Nel sistema tributario italiano, chi non applica il criterio di competenza deve determinare i propri redditi in base al momento in cui somme e pagamenti entrano o escono realmente dal proprio patrimonio. Questo metodo, noto come principio di cassa, stabilisce che l’aspetto rilevante non è quando un reddito matura, ma quando viene effettivamente incassato o corrisposto.
Ciò significa che nella dichiarazione relativa ai redditi del 2025, che troverà spazio nel Modello 730/2026, confluiranno tutte le entrate percepite e tutte le spese saldate nel corso del 2025. Senza eccezioni legate alle date di emissione delle fatture o alla competenza economica.
Quali redditi e quali spese seguono il principio di cassa
Rientrano tra i redditi da indicare quelli di lavoro dipendente, le pensioni e anche le entrate legate agli immobili, comprese le locazioni.
Parallelamente, il contribuente potrà diminuire il proprio imponibile o ottenere uno sconto d’imposta attraverso deduzioni e detrazioni legate alle spese affrontate nell’anno. Ci riferiamo a cure mediche, attività sportive dei figli, interessi sui mutui relativi alla prima abitazione e molte altre voci che la normativa consente di portare in dichiarazione.
Questo sistema richiede una rigorosa coerenza temporale. Non è possibile dichiarare in anticipo somme non ancora incassate, né rinviare a un altro anno importi già ricevuti o spese già sostenute. L’obiettivo è garantire una corrispondenza esatta tra disponibilità economica e obbligo tributario.
Quando entra in gioco il principio cassa allargato
Accanto a questa impostazione generale, esiste però una deroga significativa, prevista dall’articolo 51, comma 1, del TUIR. Tale norma prevede il c.d. principio cassa allargato. Un meccanismo che amplia il perimetro temporale entro cui determinati compensi devono essere ricondotti all’anno precedente rispetto al momento effettivo del pagamento.
Secondo questa regola, le somme erogate dal datore di lavoro entro il 12 gennaio dell’anno successivo non vengono considerate percepite in quell’anno, ma sono attribuite fiscalmente all’anno precedente.
Di fatto, la legge consente un breve margine temporale aggiuntivo, utile soprattutto quando il pagamento di fine anno slitta per ragioni organizzative o amministrative.
Un esempio chiarisce la portata della norma. Se lo stipendio relativo a dicembre 2025 viene corrisposto entro il 12 gennaio 2026, quel compenso non entrerà tra i redditi del 2026. Sarà, invece, trattato come reddito 2025, dovendo comparire nel Modello 730/2026 insieme alle altre somme effettivamente incassate durante l’anno solare.
Un principio applicabile anche ai redditi assimilati
Il principio cassa allargato non riguarda soltanto i rapporti di lavoro dipendente. La disciplina, infatti, si estende anche ai redditi che la normativa equipara al lavoro subordinato, come quelli derivanti da collaborazioni coordinate e continuative.
In questi casi, se il pagamento avviene entro i primi dodici giorni del nuovo anno, il compenso non viene agganciato alla data dell’incasso, ma resta legato all’anno in cui la prestazione è maturata. Anche qui la finalità è evitare che minimi scostamenti temporali incidano sull’imposizione fiscale.
Gli effetti pratici sulla compilazione della dichiarazione
La presenza di questa eccezione comporta una maggiore attenzione nella fase di predisposizione della dichiarazione dei redditi.
Non è sufficiente controllare il giorno in cui il pagamento è stato ricevuto: occorre verificare anche se rientra o meno nella finestra temporale speciale prevista dalla norma.
Una corretta attribuzione del reddito all’anno giusto è essenziale per evitare errori che possono generare sanzioni o richiedere successivi correttivi, con conseguente perdita di tempo e possibili aggravi.
L’Agenzia delle Entrate, nell’elaborare la dichiarazione precompilata, incorpora già questo meccanismo grazie ai dati trasmessi dai sostituti d’imposta. Tuttavia, la responsabilità ultima rimane in capo al contribuente, soprattutto quando si ricevono redditi non standard o quando vi sono situazioni che non seguono i flussi comunicativi tipici.
Ad ogni modo il problema non si pone così difficoltoso in quanto nella Certificazione Unica che il datore di lavoro rilascia al lavoratore già risulta applicato anche il principio di cassa allargato. E si ricorda che Certificazione Unica è il documento che attesta i redditi da lavoro dipendente (e assimilati) percepiti nell’anno d’imposta di riferimento.
Principio di cassa: perché comprendere la disciplina è fondamentale
Conoscere il funzionamento del principio di cassa e del principio cassa allargato permette di gestire in modo corretto e consapevole il proprio rapporto con il fisco. La chiarezza su quali somme debbano essere riferite a un anno piuttosto che a un altro consente di evitare irregolarità e di sfruttare in modo appropriato deduzioni e detrazioni spettanti.
La normativa, pur apparendo tecnica, risponde a un’esigenza semplice: assicurare che l’imposizione fiscale rispecchi fedelmente la reale situazione economica del contribuente, considerando sia la tempistica dei pagamenti sia gli effetti delle eccezioni previste dalla legge.
Riassumendo il principio di cassa ordinario o allargato
- Il principio di cassa considera redditi e spese nel momento dell’effettivo incasso o pagamento.
- Nel 730/2026 vanno inserite solo somme ricevute e spese saldate nel 2025.
- Detrazioni e deduzioni si applicano alle spese effettivamente sostenute nell’anno fiscale.
- Il principio cassa allargato include nei redditi dell’anno precedente pagamenti entro il 12 gennaio.
- La regola vale anche per redditi assimilati, come collaborazioni coordinate e continuative.
- Corretta attribuzione dei redditi evita errori dichiarativi e controlli dell’Agenzia delle Entrate.