La data del 2 febbraio può considerarsi storica per la Fontana di Trevi, che a distanza di quasi tre secoli dalla sua realizzazione è diventata a pagamento. La decisione è stata presa nei mesi scorsi dal Comune di Roma e continua a scatenare polemiche tra favorevoli e contrari. Il biglietto di ingresso per accedere all’area circostante al monumento tra i più iconici al mondo è di 2 euro. Sono esentati i residenti dell’area metropolitana, i minori di 6 anni, i disabili con gli accompagnatori e le guide turistiche. Da lunedì a venerdì si può visitare dalle ore 9.00 alle 22.00, mentre nei fine settimana dalle 11.30 alle 22.00.
Fontana di Trevi a pagamento, attesi 6 milioni all’anno
L’assessore a Sport e Turismo, Alessandro Onorato, difende l’iniziativa. “A New York avrebbero fatto pagare almeno 100 dollari”, dichiara. Le entrate stimate in via prudenziale dal Comune ammontano a 6 milioni di euro all’anno. Nella giornata di ieri, sono stati staccati 50.000 biglietti. In media, si calcolano visitatori tra 30.000 e 70.000 al giorno. I proventi saranno destinati a finanziare la manutenzione degli stessi monumenti capitolini.
Si tratta di una rivoluzione culturale, nulla di meno. Per secoli siamo stati abituati a pensare che Roma, in quanto museo a cielo aperto, dovesse essere a disposizione di chiunque, quasi un diritto umano. Ma l’altra faccia della medaglia è che le bellezze artistiche e culturali hanno bisogno di denaro per essere mantenute integre nel tempo. E sarebbe scorretto pensare che l’intero pianeta ne benefici e i residenti paghino in qualità di contribuenti. C’è anche il fenomeno del cosiddetto “overtourism“: le calche di turisti devono essere monetizzate in qualche modo, altrimenti sul territorio rimane poco e i costi rischiano di superare i benefici.
La Fontana di Trevi a pagamento già si è tradotta nell’assunzione di 18 persone per l’accoglienza. Sono steward e hostess, che intratterranno i visitatori. Questi possono godere il momento senza fretta. Il lancio della classica monetina resta assicurato, così come la foto scattata per immortalare il momento. A proposito, ogni anno il Comune raccoglie in media 33 tonnellate di monete per un valore di 1,6 milioni di euro. Soldi devoluti alla Caritas per sostenere opere benefiche.
Timori degli esercenti
Confesercenti vuole vederci chiaro. Teme ripercussioni negative per la categoria che rappresenta. Sostiene che la Fontana di Trevi a pagamento possa dissuadere le guide turistiche dal portare i visitatori nel sito, al fine di evitare ogni volta di fare la fila per il biglietto. La pratica dirà se questi timori siano concreti. Di certo, siamo dinnanzi a un modo diverso di vivere e guardare al turismo. Una tendenza non romana e neanche solo italiana. A Venezia è da tempo che serve il ticket d’ingresso per cercare di gestire i flussi altrimenti ingovernabili.
Il pagamento della Fontana di Trevi arriva dopo una sperimentazione di un anno, nel corso della quale il monumento è stato visitato da 10 milioni di persone. Le transenne che lo separano i turisti sono oggetto di critiche trasversali, anche se l’assessore Onorato rassicura che tra pochi giorni saranno rimosse per dare spazio ad altre forme di delimitazione che si confanno all’architettura del sito.
Tra l’altro, già con il transennamento il numero dei borseggi è crollato, così come si sono di molto ridotti gli abusi di quanti sporcano e persino pensano che sia lecito farsi il bagno dentro il famoso catino come fossero Anita Ekberg davanti a Marcello Mastroianni.
Quali altri possibili siti a pagamento?
E se l’iniziativa avesse successo, come sembra che avrà, quali altri monumenti italiani famosi potrebbero passare da gratis a pagamento? Restando nella Capitale, troviamo Piazza di Spagna, Pantheon e Piazza Navona solo per citare le attrattive più iconiche. Nel resto del Bel Paese, ci sarebbero il Duomo di Milano, Piazza dei Miracoli a Pisa, Ponte Vecchio a Firenze, Canal Grande e Basilica di San Marco a Venezia (dove si paga, come detto, il ticket d’ingresso in città), ecc.
Non tutto sarà monetizzato, ma nei prossimi anni non ci stupiamo se assisteremo a un crescente numero di monumenti a pagamento per il turista. La Fontana di Trevi è la punta dell’iceberg, esempio massimo della necessità di trovare un equilibrio tra fruizione culturale e sostenibilità economica. L’assessore Onorato avrà anche esagerato nell’affermare che a New York pagheremmo un biglietto di 100 dollari, ma c’è del vero nel fatto che noi stessi italiani, figli fortunati di una terra ricca di storia, arte e cultura, spesso all’estero paghiamo cifre esorbitanti per vedere siti tutt’altro che irresistibili e neanche minimamente paragonabili ad uno dei nostri più anonimi e peggio manutenuti. Non puoi pretendere bellezza e non essere disposto a contribuire per mantenerla.
giuseppe.timpone@investireoggi.it