Soldi sul conto corrente: il risparmio degli italiani che non vogliono rischiare

L'ultima rivelazione del Wealth Insights parla del rapporto tra gli italiani ed il loro patrimonio finanziario: non si vuole rischiare, si preferisce lasciare il denaro sul conto corrente.

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L'ultima rivelazione del Wealth Insights parla del rapporto tra gli italiani ed il loro patrimonio finanziario: non si vuole rischiare, si preferisce lasciare il denaro sul conto corrente.

L’ultima rivelazione del Wealth Insights, come riporta il Corriere.it, parla del rapporto tra gli italiani ed il loro patrimonio finanziario. Dall’analisi si evince che costoro non vogliono più rischiare, preferiscono accontentarsi di quello che possiedono.

Il sondaggio (effettuato tra l’11 ed il 18 marzo 2020) è stato curato da Ipsos e Prometeia su un campione rappresentativo di famiglie con un patrimonio finanziario superiore ai 25 mila euro.

Il rapporto degli italiani con il loro patrimonio finanziario

Gli italiani rispetto all’anno scorso vogliono poter disporre della propria liquidità senza fare investimenti rischiosi. Lo scorso anno soltanto il 29% di coloro che possedevano più di 100 mila euro non aveva intenzione di rischiare contro il 42% del campione totale. Adesso, invece, una famiglia su 2 preferisce poter disporre della propria liquidità.

Sebastiano Mazzoni Perelli della Prometeia stima quindi che nel 2022 la corsa al denaro contante potrebbe portare 105 miliardi in più sia sui conti che sui depositi. Nonostante tutto, però, secondo la Prometeia la ricchezza degli italiani ( quella dei Tfr parcheggiati nelle aziende o quella che viene calcolata al  etto delle partecipazioni azionarie no quotate) aumenterà fino al 2022 del 2% circa all’anno (225 miliardi) portandosi a circa 3.500 miliardi. Quasi la metà dei 225 miliardi aggiuntivi, poi, secondo l’analisi verrà parcheggiata in liquidità mentre quello che resta aumenterà gli asset delle polizze.

L’industria del risparmio: l’anello debole nella crisi Covid-19

Il Financial Times nei giorni scorsi, come riporta anche il Corriere.it, ha chiesto a Prometeia se l’industria del risparmio sarà l’anello debole per la crisi da Coronavirus. La risposta è stata che per quanto riguarda il mercato italiano si può parlare di resilienza ovvero che tale mercato assorbirà il colpo senza cadere. Perelli ha spiegato che ci sarà “una crescita dei volumi in grado di compensare la discesa dei margini unitari ( già in fase calante negli anni della Mifid) che porterà il return on asset dell’industria dagli attuali 90 a 84 centesimi ogni 100 euro gestiti“.

Lo stesso ha aggiunto che la digitalizzazione di massa che stiamo vivendo darà la possibilità agli operatori che hanno indirizzato i propri investimenti in “Digital Wealth Management” di consolidare la relazione con i propri clienti  ed acquisire di fatto delle nuove quote di mercato.

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