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Pensioni e mercati: la nuova frontiera del welfare pubblico

Il mantenimento di un welfare generoso, comprensivo delle pensioni pubbliche, può passare dai mercati finanziari.
14 Maggio 2026
Mercati e welfare, pensioni salve grazie alla borsa?
Mercati e welfare, pensioni salve grazie alla borsa? © Investireoggi.it

Se l’Intelligenza Artificiale rimpiazzerà gran parte del lavoro umano nei prossimi decenni, avrà ancora senso legare le pensioni ai contributi previdenziali versati durante le carriere professionali o rischiamo per questa via di restringere il welfare a pochi fortunati ed escludere una larga fetta della popolazione? E se la soluzione fosse di puntare sui mercati finanziari? Domande considerate tabù sul piano politico fino a pochissimi anni fa, mentre adesso stanno diventando oggetto di riflessione e interventi dei governi. Declino demografico, bassa crescita e invecchiamento della popolazione stanno diventando un mix esplosivo per la sostenibilità dello stato sociale come lo abbiamo creato e conosciuto in Europa nel secolo scorso.

Mercati e welfare: caso pensioni in Germania

In Germania è scontro nel governo sulla proposta del cancelliere Friedrich Merz di sostenere in futuro parte delle pensioni ricorrendo ai mercati. Investimenti pubblici iniziali per 10 miliardi di euro, così da ritrovarsi nel lungo termine con almeno 250 miliardi a disposizione per il sistema previdenziale tedesco. Da sinistra eccepiscono il rischio di legare le sorti del welfare alla volatilità delle borse. Il tema non si può liquidare così in fretta come vorrebbero i detrattori. La questione è seria: se vogliamo una rete di protezione sociale resiliente anche per i prossimi decenni, serve creare oggi le condizioni per renderla sostenibile. Altrimenti, moriremo di ideologia.

Ci sono già diversi stati ad avere implementato quanto vorrebbe fare Merz in Germania. I casi più noti sono Norvegia, Singapore, Canada e Regno Unito. Eclatante la prima. Dispone di un fondo sovrano alimentato dalle entrate petrolifere e che oggi vale più di 2.260 miliardi di dollari.

Un importo ancora più immenso, se rapportato ai 5,5 milioni di abitanti scandinavi. Formalmente, si tratta di un fondo pensionistico. I lavoratori norvegesi sarebbero in una botte di ferro. La garanzia per quando andranno in quiescenza è stata loro offerta dagli investimenti sui mercati finanziari negli ultimi 30 anni. Oslo ha osato e i risultati sono arrivati molto rapidamente.

Rendimenti in borsa di lungo periodo

I dati non mentono. La borsa americana ha reso nell’ultimo trentennio la media del 10-11% all’anno (in euro). Se avessimo investito in essa 10.000 euro (somma equivalente in lire) nel 1996, oggi avremmo un capitale di 180.000 euro. Ha fatto molto peggio l’Europa con un rendimento medio annuo dell’8%. Su 10.000 euro investiti, avremmo oggi 80.000 euro. In ogni caso, meglio di tenerli sotto il materasso come fa lo stato con i contributi previdenziali. Questi servono esclusivamente per pagare le pensioni di oggi, con il risultato che chi li versa, perde i benefici offerti dai mercati.

Investimenti pubblici: cercasi risorse

E se lo stato investisse sui mercati a beneficio del welfare nel suo complesso e delle pensioni future nello specifico? E con quali soldi? I bilanci statali sono quasi tutti in deficit, ossia registrano entrate inferiori alle spese. E mentre le prime tendono a ristagnare con la bassa crescita, le seconde aumentano per la crescente domanda di servizi di una popolazione sempre meno giovane.

Le soluzioni possibili per ovviare a tale problema esistono. In mancanza di petrolio e gas, non potremmo replicare il modello norvegese, né quello saudita, ecc.

I governi potrebbero attingere ad entrate extra una tantum per finanziare questo schema. Ad esempio, vincolando i proventi delle privatizzazioni o altre voci del bilancio. In alternativa, potrebbero sfruttare eventuali surplus contributivi. Potrebbero persino emettere titoli di stato a tale scopo. Sarebbe ulteriore debito, ma avrebbe un senso se il rendimento atteso dagli investimenti superasse il costo sostenuto. Ad esempio, il Tesoro italiano raccoglierebbe 10 miliardi di euro a lungo termine al tasso annuo del 4% e li investirebbe sui mercati con un rendimento atteso del 9%. Il costo di 400 milioni sarebbe più che compensato dai 900 milioni tra plusvalenze e cedole.

Pensioni e welfare: differenza tra mercati USA ed Europa

Tra l’altro, la distanza tra mercati europei e USA in termini di crescita risiede in grossa parte proprio nei maggiori investimenti effettuati dalle famiglie americane tramite fondi pensione. Gli asset di questi a fine 2025 valevano 49.100 miliardi di dollari, circa 1,5 volte il Pil. In Italia, al 31 marzo scorso ammontavano a 262,6 miliardi di euro, meno del 12% del Pil. Un sistema eccessivamente concentrato sul pilastro pubblico quello europeo (con eccezioni come i Paesi Bassi), a sua volta impostato sulla “solidarietà intergenerazionale” pensata ai tempi in cui le economie erano in pieno sviluppo e c’era il boom delle nascite con ancora pochi anziani da sostenere.

I mercati salveranno le pensioni europee e l’intero welfare? Il dibattito resta ad oggi divisivo, in quanto soggetto alle pregiudiziali ideologiche. In un futuro ormai molto vicino, entreremo probabilmente in una dimensione di realismo e dettata dall’urgenza di offrire risposte a cittadini confusi e quasi rassegnati a una perdita progressiva di benessere. Intervenire sulla previdenza con soluzioni efficaci avrebbe benefici anche sull’oggi. I consumi delle famiglie crescono col freno a mano per l’incertezza futura. Una loro ripartenza a fronte di aspettative più ottimistiche rilancerebbe la crescita del mercato domestico e innescherebbe un circolo economico virtuoso. Prima di tutto, però, serve che la politica trovi il coraggio di prendere in mano il dossier nell’ottica di una lungimiranza assente negli ultimi decenni.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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