Uno studio che si ripete ogni anno e che riguarda il settore del lavoro domestico mette in luce aspetti davvero particolari di questo comparto. Un settore molto delicato, vessato da un’elevata incidenza di lavoro nero, ma nel quale anche i rapporti di lavoro formalmente regolari nascondono spesso criticità rilevanti.
Dai numeri dell’ultimo rapporto annuale dell’associazione Domina emerge infatti una realtà sconcertante: molte badanti percepiscono stipendi pari a circa 3.000 euro l’anno, un reddito che risulta del tutto insufficiente e non dignitoso, anche quando il rapporto risulta registrato.
Stipendio da 3.000 euro per la badante: tra lavoro nero e lavoro grigio
Per molte famiglie italiane avere una badante o, più in generale, un lavoratore domestico rappresenta un costo spesso insostenibile.
Lo stipendio dovrebbe rispettare i minimi previsti dal CCNL di categoria, aggiornati periodicamente. A questo vanno aggiunti:
- i contributi previdenziali;
- le spese di vitto e alloggio;
- i costi legati alla gestione del rapporto di lavoro.
Negli ultimi anni, grazie a bonus, agevolazioni e detrazioni, la situazione è leggermente migliorata. Tuttavia, per un pensionato con un reddito mensile intorno ai 1.000 euro, sostenere un costo del genere resta estremamente difficile.
È anche per questo motivo che il ricorso al lavoro sommerso continua a crescere. E quando non si resta completamente nell’illegalità del lavoro nero, si entra nel cosiddetto lavoro grigio, che resta comunque irregolare o quantomeno poco ortodosso. Accade, ad esempio, quando:
- la badante viene inquadrata a un livello inferiore rispetto alle mansioni svolte;
- viene assunta per poche ore settimanali, pur lavorandone molte di più;
- lo stipendio viene artificialmente ridotto per contenere i costi.
Il settimo rapporto Domina sul lavoro domestico
A far discutere è il settimo rapporto annuale sul lavoro domestico pubblicato da DOMINA, basato sui dati relativi al 2024. Dai numeri emerge un quadro chiaro.
Oltre la metà dei lavoratori domestici regolarmente assunti all’INPS sono badanti, che rappresentano ormai la figura più richiesta nel settore. Una tendenza spiegabile con il progressivo invecchiamento della popolazione.
Secondo il rapporto:
- quasi il 40% dei datori di lavoro domestici ha più di 80 anni;
- i lavoratori domestici regolari sono circa 817.000;
- di questi, oltre 410.000 svolgono mansioni di badante, in larghissima parte donne.
Il dato più allarmante, però, riguarda il sommerso. Le stime indicano che circa il 50% del lavoro domestico è irregolare. In pratica, a fronte di 817.000 lavoratori regolari, almeno altri 800.000 operano in nero.
Badanti e stipendi bassissimi: i numeri del rapporto Domina
Secondo Domina, il valore complessivo del lavoro domestico regolare in Italia supera i 17 miliardi di euro. Le famiglie spendono circa 13,4 miliardi di euro per retribuire colf e badanti.
Il dato più preoccupante riguarda però i redditi:
- circa il 25% dei lavoratori domestici percepisce meno di 3.000 euro l’anno;
- solo il 23% supera i 12.000 euro annui, una soglia più coerente con quanto previsto dal CCNL di categoria.
Questo significa che anche in presenza di un contratto registrato all’INPS, il salario effettivamente dichiarato è spesso molto basso. Una situazione che produce:
- grave disagio economico per i lavoratori;
- un danno per le casse dello Stato, perché salari sottodimensionati comportano minori imposte e contributi versati.
Il lavoro domestico resta dunque un settore essenziale per la tenuta sociale del Paese, ma strutturalmente fragile, segnato da irregolarità diffuse e da una retribuzione spesso lontana da standard dignitosi.