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Stipendio da 2.000 euro pensione da 1.630 euro al mese: tasso di sostituzione, cos’è?

Sempre peggio il futuro delle pensioni anche se si guarda al tasso di sostituzione che oggi in base alle analisi, si assesta all'81,5%.
25 Maggio 2026
Tasso di sostituzione
Foto © Licenza Creative Commons

Che pensione prenderò rispetto all’ultimo stipendio? È questa, da sempre, la domanda delle domande quando si parla di previdenza. E con il passaggio al sistema contributivo, la risposta è diventata ancora più complessa, perché sono cambiate profondamente le regole di calcolo delle pensioni.

Il tema riguarda quello che, in gergo tecnico, viene definito tasso di sostituzione. In pratica, si tratta del rapporto tra la pensione percepita e l’ultimo stipendio ricevuto durante la vita lavorativa. Ed è proprio questo l’argomento del forum di oggi, che prende spunto da recenti dati statistici secondo cui, con il passare degli anni, la conversione tra stipendio e pensione sarà sempre meno favorevole.

Stipendio da 2.000 euro, pensione da 1.630 euro al mese: cos’è il tasso di sostituzione?

Nel sistema retributivo, rimasto in vigore fino al 31 dicembre 1995 e poi sostituito dal sistema contributivo con la riforma Dini, le pensioni si calcolavano soprattutto sulla base degli ultimi anni di stipendio o di reddito.

Un meccanismo molto criticato perché ritenuto poco equo: consentiva infatti di ottenere pensioni spesso più elevate rispetto ai contributi realmente versati durante la carriera lavorativa.

Il sistema contributivo venne introdotto proprio per superare queste distorsioni. Oggi, infatti, le pensioni si calcolano in base ai contributi effettivamente accumulati dal lavoratore nel corso della vita lavorativa, senza ulteriori vantaggi.

Questo non significa però che le retribuzioni abbiano perso importanza. Innanzitutto perché molte pensioni liquidate oggi hanno ancora una quota calcolata con il sistema retributivo.

Parliamo di lavoratori che hanno iniziato a versare contributi prima del 1996. Per loro, infatti, la pensione si calcola con il metodo retributivo per i periodi lavorativi maturati fino al 31 dicembre 1995 – oppure fino al 2011 per chi poteva vantare almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 – mentre per gli anni successivi si applica il sistema contributivo.

Inoltre, più elevato è lo stipendio, maggiore sarà anche la quota contributiva accantonata nel montante pensionistico. Nel Fondo pensioni lavoratori dipendenti (FPLD), per esempio, l’aliquota contributiva ordinaria è pari al 33% della retribuzione.

Il futuro nero anche del tasso di sostituzione

Ma come si misura concretamente il tasso di sostituzione tra stipendio e pensione?

In sostanza, si tratta di capire a quanto ammonti la prima pensione rispetto all’ultimo stipendio percepito dal lavoratore.

Naturalmente ogni situazione è diversa. Incidono numerosi fattori: l’età di pensionamento, il livello medio delle retribuzioni, la continuità lavorativa, la carriera contributiva maturata prima e dopo il 1995 e molti altri elementi.

In linea generale, però, il quadro emerge con chiarezza da una recente analisi di Censis-Confcooperative, che evidenzia come oggi il tasso medio di sostituzione sia pari all’81,5%.

Tradotto in termini pratici, significa che un lavoratore che percepisce uno stipendio di 2.000 euro al mese può aspettarsi, in media, una pensione intorno ai 1.630 euro mensili.

Lo studio, però, guarda soprattutto al futuro e lancia un allarme piuttosto netto. Se oggi il tasso di sostituzione si mantiene ancora su questi livelli, per chi entra ora nel mondo del lavoro le prospettive appaiono decisamente meno favorevoli.

Secondo le stime, infatti, nell’arco dei prossimi 25-35 anni il tasso di sostituzione potrebbe scendere fino al 64-65%.

Disoccupazione, precarietà, stipendi bassi e carriere discontinue sono tutti fattori che pesano enormemente sul futuro previdenziale delle nuove generazioni. Ed è proprio questo il vero problema che emerge dall’analisi: pensioni sempre più basse rispetto agli stipendi percepiti durante la vita lavorativa.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.

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