphone o come scaricarlo online, siete fuori strada.

Il progetto non è un’app ma un vero e proprio sistema di sorveglianza. Nella presentazione di esempi possibili ci vengono infatti mostrati video di luoghi in strada, il che ci fa capire che BullyBuster userà le telecamere di sorveglianza presenti nelle città italiane, o almeno in quelle dove al momento tale progetto è in atto. Al che ci viene a questo punto da chiedere, ma non era stato discusso proprio in un recente congresso della Commissione Europea questa interferenza dell’intelligenza artificiale nella vita di tutti i giorni?

Non di era detto che l’AI non deve assolutamente essere utilizzata in questo senso, se non per prevenire particolari eventi tragici? C’è da dire che, insieme ai tecnici, stanno lavorando al progetto anche degli giuristi esperti del GDPR. L’impressione, però, a giudicare da questo primo report che abbiamo potuto leggere, è che il confine tra prevenzione e sicurezza da un parte, e privacy dall’altra, sia davvero labile, anche se la bontà della tecnologia è senza dubbio fuori discussione.

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