Pasticcio buoni fruttiferi postali: rimborsi sbagliati, ecco cosa fare

L'Unione Nazionale Consumatori ha definito quello che sta accadendo con alcuni buoni fruttiferi postali davvero un brutto pasticcio di Poste Italiane.

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L'Unione Nazionale Consumatori ha definito quello che sta accadendo con alcuni buoni fruttiferi postali davvero un brutto pasticcio di Poste Italiane.

L‘Unione Nazionale Consumatori ha definito quello che sta accadendo ai risparmiatori in possesso di alcuni buoni fruttiferi postali un brutto pasticcio di Poste Italiane. Ricordiamo che tali prodotti insieme ai libretti di risparmio postale costituiscono il cosiddetto “risparmio postale”. Il pasticcio è che, a seguito di calcoli sbagliati sugli importi, si stanno inoltrando molti ricorsi. Ecco allora le info e cosa fare qualora ci si ritrovi nella medesima situazione.

La sentenza del 2019

A febbraio del 2019 con una sentenza, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno stabilito che Poste Italiane aveva il diritto di modificare i tassi di interesse dei bfp anche in modo retroattivo e tramite decreto ministeriale. Tale sentenza si riferisce in modo particolare ai titoli trentennali emessi prima del 1986 e i cui tassi sono diventati inferiori a seguito del Decreto Ministeriale del 13 giugno del 1986. Poi tale disposizione è stata abolita nel 1999. Il problema però resta per chi ha acquistato i titoli tra il 1986 e il 1999 in quanto ci si è dovuti rivolgere all’Arbitro Bancario e Finanziario per cercare di ricevere rimborsi sugli interessi che Poste non ha riconosciuto.

Calcoli sbagliati dei bfp: ecco cosa fare

Cristina Latella, che è l’avvocato dell’Unione Nazionale Consumatori della Calabria, ha spiegato che il pasticcio sui rimborsi dei buoni fruttiferi postali riguarda chi li ha sottoscritti dopo il 1° luglio del 1986 e quindi dopo l’entrata in vigore del DM. Le Poste a seguito del Decreto avrebbero dovuto emettere dei titoli della serie Q ma per un determinato periodo hanno invece utilizzato vecchi moduli delle serie “O” e “P” che indicavano dei tassi che erano superiori ma non più applicabili. Le Poste hanno potuto fare ciò perché la Legge glielo ha consentito fino all’esaurimento della tipologia “P” e non di quella “O”.

L’impiegato, però, doveva apporre sul buono due timbri: uno sul davanti e l’altro sul di dietro.

Quando si può presentare ricorso: le info

Per capire se si può presentare ricorso in Tribunale o all’Arbitro Bancario e Finanziario si dovrà controllare il vecchio buono fruttifero postale in proprio possesso. Nel dettaglio sarà necessario controllare la data di emissione: qualora essa sia antecedente al 1° luglio 1986, le possibilità di presentare ricorso saranno molto scarse. E ancora, se la data del titolo sarà posteriore al 1° luglio 1986 si dovrà verificare la serie. Qualora sia la “O” ci saranno buone possibilità di fare ricorso e vincere. Qualora sia della serie “P” bisognerà controllare se ci sono i due timbri “P/Q” sul fronte nonché tutti i nuovi rendimenti della serie “Q” ed esattamente dei 30 anni.

Qualora ci si ritrovi in tali situazioni si potrà contattare un professionista per cercare di ottenere cifre importanti nonché la differenza anche nel caso in cui si sia già ottenuto il rimborso. Questo però se non saranno trascorsi dieci anni.

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