Le borse asiatiche hanno chiuso la terza seduta della settimana in forte rialzo. Se a Tokyo l’indice Nikkei-225 ha guadagnato il 5%, la Borsa di Corea con il KOSPI segna oggi un boom dell’8,8% e che arriva dopo un mese di marzo da dimenticare e nel corso del quale il won si è indebolito contro il dollaro ai livelli più bassi dal 2009. Il cambio è salito nella seduta di ieri fino a un massimo di 1.536, segnalando le preoccupazioni dei mercati per l’impatto che la guerra in Iran sta avendo sull’economia asiatica.
Borsa di Corea in ripresa dopo collasso insieme al won
La capitalizzazione delle società quotate alla Borsa di Corea è diminuita a marzo di 670.000 miliardi di won, qualcosa come 444 miliardi di dollari.
Il 4 marzo scorso, la seduta si chiuse con un crollo storico del 12% provocato da un vero “panic selling”. Anche grazie al rimbalzo delle scorse ore, il bilancio da inizio anno resta ampiamente positivo: +27,50%. Risulta, tuttavia, quasi dimezzato dal +50% che era stato segnato già ai primi di febbraio. Un boom spettacolare, che aveva acceso i fari degli investitori internazionali e che era stato trainato dal comparto IA. A Seul, è girato tutto attorno a due colossi societari: Samsung e Sk Hynix, che insieme quasi incidono per la metà della capitalizzazione del KOSPI.

La Corea del Sud importa il 70% del petrolio dal Medio Oriente ed è molto esposta alle tensioni nell’area. Il timore è che questa esplosione dei costi energetici possa frenare o finanche tramortire nel breve termine gli investimenti nell’IA, che è un comparto molto energivoro.
E se questo accadesse, verrebbe meno la principale ragione del boom del KOSPI nei mesi scorsi. Il won ne risente anch’esso, in prospettiva di un deterioramento dei saldi commerciali.

Aria di accordo vicino tra USA e Iran
Questa mattina, dicevamo, l’umore sui mercati finanziari sembra del tutto diverso. Basti pensare che il BTp a 10 anni scende di rendimento al 3,80% (-0,10%) e lo spread con il Bund si restringe a 85 punti base o 0,85%. Il Brent è sceso anch’esso, ma di poco: -1% e sotto 103 dollari. Dalla Casa Bianca, però, sono arrivate dichiarazioni molto distensive sulla guerra. Il presidente Donald Trump si tiene pronto a chiuderla “entro 2-3 settimane”. Cosa non meno importante, non pretende più come condizione preliminare che l’Iran riapra lo Stretto di Hormuz alla navigazione.
Con guerra non duratura impatto limitato sull’economia
Gli Stati Uniti stanno sentendo la crescente pressione dei mercati e avvertono l’abbandono degli alleati europei della NATO, che non hanno voluto entrare nel conflitto dopo non essere stati neanche consultati. E questo sta affrettando i piani per la cessazione delle ostilità. Se davvero la vicenda si chiudesse entro aprile, l’impatto per l’economia mondiale resterebbe limitato. La fiammata dei prezzi energetici potrebbe anche non trascendere nell’inflazione vera e propria e i rialzi dei tassi di interesse resterebbero limitati.
Per la Borsa di Corea, in particolare, un sospiro di sollievo: tornerebbe l’ottimismo sull’IA e il won si riprenderebbe dal collasso di queste settimane.
giuseppe.timpone@investireoggi.it