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Oggi: 23 Lug, 2026

Pensioni in Italia, il divario comincia in busta paga e si allarga dopo il pensionamento

Dietro i nuovi numeri delle pensioni in Italia emerge una frattura profonda: carriere diverse producono assegni e prospettive distanti
23 Luglio 2026
pensioni in Italia
Foto © Investireoggi

Le pensioni in Italia restano uno dei temi più delicati per famiglie, lavoratori e conti pubblici. I dati più recenti, pubblicati dall’Osservatorio sul monitoraggio dei flussi di pensionamento del 2025 e primo semestre 2026, mostrano un sistema ampio, dove convivono uscita per età, pensionamento anticipato, invalidità, prestazioni ai familiari superstiti e assegni sociali. Dietro ogni numero, però, ci sono percorsi professionali diversi, carriere discontinue e differenze ancora marcate tra uomini e donne.

Pensioni in Italia: quasi 900 mila nuovi trattamenti nel 2025

Nel 2025 sono partite 892.108 prestazioni, con un valore medio mensile pari a 1.216 euro. Nei primi sei mesi del 2026 gli ingressi registrati sono stati 417.061, mentre la media economica è salita a 1.264 euro.

Il confronto diretto richiede prudenza: il dato del 2025 comprende anche pratiche definite successivamente, purché riferite a una decorrenza dello stesso anno; quello del 2026, invece, fotografa soltanto le domande concluse entro il 2 luglio.

Questa differenza temporale può modificare il quadro. Un volume più basso nel semestre non indica automaticamente una frenata delle uscite dal lavoro, perché molte posizioni possono essere ancora in istruttoria. Nel 2025, le pensioni di vecchiaia sono state 283.720, quelle anticipate 213.882, le prestazioni per invalidità 62.227 e quelle ai superstiti 233.169.

Vecchiaia e anticipo: due strade con effetti molto diversi

La pensione di vecchiaia rappresenta l’accesso ordinario legato all’età e alla contribuzione. Il riferimento centrale resta l’articolo 24 del decreto-legge 201/2011, convertito dalla legge 214/2011, che ha ridisegnato requisiti e adeguamenti alla speranza di vita. Per molte persone, però, l’uscita anticipata continua a essere decisiva, nei lavori iniziati in giovane età.

Nel primo semestre 2026 risultano 132.039 trattamenti di vecchiaia e 100.356 anticipati. Il rapporto tra le due categorie conferma che una parte consistente dei lavoratori lascia l’attività prima del requisito anagrafico ordinario (oggi fissato a 67 anni).

Ciò accade più spesso nelle carriere lunghe e stabili, tipiche soprattutto degli uomini delle generazioni più anziane. Le donne, invece, incontrano più frequentemente pause contributive dovute a cura familiare, maternità, part-time e occupazioni meno continue.

Il divario di genere nasce molto prima del pensionamento

Il tema delle pensioni in Italia non può essere separato dal mercato del lavoro. Una retribuzione più bassa produce contributi inferiori; un’interruzione prolungata riduce gli anni utili; un impiego a tempo parziale abbassa il montante. La legge 335/1995, che ha introdotto il metodo contributivo, lega direttamente l’assegno alla contribuzione accumulata: per questo le differenze professionali si trasformano in differenze previdenziali.

Le pensioni ai superstiti hanno un peso rilevante: 233.169 nuove prestazioni nel 2025 e 106.927 nel primo semestre 2026. Questa categoria interessa spesso le donne anziane, che mediamente vivono più a lungo e possono aver maturato una posizione personale più debole. Non si tratta soltanto di un sostegno dopo un lutto, ma anche dello specchio di un modello familiare nel quale il reddito principale era spesso quello maschile.

Anche l’assegno sociale merita attenzione: 99.110 nel 2025 e 53.432 nei primi sei mesi del 2026. Sono prestazioni assistenziali, non fondate sui contributi, destinate a chi possiede redditi bassi e rispetta i requisiti previsti dalla legge 335/1995.

Pensioni in Italia: la vera sfida è ridurre le disuguaglianze

Le principali gestioni mostrano la forza del lavoro dipendente: il Fondo pensioni lavoratori dipendenti ha registrato 352.632 nuove prestazioni nel 2025 e 170.245 nel semestre successivo. Seguono il comparto pubblico, gli artigiani, i commercianti, i fondi speciali, i collaboratori e il settore agricolo.

Questi numeri ricordano che le pensioni in Italia non dipendono soltanto dalle regole di uscita, ma dalla qualità dell’intera vita lavorativa. Per ridurre il divario tra uomini e donne servono occupazione stabile, salari più equilibrati, servizi di cura accessibili e una migliore copertura dei periodi dedicati alla famiglia. La discussione previdenziale, quindi, non può fermarsi all’età pensionabile: deve partire da ciò che accade molti anni prima.

Riassumendo

  • Le pensioni in Italia riflettono carriere, contributi e forti differenze tra uomini e donne.
  • Nel 2025 sono iniziate 892.108 prestazioni, con un importo medio mensile di 1.216 euro.
  • Vecchiaia e pensionamento anticipato rappresentano le principali modalità di uscita dal lavoro.
  • Carriere discontinue, part-time e cura familiare penalizzano soprattutto le pensioni femminili.
  • Le prestazioni ai superstiti mostrano la maggiore fragilità economica delle donne anziane.
  • Ridurre le disuguaglianze richiede occupazione stabile, salari equi e servizi familiari accessibili.

Pasquale Pirone

Dottore Commercialista abilitato approda nel 2020 nella redazione di InvestireOggi.it, per la sezione Fisco. E’ giornalista iscritto all’ODG della Campania.
In qualità di redattore coltiva, grazie allo studio e al continuo aggiornamento, la sua passione per la materia fiscale e la scrittura facendone la sua principale attività lavorativa.
Dottore Commercialista abilitato e Consulente per privati e aziende in campo fiscale, ha curato per anni approfondimenti e articoli sulle tematiche fiscali per riviste specializzate del settore.