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Riscatto della laurea, scelta giusta o spesa inutile? Quanto pesa il costo sulla pensione futura

Riscatto della laurea, conviene davvero? Costi, vantaggi fiscali e pensione anticipata pesano sulla scelta finale.
22 Maggio 2026
Riscatto laurea pensione
Foto © Licenza Creative Commons

La scelta di valorizzare gli anni universitari ai fini della pensione richiede attenzione. Il riscatto della laurea può servire ad aumentare i contributi utili, avvicinare l’uscita dal lavoro e, in alcuni casi, far crescere l’importo dell’assegno. Non è però una decisione automatica: prima conta capire quali periodi possono essere recuperati, quale metodo di calcolo si applica e quale beneficio concreto può derivare dalla spesa sostenuta.

Riscatto della laurea: che cosa permette di ottenere

Il riscatto della laurea riguarda i corsi universitari conclusi con il conseguimento del titolo, entro la durata ordinaria prevista dall’ordinamento. Il riferimento generale è l’art.

1, Legge n. 341/1990, che comprende diploma universitario, laurea, specializzazione e dottorato di ricerca. Restano fuori gli anni oltre la durata normale del corso e, in linea generale, i master. Ad esempio, se il corso di laurea è di 5 anni (specializzazione inclusa) e il percorso di studi è concluso in 7 anni, si possono riscattare solo fino a 5 anni.

L’operazione può riguardare anche solo una parte del percorso. Inoltre, in presenza di più titoli accademici, non esiste un limite numerico assoluto, purché siano rispettate le regole previste. Ad esempio, Antonio ha conseguito a 22 anni la laurea triennale in Economia e poi a 40 anni consegue anche la laurea triennale in informatica. Antonio può riscattare fino a 6 anni. Per i titoli ottenuti fuori dall’Italia serve il riconoscimento da parte di un ateneo italiano o comunque la validità legale nel nostro Paese, secondo i criteri chiariti anche dall’INPS, Circolare n. 468/1978.

Come si determina il costo da pagare

Riscattare gli anni universitari ai fini della pensione non è senza prezzo.

Il costo cambia in base al periodo degli studi e al sistema pensionistico collegato a quegli anni. Il riferimento principale è il D. Lgs. 184/1997. Se il periodo ricade nel metodo retributivo, l’importo viene definito con il criterio della riserva matematica, usando i coefficienti legati all’art. 13, Legge n. 1338/1962. In pratica, il valore dipende dall’effetto che quei contributi produrranno sulla pensione futura.

Quando, invece, gli anni ricadono nel metodo contributivo, il calcolo segue una logica diversa. Si considera la retribuzione imponibile degli ultimi dodici mesi e si applica l’aliquota IVS vigente al momento della domanda. In presenza di periodi che cadono in parte nel sistema retributivo e in parte in quello contributivo, l’INPS, Circolare n. 106/2019, prevede l’uso combinato dei due criteri.

La formula agevolata e l’opzione contributiva

La Legge n. 26/2019 ha introdotto una via meno onerosa per chi intende recuperare gli anni universitari. Questa forma agevolata del riscatto della laurea calcola il costo su un valore fisso, collegato al minimale della Gestione artigiani e commercianti. Per il 2026 l’onere annuo indicativo è pari a 6.207 euro, ottenuto applicando il 33% al minimale di 18.808 euro.

Il sistema agevolato può riguardare anche periodi anteriori al 1996, ma solo se la pensione viene liquidata interamente con il metodo contributivo. La Circolare n. INPS 6/2020 precisa i requisiti: meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, almeno 780 settimane complessive con almeno 260 dopo il 1° gennaio 1996, e almeno un contributo prima del 1996.

Questa scelta può ridurre il costo iniziale, ma comporta effetti sul calcolo finale della pensione.

Quando conviene fare una valutazione economica

La convenienza non dipende solo dal prezzo richiesto. Occorre confrontare tre elementi: anticipo possibile della pensione, aumento dell’assegno mensile e recupero fiscale della somma versata. Gli importi pagati per il riscatto della laurea sono deducibili dal reddito imponibile, secondo il principio di cassa. Il beneficio fiscale si produce, quindi, nell’anno del pagamento, oppure negli anni delle rate. Nel 730/2026, ad esempio, si può dedurre il costo pagato nel 2025

La rateazione può arrivare fino a 120 rate mensili. Tuttavia, il piano deve concludersi prima della decorrenza della pensione, altrimenti i contributi non ancora pagati non possono essere usati per maturare il diritto al trattamento.

