Cos’è il selfie e perché è diventato un fenomeno popolare

Il selfie è uno dei termini più usati in questi ultimi anni, quello che comunemente chiameremmo autoscatto. Scopriamo come nasce e cos'è il selfie e, soprattutto, perché è diventato così popolare.

di Daniele Sforza, pubblicato il
Il selfie è uno dei termini più usati in questi ultimi anni, quello che comunemente chiameremmo autoscatto. Scopriamo come nasce e cos'è il selfie e, soprattutto, perché è diventato così popolare.

Selfie, ovvero quello che tradizionalmente si chiamerebbe autoscatto. Il selfie, dopotutto, è sempre esistito, ma in molti ancora oggi si chiedono cos’è e perché è diventato un fenomeno popolare a livello globale, tanto da farlo diventare un argomento di studio per sociologi e filosofi. Cos’è il selfie? E’ un autoscatto, semplice e lapalissiano, ma un autoscatto di moda e qui vengono in soccorso le nuove tecnologie e i social network sempre più imperanti nelle nostre vite e a volte fattori determinanti della nostra vita sociale. Eppure molti di voi non sanno che la nascita del selfie avvenne all’inizio del Novecento: galeotto fu uno specchio (e da qui si cominciano già a capire molte cose). 

 

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Genealogia del selfie: cos’è e quando nasce

Il selfie nasce dunque agli inizi del XX secolo, quando la granduchessa russa Anastasia Nikolaevna si fece il primo autoscatto davanti allo specchio con la sua Kodak Brownie. La donna confessò in seguito l’emozione di quel momento, non sapendo forse di aver inaugurato una tendenza che poi avrebbe spopolato fino a trasformarsi ai giorni nostri in una popolarissima tendenza del web. 

L’autoscatto nasce fondamentalmente per ritrarre sé stesso con la propria macchina fotografica, per comparire dunque in un qualche ricordo e affermare con la propria immagine la propria presenza in quel luogo nell’ora e nel giorno in cui quella foto è stata scattata, ma non è da sottovalutare anche una componente autoriale, un autoritratto fotografico difficile da realizzare bene, una prova evidente della capacità maggiore di un fotografo: autofotografare sé stesso. Essere allo stesso tempo soggetto passivo e attivo della fotografia

Il fatto che il primo selfie fu fatto davanti a uno specchio appare poi simbolico: sì, ovviamente siamo agli inizi del Novecento e l’autoscatto è qualcosa di quasi sperimentale, quindi per avere la posa e l’espressione giusta, meglio potersi guardare il proprio riflesso, proprio come se stessimo fotografando qualcun altro. 

Eppure lo specchio diventa simbolo anche di quello che oggi domina imperante sul selfie: il narcisismo. Essere al contempo soggetto attivo e passivo della propria fotografia e condividerla sui social rappresenta l’espressione e l’affermazione del proprio Io nel mondo virtuale. Si sconfina nella sociologia, certo, ma gli ultimi casi di cronaca nera legati al selfie vanno proprio in questa direzione. 

 

Sociologia del selfie: sul perché è diventato un fenomeno così popolare

Nei social network oggi domina la “dittatura del like” o “del commento positivo”: il narcisismo è allo stato più puro perché attraverso queste piattaforme una buona parte di utenti caricano foto che vanno a rappresentare l’immagine che loro stessi vogliono dare agli altri. Già il fatto di mostrarsi in pubblico è qualcosa di narcisistico: il processo di selezione tra foto belle o brutte è lo stesso che avviene nella realtà, quando si scartano le foto che sono venute male. Ma sui social network nessuno posta una foto tanto per postare una foto. Lo si fa per farsi fare i complimenti e aumentare così la propria autostima

Chi è il più fico del reame? E’ questa la domanda che sottosta alla legge del selfie. Con quell’autoscatto, che generalmente certifica la propria presenza (o esistenza?) in quel determinato luogo a quella determinata ora in quel determinato giorno, la persona comunica ciò che (non) è. E’ lo stesso procedimento che sta alla base della scrittura, ma il livello visivo domina. Il livello visivo, inutile negarlo, coinvolge di più sotto l’aspetto emotivo: un selfie può piacere, creare divertimento, spaventare o infine essere ignorato. 

Che differenza c’è tra selfie e autoscatto, insomma? Tecnicamente nessuna, ma a livello sociologico potremmo dire che l’autoscatto è fatto semplicemente per comparire anche come oggetto di una foto, mentre il selfie è destinato a uno scopo più complesso: creare commenti, gradimenti o il loro contrario. L’autoscatto è la fase A, il selfie è la fase B. L’autoscatto inizia e finisce nel momento in cui si scatta la foto, il selfie è destinato a durare, a diventare sociale. Solo che oggi autoscatto è un termine vecchio, e il selfie è prepotentemente salito alla ribalta anche grazie alle innumerevoli possibilità e soluzioni che ci offre la tecnologia. Nell’era dei social l’apparenza e la solitudine sono due facce della stessa medaglia.

A livello sociale si scatena così una “gara a chi è il più fico” con tutti i suoi pro e contro: se la foto genera commenti positivi, allora chi ha realizzato e postato quel selfie riceverà un aumento di autostima. Se al contrario genera commenti negativi o viene ignorata, l’autostima del soggetto cala e il primo pensiero che viene alla mente è quello di voler creare un’altra immagine di sé, possibilmente più popolare. 

Il selfie rappresenta dunque la parte più facile della nostra vita sociale: così come nella vita reale indossiamo spesso una maschera per interagire con il prossimo, nella vita virtuale, non essendoci il contatto diretto, abbiamo la possibilità di creare un altro Io, forse più popolare di quello che siamo, e far parlare di sé. 

Secondo alcuni, insomma, il selfie certifica un senso di solitudine ma anche e soprattutto un senso di non accettazione di sé stessi

Voi che ne pensate?

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Argomenti: Tendenze del web