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Oggi: 04 Gen, 2026

Previdenza complementare: dal 2026 sale il limite deducibile dei contributi versati

Dal 2026 aumentano i vantaggi fiscali sulla previdenza complementare, con un nuovo limite di deducibilità più alto del 2025
4 giorni fa
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deduzione previdenza complementare
Foto © Investireoggi

Nel sistema fiscale italiano, i contributi previdenza complementare rappresentano uno degli strumenti più rilevanti per pianificare il futuro pensionistico e, allo stesso tempo, per ottenere un beneficio immediato sul piano delle imposte. La normativa applicabile al periodo d’imposta 2026 conferma un quadro di regole già noto, ma introduce anche un importante cambiamento.

Per l’anno fiscale 2025, i versamenti destinati alla previdenza integrativa possono essere sottratti dal reddito complessivo entro un tetto massimo pari a 5.164,57 euro. Questo limite comprende sia le somme versate direttamente dal lavoratore sia quelle corrisposte dal datore di lavoro. Rientrano nell’agevolazione tutte le principali forme di previdenza complementare: i fondi pensione negoziali, le soluzioni individuali e anche i sottoconti collegati ai prodotti pensionistici individuali paneuropei, noti come PEPP.

Previdenza complementare: cos’è la deduzione

Il meccanismo della deduzione fiscale consente di diminuire il reddito imponibile su cui viene successivamente calcolata l’IRPEF. In pratica, una parte del reddito non viene tassata, con un risparmio che varia in base all’aliquota applicata.

Questo aspetto distingue chiaramente la deduzione dalla detrazione: mentre la deduzione agisce prima del calcolo dell’imposta, riducendo la base imponibile, la detrazione interviene successivamente, abbattendo l’imposta già determinata. La differenza non è solo tecnica, ma ha un impatto concreto sul risultato finale, soprattutto per chi rientra negli scaglioni IRPEF più elevati.

Aspetti operativi della deduzione

Un altro elemento centrale è il principio di cassa. I contributi previdenza complementare sono deducibili nell’anno in cui vengono effettivamente versati, indipendentemente dal periodo a cui si riferiscono. Ciò significa che le somme “pagate” nel corso del 2025 potranno essere indicate nella dichiarazione dei redditi presentata nel 2026, relativa appunto all’anno d’imposta 2025.

Questo criterio vale sia per i versamenti volontari sia per quelli trattenuti in busta paga e riversati dal datore di lavoro.

Dal punto di vista operativo, la deduzione può avvenire in due modalità. Quando i contributi sono trattenuti direttamente dallo stipendio, l’effetto fiscale può manifestarsi già nella busta paga, con un’immediata riduzione del reddito imponibile. In alternativa, se i versamenti vengono effettuati autonomamente dal contribuente, il beneficio si concretizza in sede di dichiarazione dei redditi, attraverso il modello 730 o il modello Redditi.

Deduzione previdenza complementare: dal 2026 sale il limite massimo

Accanto alle regole valide per il 2025, il legislatore ha previsto un aggiornamento significativo a partire dal periodo d’imposta successivo. La legge di bilancio 2026, infatti, innalza il limite massimo di deducibilità, portandolo da 5.164,57 euro a 5.300 euro annui.

Questa novità non produce effetti immediati sul 2025, ma diventerà operativa dal periodo d’imposta 2026. In termini pratici, i versamenti effettuati nel corso del 2026 potranno beneficiare del nuovo tetto più elevato e troveranno spazio nella dichiarazione dei redditi presentata nel 2027. Si tratta di un adeguamento contenuto, ma simbolicamente importante, perché conferma l’attenzione del legislatore verso la previdenza integrativa come pilastro complementare al sistema pensionistico pubblico.

Conclusioni

L’incremento del limite di deducibilità rafforza l’idea che la previdenza complementare non sia soltanto uno strumento di risparmio di lungo periodo, ma anche una leva fiscale utile per gestire il carico tributario annuale.

Anche una variazione apparentemente modesta del tetto massimo può tradursi, nel tempo, in un vantaggio economico più ampio, soprattutto se inserita in una strategia continuativa di versamenti.

In conclusione, il quadro normativo per il 2026 conferma la possibilità di dedurre dal reddito i contributi destinati alla previdenza complementare entro limiti ben definiti, secondo il principio di cassa e con effetti diretti sull’imponibile IRPEF. Allo stesso tempo, l’innalzamento previsto  introduce una prospettiva di maggiore flessibilità e rende ancora più centrale il ruolo dei contributi previdenza complementare nel rapporto tra pianificazione previdenziale e fiscalità personale.

Riassumendo la deduzione della previdenza complementare

  • I contributi previdenza complementare riducono il reddito imponibile entro limiti stabiliti dalla normativa fiscale.
  • Nel 2025 la soglia massima di deducibilità è fissata a 5.164,57 euro.
  • Sono inclusi versamenti del lavoratore e del datore di lavoro.
  • La deduzione segue il principio di cassa e vale nell’anno del versamento.
  • La deduzione abbassa l’imponibile, diversamente dalla detrazione che riduce l’imposta.
  • Dal 2026 il limite deducibile sale a 5.300 euro con effetti nelle dichiarazioni successive.

Pasquale Pirone

Dottore Commercialista abilitato approda nel 2020 nella redazione di InvestireOggi.it, per la sezione Fisco. E’ giornalista iscritto all’ODG della Campania.
In qualità di redattore coltiva, grazie allo studio e al continuo aggiornamento, la sua passione per la materia fiscale e la scrittura facendone la sua principale attività lavorativa.
Dottore Commercialista abilitato e Consulente per privati e aziende in campo fiscale, ha curato per anni approfondimenti e articoli sulle tematiche fiscali per riviste specializzate del settore.

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