Riscatto della laurea: scelta utile solo con un vero vantaggio

Il riscatto della laurea è interessante quando consente un risultato concreto: andare prima in pensione, aumentare in modo apprezzabile l’assegno o ottenere entrambi gli effetti. In assenza di questi vantaggi, la spesa rischia di pesare più del beneficio.

Per questo il riscatto della laurea va valutato con una simulazione previdenziale completa. Età, reddito, carriera, anni mancanti alla pensione e aliquota fiscale personale possono cambiare molto il risultato. La soluzione agevolata non è sempre la migliore, così come il metodo ordinario non è sempre da scartare. Il punto decisivo resta il saldo finale tra costo immediato, risparmio fiscale e valore pensionistico futuro.

Esempio pratico

Un lavoratore di 45 anni vuole riscattare 4 anni di università con il sistema agevolato. Il costo annuo nel 2026 è pari a circa 6.207 euro.

Quindi:

  • 6.207 euro × 4 anni = 24.828 euro

Questo è il costo lordo complessivo.

Effetto fiscale: L’importo pagato è deducibile dal reddito imponibile. Se il lavoratore ha un’aliquota marginale Irpef del 35%, il risparmio fiscale teorico può essere:

  • 24.828 euro × 33% = 8.193,24 euro

Il costo effettivo, al netto del beneficio fiscale, diventa quindi circa:

  • 24.828 euro – 8.193,24 euro = 16.634,76 euro

Valutazione pensionistica: A questo punto bisogna capire cosa produce il versamento. Per esempio, il riscatto può permettere di:

  • raggiungere prima il requisito contributivo per la pensione;
  • aumentare il montante contributivo;
  • ottenere un assegno pensionistico leggermente più alto.

Se grazie al riscatto il lavoratore riesce ad andare in pensione un anno prima, la convenienza può essere elevata, perché il beneficio non riguarda solo l’aumento dell’assegno, ma anche l’anticipo dell’uscita dal lavoro.

Se, invece, il riscatto non anticipa la pensione e produce solo un piccolo aumento mensile, la scelta va valutata con più prudenza.

Riscatto laurea: esempio di confronto

  • Costo netto stimato: 16.634,76 euro.
  • Aumento pensione stimato: 80 euro lordi al mese.
  • Aumento annuo: 960 euro lordi.

In questo caso, per recuperare il costo netto servirebbero circa:

  • 16.635 ÷ 960 = 17,33 anni

Quindi il riscatto diventerebbe economicamente conveniente solo dopo 17 anni di pensione. Il riscatto della laurea conviene soprattutto quando consente di anticipare la pensione. Se serve solo ad aumentare l’importo dell’assegno, la convenienza dipende dal rapporto tra costo netto, risparmio fiscale e incremento mensile della pensione.

Riassumendo

  • Riscatto della laurea utile per aumentare contributi e anticipare la pensione.
  • Vale solo per titoli conseguiti entro la durata legale del corso.
  • Il costo cambia secondo sistema retributivo, contributivo o formula agevolata.
  • L’opzione contributiva può ridurre l’onere, ma modifica il calcolo pensionistico.
  • Le somme versate sono deducibili dal reddito nell’anno di pagamento.
  • La convenienza richiede confronto tra costo, vantaggio fiscale e beneficio pensionistico.

Pasquale Pirone

Dottore Commercialista abilitato approda nel 2020 nella redazione di InvestireOggi.it, per la sezione Fisco. E’ giornalista iscritto all’ODG della Campania.
In qualità di redattore coltiva, grazie allo studio e al continuo aggiornamento, la sua passione per la materia fiscale e la scrittura facendone la sua principale attività lavorativa.
Dottore Commercialista abilitato e Consulente per privati e aziende in campo fiscale, ha curato per anni approfondimenti e articoli sulle tematiche fiscali per riviste specializzate del settore.

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