La sicurezza nei cantieri edili passa sempre più dalla tecnologia. Con la conversione in legge del D.L. n. 159/2025, conosciuto come decreto per la tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro, viene confermata una novità destinata a incidere sull’organizzazione di molte imprese: l’introduzione del badge digitale di cantiere per chi opera in appalto e subappalto, sia nel settore pubblico sia in quello privato.
La misura è pensata anche per altri ambiti lavorativi considerati a rischio più elevato, con l’obiettivo di rafforzare la tutela dei lavoratori e rendere più trasparente la gestione delle attività.
Dal tesserino al badge digitale di cantiere
Per capire la portata del cambiamento, è utile partire da ciò che già esiste.
La normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro, in particolare l’articolo 18 del D.Lgs. n. 81/2008, prevede da tempo un obbligo preciso per i datori di lavoro che operano in appalto e subappalto: fornire ai lavoratori una tessera di riconoscimento con fotografia, le generalità della persona e l’indicazione del datore di lavoro. È un adempimento che serve a rendere chiaro chi sta lavorando in cantiere e per conto di chi, elemento importante in contesti dove operano più aziende contemporaneamente.
Il decreto 159/2025 introduce però un’evoluzione decisiva. All’articolo 3, comma 2, stabilisce che le imprese attive nei cantieri edili in appalto e subappalto, pubblici o privati, debbano consegnare ai dipendenti una tessera utilizzata come badge, contenente gli elementi identificativi del lavoratore e, soprattutto, dotata di un “codice univoco anticontraffazione”.
Questa è la vera svolta: non si tratta più soltanto di un tesserino “da mostrare”, ma di uno strumento digitale progettato per essere più affidabile e difficile da falsificare.
A cosa serve il QR code
Il codice univoco anticontraffazione potrà funzionare tramite QR code oppure attraverso un chip elettronico. Grazie a questa componente, il badge digitale di cantiere diventa un supporto utile per diverse esigenze operative e di sicurezza. In particolare, è pensato per rendere più semplice e immediata:
- l’identificazione del dipendente;
- la gestione degli accessi in cantiere;
- la tracciabilità delle presenze;
- il controllo della sicurezza all’interno dell’area di lavoro.
In un settore come l’edilizia, dove i cantieri cambiano rapidamente e i soggetti coinvolti possono essere numerosi, avere uno strumento capace di unire identificazione e tracciamento può aiutare a ridurre zone d’ombra e irregolarità.
L’integrazione con altri sistemi
Il passaggio da semplice tessera di riconoscimento a badge digitale di certificazione e tracciabilità mira, infatti, a creare un sistema più chiaro, più controllabile e, almeno nelle intenzioni, più trasparente. Il badge si aggiunge come strumento ad altre misure che interessano le imprese edili. Come ad esempio l’obbligo della patente a crediti.
Un altro aspetto importante riguarda l’integrazione con i sistemi informatici pubblici. Il badge digitale di cantiere potrà collegarsi con strumenti digitali nazionali interoperabili con la piattaforma SIISL (Sistema informativo per l’inclusione sociale e lavorativa) e con le banche dati INAIL e INPS.
Questo collegamento risponde alla spinta verso una gestione sempre più digitalizzata del lavoro e, soprattutto, della sicurezza. Non si parla soltanto di “modernizzazione”, ma della possibilità di rendere disponibili informazioni utili in modo più rapido e coordinato, anche in situazioni delicate come controlli e verifiche.
Quali dati si leggono sul badge digitale di cantiere
Per funzionare davvero, il nuovo badge dovrà contenere una serie di dati ben definiti. Le informazioni previste includono:
- fotografia e dati anagrafici del dipendente;
- dati relativi al contratto di assunzione (come livello, mansione e altri elementi del rapporto di lavoro);
- dati su formazione e idoneità sanitaria;
- dati del datore di lavoro (ragione sociale, indirizzo e informazioni di base sull’impresa);
- codice univoco anticontraffazione.
Non uno strumento di controllo sul lavoratore
In pratica leggendo con il lettore ottico il QR code presente sul badge si accede alle predette informazioni sul lavoratore. Tuttavia, dal punto di vista organizzativo, il badge digitale di cantiere viene presentato come uno strumento che consente al datore di lavoro un controllo più attento delle attività svolte e una gestione più ordinata del cantiere. Tuttavia, proprio perché raccoglie e rende consultabili dati sensibili e informazioni sul rapporto di lavoro, entra in gioco un tema delicato: la tutela della privacy.
Su questo punto il testo normativo richiama la necessità di evitare fraintendimenti e usi impropri. Il badge digitale di cantiere non deve essere interpretato come un mezzo di controllo a distanza del lavoratore, ma come uno strumento finalizzato a garantire salute, sicurezza e diritti. La differenza non è solo teorica: un utilizzo orientato al monitoraggio “invasivo” potrebbe creare tensioni e alimentare conflitti nei luoghi di lavoro.
In definitiva, la novità introdotta dal D.L. 159/2025 punta a rendere più solida la sicurezza nei cantieri, rafforzando identificazione, accessi e tracciabilità. Il successo della misura dipenderà dalla capacità di coniugare innovazione e garanzie: un sistema digitale può aumentare affidabilità e trasparenza, ma solo se costruito nel rispetto dei diritti e della riservatezza di chi lavora ogni giorno in cantiere.
Riassumendo il badge digitale di cantiere
- Il decreto 159/2025 introduce il badge digitale di cantiere per appalti e subappalti.
- Il badge digitale sostituisce il tesserino tradizionale con codice univoco anticontraffazione.
- QR code o chip permettono identificazione, accessi, presenze e sicurezza in cantiere.
- Il sistema è integrabile con piattaforma SIISL e banche dati INAIL e INPS.
- Il badge contiene dati anagrafici, contrattuali, formativi, sanitari e aziendali.
- Centrale la tutela della privacy: strumento di sicurezza, non di controllo a distanza.