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Oggi: 10 Feb, 2026

Stop all’aumento dei requisiti delle pensioni, ecco gli effetti che produce

Collegare o meno le pensioni e i requisiti alle aspettative di vita, i discorsi sono ancora aperti, ecco però cosa succederebbe.
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pensioni e requisiti 2026
Foto © Investireoggi

Una querelle che sicuramente ci accompagnerà ancora per tanti mesi è quella del capitolo previdenziale e dell’aumento dei requisiti di accesso alle pensioni dei prossimi anni. Il governo Meloni a dicembre scorso nell’ultima legge di Bilancio ha confermato l’aumento di tre mesi tra 2027 e 2028. La Ragioneria di Stato nella nota di aggiornamento del suo rapporto sulle tendenze del sistema pensionistico ha anticipato ciò che servirebbe ulteriormente, cioè un aumento di altri 3 mesi nel 2029. Nel frattempo, sono arrivate due mozioni, una della maggioranza ed una delle opposizioni, entrambe indirizzate verso lo stop al collegamento dei requisiti delle pensioni con la stima di vita della popolazione.

Posizioni però differenti a tal punto che è stata approvata la mozione della maggioranza e bocciata quella della minoranza.

Ma posizioni differenti ci sono anche all’interno degli schieramenti politici. Perché il distacco dell’aspettativa di vita con i requisiti per le pensioni è un qualcosa che produrrebbe effetti sulla spesa pensionistica. Lo dimostra il fronte del NO alla detonazione degli aumenti in seno al PD, partito che insieme al Movimento 5 Stelle e ad Alleanza Verdi e Sinistra ha sottoscritto la mozione bocciata dal governo, che riguardava proprio questo distacco.

 

Stop all’aumento dei requisiti delle pensioni, ecco gli effetti che produce

 

Il superamento della riforma Fornero, il facilitare le uscite per la pensione e il ridurre i requisiti di accesso alla quiescenza sono un autentico cavallo di battaglia della Lega. Il partito di Matteo Salvini è uno di quelli che più di altri ha spinto sempre nella direzione contraria agli inasprimenti introdotti dalla riforma Fornero.

La campagna elettorale che ha portato la Premier Meloni al governo e la Lega in maggioranza, era incentrata anche sul superamento della legge Fornero. E quanto fatto dall’esecutivo attuale nell’ultima legge di Bilancio è criticato anche per la retromarcia su questo tema.

Visto che in effetti sembra che anziché migliorare la situazione pensionistica, il tutto sia peggiorato. A partire dai già citati aumenti dei requisiti in collegamento con le aspettative di vita degli italiani. Il fatto che stride è che partiti come il PD, che notoriamente hanno contestato sempre misure che favorivano i pensionamenti a discapito dell’aumento della spesa pubblica (tipico esempio la guerra scatenata contra la quota 100 voluta da Matteo Salvini nel 2019), adesso si allineano contro le regole imposte anche dalla legge Fornero.

Polemiche sulle mozioni contro gli inasprimenti previsti per i prossimi anni

Alcune agenzie di stampa parlano di nuovo scontro interno nel Partito Democratico, stavolta sull’aumento dell’età pensionabile. E tutto parte da quella mozione prima citata, dove il PD con gli alleati nelle opposizioni, chiedevano al governo “Rivedere, sin dal primo provvedimento utile, la decisione di incrementare i requisiti anagrafici per l’accesso alla pensione e a eliminarne il meccanismo di revisione periodica, abolendo immediatamente il meccanismo automatico di adeguamento all’aspettativa di vita, escludendo altresì ogni ulteriore iniziativa volta a prolungare il già improprio strumento delle finestre di uscita”.

In termini pratici, il PD chiede che i requisiti delle pensioni non vengano più toccati e rivisti in base all’andamento della stima di vita degli italiani.

Pensioni a requisiti, lo stop all’aspettativa di vita uno sconquasso per la spesa pubblica

I riformisti del PD però non sono in linea, ecco perché c’è chi parla di frangia interna al Partito Democratico che si mette di traverso. Il collegamento dei requisiti delle pensioni con le aspettative di vita della popolazione è una misura salva conti pubblici.

La spesa previdenziale, infatti, deve essere tutelata e se la popolazione vive più a lungo, per evitare che l’INPS paghi per più anni le pensioni ad un contribuente, le stesse devono essere allontanate. Il meccanismo è questo e sembra logico.

Certo, ci sono da fare discorsi sulla reale stima di vita che non può essere generalizzata. Perché dipende da vari fattori, come il lavoro svolto, il luogo di residenza, la sanità pubblica e il suo funzionamento differente da una zona all’altra dello Stivale. Fatto sta che dai riformisti del PD emergono conteggi che fanno impressione. Sembra infatti che il solo fermare gli aumenti dei requisiti porterebbe ad un aumento di circa 450 miliardi di spesa pubblica in un ventennio. Lo scrive, per esempio, sui suoi canali social, l’eurodeputato del PD Giorgio Gori.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.