A 65 anni, nel 2026, andare in pensione è possibile, ma solo per alcune categorie considerate svantaggiate sotto il profilo sanitario, lavorativo, familiare o reddituale. In questi casi entra in gioco una misura specifica: l’Ape sociale, che consente l’uscita anticipata dal lavoro e che, al momento, è prevista solo fino al 31 dicembre 2026.
Si tratta di uno strumento che spesso genera dubbi, come dimostra il quesito del lettore.
“Buongiorno, mi chiamo Pierpaolo e sono un lavoratore dipendente nel settore commercio. Compio 65 anni il prossimo 30 settembre. Nello stesso mese raggiungo anche 30 anni di contributi. Inoltre, da tre anni mi è stata riconosciuta un’invalidità dell’80%.
Posso andare in pensione sfruttando le agevolazioni previste per gli invalidi?”
Posso andare in pensione a 65 anni? Che percentuale di invalidità serve?
Nel caso specifico, la risposta è sì. Il lettore rientra infatti tra i soggetti che possono accedere all’Ape sociale, in quanto possiede una invalidità superiore al 74%, soglia minima richiesta dalla normativa.
L’Ape sociale è destinata a diverse categorie considerate “fragili” o “vulnerabili”:
- invalidi (con almeno il 74% di invalidità);
- disoccupati;
- caregiver;
- addetti a lavori gravosi.
Il lettore rientra pienamente nella categoria degli invalidi e, quindi, può beneficiare della misura.
Ape sociale invalidità, ecco come funziona
Per accedere all’Ape sociale come invalido, sono richiesti:
- almeno 63 anni e 5 mesi di età;
- almeno 30 anni di contributi.
Nel caso in esame, entrambi i requisiti risultano soddisfatti: il lettore compie 65 anni e raggiunge i 30 anni di versamenti, oltre ad avere un’invalidità dell’80%.
Va inoltre chiarito un aspetto importante: l’Ape sociale può essere richiesta anche prima dei 65 anni, già a partire da 63 anni e 5 mesi, se i contributi sono già stati maturati.
Tuttavia, è fondamentale conoscere le caratteristiche della misura. L’Ape sociale:
- è una indennità ponte, non una vera pensione;
- non prevede tredicesima;
- non include maggiorazioni sociali né assegni familiari;
- non è soggetta a rivalutazione annuale;
- ha un importo massimo di 1.500 euro lordi al mese;
- non è compatibile con attività lavorative, salvo il lavoro autonomo occasionale entro 5.000 euro annui.
Per il lettore, quindi, l’Ape sociale rappresenta una soluzione concreta per uscire dal lavoro già a 65 anni, accompagnandolo fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia a 67 anni.